GIOVANI, DALLA TERRA LA RINASCITA
A colloquio con Pantaleo Piccinno, Presidente di Coldiretti Lecce.
La spina dorsale del Salento è l’olivicoltura, in quanto è presente in novantamila ettari e il sessanta per cento della superficie agricola utilizzata è destinato a uliveto: il futuro del Salento passa pertanto per l’olivicoltura. La stessa considerazione vale per il vino.
Anche da noi si sta consolidando il fenomeno del biologico soprattutto da parte dei produttori più giovani che sono consapevoli che se le tecniche di coltivazione sono rispettose di ambiente e salute danno più risultati.
NUOVI SCENARI/“Se nel passato il posto in banca era uno status symbol da perseguire e rappresentava il massimo della sicurezza, oggi non so se la proposta di un posto in banca a un giovane venga accettata con straordinario entusiasmo”.
Nel 2007 il Dott. Pantaleo Piccinno è stato eletto presidente della Coldiretti, di Lecce, un’organizzazione che da sempre si occupa dell’agricoltura, dell’alimentazione e dei consumi, cercando di incrementare le imprese del settore e tutelando piccoli e grandi coltivatori. Uno degli obiettivi primari della Coldiretti è quello di potenziare lo sviluppo del territorio e dare un valido supporto alle imprese che si interessano di coltura per creare nuove opportunità di espansione e di specializzazione.
Attualmente è costituita da 18 Federazioni regionali, 98 Federazioni provinciali, 765 Uffici di zona e 9.812 sezioni periferiche; gli associati gestiscono oltre 568.000 imprese agricole, il 52% di quelle iscritte alle Camere di Commercio. Nutrito ed interessante il bagaglio di esperienze ed attività che, tra l’altro, recentemente hanno riguardato la manutenzione di ulivi monumentali, l’uso dei prodotti fitosanitari, i mercati domenicali di campagna amica, la giornata per la custodia del creato. Sul lavoro e la ricaduta economica del settore agricolo nella nostra provincia ne parliamo con Pantaleo Piccinno…
Da sempre la nostra terra è caratterizzata da tenace e feconda coltivazione della campagna. In questo momento di crisi quanto è trainante il lavoro agricolo per noi salentini?
È particolarmente stimolante per una serie di motivi: in maniera prospettica perché, considerando gli ultimi dati della Camera di commercio, l’unico export che nel Salento è rimasto sempre a buoni livelli è stato quello dell’agroalimentare, per cui ci si sta rendendo conto che gran parte del futuro del benessere sociale ed economico per noi salentini procederà proprio mediante l’agroalimentare.
Ma il lavoro agricolo risulta trainante anche per un motivo meno prospettico e molto realistico, nel senso che occorre tenere ben presente che, per l’enorme frammentazione della proprietà fondiaria in atto nel Salento, c’è sempre stato e sta ritornando prepotentemente ancora di più il fenomeno dell’ “autoconsumo”. Con un alleggerimento delle spese familiari dovute all’autoproduzione, oltre che per motivazioni economiche anche per la riscoperta del bisogno di riavvicinarsi alla campagna in senso più ampio, con interessanti e ammalianti stili di vita, a contatto con la natura, con l’economia reale e con la manualità delle operazioni. E devo dire che questo fenomeno dell’autoproduzione in tempo di crisi molto spesso ha salvato molte famiglie.
Nell’amaro panorama della disoccupazione, una parte rilevante tocca i giovani. Quanto le nuove generazioni si stanno avvicinando all’agricoltura?
Noi abbiamo un osservatorio privilegiato e abbiamo tanti giovani imprenditori che si stanno avvicinando al nostro settore con rinnovato impegno, con modi nuovi, con approcci diversi, rispettosi delle tradizioni del passato, ma fortemente innovativi anche nel modo di proporsi ai consumatori e alla società. Quindi ci rendiamo conto che, in realtà, l’agricoltura oggi si presenta in modo molto interessante, anche perché molti falsi miti sono cessati.
Se nel passato il posto in banca era uno status symbol da perseguire e rappresentava il massimo della sicurezza, oggi non so se la proposta di un posto in banca a un giovane venga accettata con straordinario entusiasmo o per lo meno è contento al cento per cento. Nello stesso tempo si sta diffondendo pure una manodopera giovanile che avvicina alle aziende, quindi non è vero che l’agricoltura è vecchia e fuori moda, anzi sta ritornando “giovane” e sta dando prospettive ai giovani.
La produzione e il commercio agricoli rappresentano una preziosa risorsa per l’economia del territorio. Oltre alla produzione olearia e vinicola, quali altri prodotti offrono favorevoli prospettive di mercato?
