Pubblicato in: Ven, Ott 11th, 2013

GIOVANI, DALLA TERRA LA RINASCITA

A colloquio con Pantaleo Piccinno, Presidente di Coldiretti Lecce. 

La spina dorsale del Salento è l’olivicoltura, in quanto è presente in novantamila ettari e il sessanta per cento della superficie agricola utilizzata è destinato a uliveto: il futuro del Salento passa pertanto per l’olivicoltura. La stessa considerazione vale per il vino. 

Anche da noi si sta consolidando il fenomeno del biologico soprattutto da parte dei produttori più giovani che sono consapevoli che se le tecniche di coltivazione sono rispettose di ambiente e salute danno più risultati. 

GIOVANI PRIMA

 NUOVI SCENARI/“Se nel passato il posto in banca era uno status symbol da perseguire e rappresentava il massimo della sicurezza, oggi non so se la proposta di un posto in banca a un giovane venga accettata con straordinario entusiasmo”.

Nel 2007 il Dott. Pan­taleo Piccinno è sta­to eletto presidente della Coldiretti, di Lecce, un’organiz­zazione che da sempre si oc­cupa dell’agricoltura, dell’a­limentazione e dei consumi, cercando di incrementare le imprese del settore e tutelan­do piccoli e grandi coltivatori. Uno degli obiettivi primari del­la Coldiretti è quello di poten­ziare lo sviluppo del territorio e dare un valido supporto alle imprese che si interessano di coltura per creare nuove oppor­tunità di espansione e di specia­lizzazione.

Piccinno

Attualmente è costituita da 18 Federazioni regionali, 98 Fe­derazioni provinciali, 765 Uffi­ci di zona e 9.812 sezioni peri­feriche; gli associati gestiscono oltre 568.000 imprese agricole, il 52% di quelle iscritte alle Ca­mere di Commercio. Nutrito ed interessante il bagaglio di espe­rienze ed attività che, tra l’altro, recentemente hanno riguardato la manutenzione di ulivi monu­mentali, l’uso dei prodotti fito­sanitari, i mercati domenicali di campagna amica, la giornata per la custodia del creato. Sul lavoro e la ricaduta economica del settore agricolo nella nostra provincia ne parliamo con Pan­taleo Piccinno…

Da sempre la nostra terra è caratterizzata da tena­ce e feconda coltivazione della campagna. In questo momento di crisi quanto è trainante il lavoro agricolo per noi salentini?

È particolarmente stimo­lante per una serie di motivi: in maniera prospettica perché, considerando gli ultimi dati della Camera di commercio, l’unico export che nel Salento è rimasto sempre a buoni livelli è stato quello dell’agroalimen­tare, per cui ci si sta rendendo conto che gran parte del futuro del benessere sociale ed econo­mico per noi salentini procede­rà proprio mediante l’agroali­mentare.

Ma il lavoro agricolo risulta trainante anche per un motivo meno prospettico e mol­to realistico, nel senso che oc­corre tenere ben presente che, per l’enorme frammentazione della proprietà fondiaria in atto nel Salento, c’è sempre stato e sta ritornando prepotentemente ancora di più il fenomeno dell’ “autoconsumo”. Con un alleg­gerimento delle spese familiari dovute all’autoproduzione, ol­tre che per motivazioni econo­miche anche per la riscoperta del bisogno di riavvicinarsi alla campagna in senso più ampio, con interessanti e ammalianti stili di vita, a contatto con la na­tura, con l’economia reale e con la manualità delle operazioni. E devo dire che questo fenomeno dell’autoproduzione in tempo di crisi molto spesso ha salvato molte famiglie.

Nell’amaro panorama della disoccupazione, una parte rilevante tocca i giovani. Quanto le nuove genera­zioni si stanno avvicinan­do all’agricoltura?

Noi abbiamo un osserva­torio privilegiato e abbiamo tanti giovani imprenditori che si stanno avvicinando al nostro settore con rinnovato impegno, con modi nuovi, con approcci diversi, rispettosi delle tradizio­ni del passato, ma fortemente innovativi anche nel modo di proporsi ai consumatori e alla società. Quindi ci rendiamo conto che, in realtà, l’agricoltu­ra oggi si presenta in modo mol­to interessante, anche perché molti falsi miti sono cessati.

Se nel passato il posto in banca era uno status symbol da perseguire e rappresentava il massimo del­la sicurezza, oggi non so se la proposta di un posto in banca a un giovane venga accettata con straordinario entusiasmo o per lo meno è contento al cento per cento. Nello stesso tempo si sta diffondendo pure una manodo­pera giovanile che avvicina alle aziende, quindi non è vero che l’agricoltura è vecchia e fuori moda, anzi sta ritornando “gio­vane” e sta dando prospettive ai giovani.

La produzione e il commercio agricoli rappresentano una preziosa risorsa per l’economia del territorio. Oltre alla produzione ole­aria e vinicola, quali altri prodotti offrono favorevoli prospettive di mercato?