È chiaro che la spina dorsale del Salento è l’olivicoltura, in quanto è presente in novantamila ettari e il sessanta per cento della superficie agricola utilizzata è destinato a uliveto: il futuro del Salento passa pertanto per l’olivicoltura. La stessa considerazione vale per il vino, anche se tale produzione coinvolge superfici più ridotte, poiché sono interessati concretamente sette/ottomila ettari efficienti; sta conseguendo grandissimi risultati sia in termini di reddito sia in termini di qualità e di risonanza come territorio.
Ci sono, inoltre, tanti altri settori che potenzialmente possono offrire tanto. Cito dati che dovrebbero far riflettere molto: nel Salento noi produciamo il cinque per cento del latte che consumiamo, quindi è facile immaginare le meravigliose possibilità di sviluppo che ci potrebbero essere se ci riappropriassimo della territorialità di certe produzioni. Segnalo anche, per esempio, le nuove frontiere. Abbiamo delle aziende che hanno sviluppato la maricoltura, la pescicoltura in mare aperto addirittura con metodi di allevamento biologico e realizzano produzioni certificate. Si tratta di aziende innovative che hanno investito con coraggio e stanno conseguendo vantaggiosi risultati.
Negli ultimi anni si sta sviluppando nella gente una nuova sensibilità riguardo ai prodotti biologici. Quanta attenzione essi hanno da parte dei produttori e dei consumatori locali?
Il fenomeno del biologico sta arrivando nel Sud con un po’ di ritardo rispetto al Settentrione, dove ormai ha acquisito modalità cospicue. Ma, nonostante i consumi alimentari si stiano riducendo, quelli biologici tendenzialmente aumentano, in controtendenza dei dati generali. Anche da noi questa attenzione si sta consolidando, soprattutto da parte dei produttori. Ormai si sta maturando sempre di più la consapevolezza che quanto più le tecniche di coltivazione sono rispettose dell’ambiente e della salute del consumatore, tanto più danno risultati dal punto di vista imprenditoriale.
Le normative diventano sempre più particolareggiate e severe per quanto concerne i disciplinari di produzione, così come diventano sempre più frequenti i controlli. La Coldiretti sta promuovendo particolari attività per accompagnare gli associati con adeguato aggiornamento?
Sì, su questo stiamo puntando molto. Riteniamo che la formazione è importantissima e le aziende vanno accompagnate, perché le imprese agricole non sono più come quelle di trent’anni fa. Oggi tali aziende devono attrezzarsi a saper parlare almeno una lingua straniera, non solo devono conoscere la tecnologia ma devono avere un approccio mentale molto più aperto e multifunzionale. La formazione, insomma, è importantissima e noi stiamo puntando molto su tale obiettivo.
Vi state attivando per migliorare la cultura specifica dei consumatori riguardo all’acquisto dei prodotti che già di per sé presentano utili informazioni con le etichette, affinché non sia solo determinante il confronto tra i prezzi?
Per quanto concerne l’etichettatura, ormai da decenni la Coldiretti si spende sindacalmente nella maniera più forte, poiché risulta davvero nodale: è proprio fondamentale non per discriminare i prodotti, ma per consentire una reale possibilità di scelta da parte del consumatore. È facile rilevare che il consumatore con l’acquisto determina la rovina o la fortuna delle aziende, però, per far questo il prezzo costituisce una leva importante, che però non deve essere l’unica: altrimenti si andrebbe al massimo ribasso con danni che coinvolgerebbero soprattutto per il consumatore. L’etichettatura corretta e soprattutto facilmente leggibile e comprensibile rappresenta un elemento necessario per la tutela del consumatore e della libertà delle imprese.
Cosa chiede in particolare ai responsabili della cosa pubblica a sostegno dello sviluppo dell’economia del territorio?
Ormai ho il punto della situazione di questi sei anni nei quali ho avuto l’onore di assumere questo ruolo di rappresentanza istituzionale, ovviamente pro tempore perché sono anch’io un imprenditore. In questo sessennio, ho costatato che è maturata la consapevolezza da parte degli imprenditori agricoli ma anche le istituzioni stanno comprendendo che lo sviluppo del Salento deve passare necessariamente attraverso un agroalimentare, che sia di qualità e nello stesso tempo di mantenimento del sistema ambientale che diventa poi infrastruttura necessaria per attivare altri settori tipo il turismo. Alle istituzioni chiedo che questa considerazione sia sposata non in misura parziale o temporanea ma come strategia di sviluppo.
A cura di Alessandro Martena


