È chiaro che la spina dor­sale del Salento è l’olivicoltura, in quanto è presente in novan­tamila ettari e il sessanta per cento della superficie agricola utilizzata è destinato a ulive­to: il futuro del Salento passa pertanto per l’olivicoltura. La stessa considerazione vale per il vino, anche se tale produ­zione coinvolge superfici più ridotte, poiché sono interessati concretamente sette/ottomila ettari efficienti; sta conseguen­do grandissimi risultati sia in termini di reddito sia in termini di qualità e di risonanza come territorio.

Ci sono, inoltre, tanti altri settori che potenzialmente possono offrire tanto. Cito dati che dovrebbero far riflettere molto: nel Salento noi produ­ciamo il cinque per cento del latte che consumiamo, quindi è facile immaginare le mera­vigliose possibilità di sviluppo che ci potrebbero essere se ci riappropriassimo della territorialità di certe produzioni. Segnalo anche, per esempio, le nuove frontiere. Abbiamo delle aziende che hanno sviluppato la maricoltura, la pescicoltura in mare aperto addirittura con metodi di allevamento biolo­gico e realizzano produzioni certificate. Si tratta di aziende innovative che hanno investito con coraggio e stanno conse­guendo vantaggiosi risultati.

giovani-vendemmia

Negli ultimi anni si sta svi­luppando nella gente una nuova sensibilità riguardo ai prodotti biologici. Quan­ta attenzione essi hanno da parte dei produttori e dei consumatori locali?

Il fenomeno del biologico sta arrivando nel Sud con un po’ di ritardo rispetto al Setten­trione, dove ormai ha acquisito modalità cospicue. Ma, nono­stante i consumi alimentari si stiano riducendo, quelli biolo­gici tendenzialmente aumenta­no, in controtendenza dei dati generali. Anche da noi questa attenzione si sta consolidando, soprattutto da parte dei produt­tori. Ormai si sta maturando sempre di più la consapevolez­za che quanto più le tecniche di coltivazione sono rispettose dell’ambiente e della salute del consumatore, tanto più danno risultati dal punto di vista im­prenditoriale.

Le normative diventano sempre più particolareg­giate e severe per quanto concerne i disciplinari di produzione, così come diventano sempre più fre­quenti i controlli. La Col­diretti sta promuovendo particolari attività per ac­compagnare gli associati con adeguato aggiorna­mento?

Sì, su questo stiamo pun­tando molto. Riteniamo che la formazione è importantissima e le aziende vanno accompagna­te, perché le imprese agricole non sono più come quelle di trent’anni fa. Oggi tali aziende devono attrezzarsi a saper par­lare almeno una lingua stranie­ra, non solo devono conoscere la tecnologia ma devono avere un approccio mentale molto più aperto e multifunzionale. La formazione, insomma, è impor­tantissima e noi stiamo puntan­do molto su tale obiettivo.

Vi state attivando per mi­gliorare la cultura specifica dei consumatori riguardo all’acquisto dei prodotti che già di per sé presenta­no utili informazioni con le etichette, affinché non sia solo determinante il con­fronto tra i prezzi?

Per quanto concerne l’eti­chettatura, ormai da decenni la Coldiretti si spende sindacal­mente nella maniera più forte, poiché risulta davvero nodale: è proprio fondamentale non per discriminare i prodotti, ma per consentire una reale possibi­lità di scelta da parte del con­sumatore. È facile rilevare che il consumatore con l’acquisto determina la rovina o la fortu­na delle aziende, però, per far questo il prezzo costituisce una leva importante, che però non deve essere l’unica: altrimenti si andrebbe al massimo ribasso con danni che coinvolgerebbero soprattutto per il consumatore. L’etichettatura corretta e so­prattutto facilmente leggibile e comprensibile rappresenta un elemento necessario per la tute­la del consumatore e della liber­tà delle imprese.

Cosa chiede in particolare ai responsabili della cosa pubblica a sostegno dello sviluppo dell’economia del territorio?

Ormai ho il punto della si­tuazione di questi sei anni nei quali ho avuto l’onore di assu­mere questo ruolo di rappre­sentanza istituzionale, ovvia­mente pro tempore perché sono anch’io un imprenditore. In que­sto sessennio, ho costatato che è maturata la consapevolezza da parte degli imprenditori agrico­li ma anche le istituzioni stanno comprendendo che lo sviluppo del Salento deve passare neces­sariamente attraverso un agro­alimentare, che sia di qualità e nello stesso tempo di manteni­mento del sistema ambientale che diventa poi infrastruttura necessaria per attivare altri settori tipo il turismo. Alle isti­tuzioni chiedo che questa con­siderazione sia sposata non in misura parziale o temporanea ma come strategia di sviluppo.

A cura di Alessandro Martena

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti