Giuliana Perrotta: Oggi città più sicure/I Prefetti, garanti del patto di cittadinanza
DI TUTTO UN PO’
Per quanto riguarda il fronte dell’immigrazione?
I dati in nostro possesso registrano un fenomeno sostanzialmente stabile del flusso di immigrati clandestini. Per quanto riguarda invece l’emergenza nord-Africa, siamo fiduciosi di poter dichiarare conclusa al 28 febbraio la fase dell’accoglienza di persone richiedenti asilo in relazione alle rivoluzioni popolari del Nord Africa, anche se al momento vi sono dei problemi.
L’azione di proposta e attenzione esercitata dalla Prefettura per il territorio ha visto alcuni ambienti più recettivi di altri?
Abbiamo avviato un programma di radicamento e approfondimento di quella che è la cultura nazionale sul territorio. Di fronte al risorgere di spinte autonomiste abbiamo pensato che fosse importante rafforzare la conoscenza e rinsaldare l’adesione ai principi fondanti del nostro stare insieme come nazione.
La nostra Costituzione, definita la più bella del mondo, contiene principi di grande portata, anche ideale: donne e uomini espressione di diverse culture, portatori di visioni del mondo l’una dall’altra profondamente distanti, diedero vita ad una esperienza straordinaria e unica nella storia repubblicana, diedero prova di saper confrontarsi costruttivamente, di saper superare le divisioni, trovando nel dialogo uno strumento di sintesi tra principi apparentemente distanti del cristianesimo , del liberismo e del socialismo, tracciando un percorso che ci avrebbe assicurato un futuro, non certo privo di difficoltà, ma saldamente ancorato ai valori della libertà, della pace, della garanzia dei diritti fondamentali della persona.
Ma , e lo ripeto spesso, il livello di democrazia e di civiltà di un paese non va mai considerata una condizione acquisita in via permanente, è importante rinnovare il patto di cittadinanza, confermando il consapevole e determinato impegno di ognuno di noi, a concorrere con il nostro contributo al superamento delle avversità ed alla costruzione del futuro di questo Paese.
Per questo in occasione delle ricorrenze nazionali della nostra Repubblica abbiamo cercato di favorire una partecipazione che non fosse solo formale, affiancando al cerimoniale ufficiale, pur esso importante e ricco di contenuti simbolici, momenti di condivisione e di approfondimento”.
Sorprende che la percezione dei principi costituzionali sia più pronta fra le nuove generazioni piuttosto che fra quelle mature?
No affatto, i giovani sono più aperti, leali, intransigenti e hanno bisogno di messaggi lineari e coerenti. Spesso gli adulti tendono a predicare bene ma a razzolare male e questo li rende, agli occhi dei giovani meno credibili.
Questa situazione fa parte di un degrado che ha riguardato la nostra vita sociale e politica negli ultimi due decenni?
Non sono sicura che ci sia stato un peggioramento negli ultimi anni: se penso al passato non recente, mi viene in mente il periodo tremendo delle stragi, quando la gente moriva per strada; il periodo del terrorismo, quando in nome di ideali si ammazzava senza alcuna remora; quello di “Mani Pulite” quando negli anni ’90 la magistratura ha messo in luce la corruzione generalizzata in ogni attività pubblica.
La cosa che mi fa più dispiacere, essendo stata educata, come la maggior parte degli italiani, ai principi cristiani, è constatare che tutto questo avvenga nel nostro Paese, costituito da una popolazione profondamente religiosa e che pure è sede del capo della Cristianità.
In che misura i principi cristiani e cattolici guidano l’azione del funzionario dello Stato?
E’ chiaro che il funzionario pubblico è sottoposto allo legge e quindi deve uniformare la sua azione alle norme dell’ordinamento dello Stato ma è indubbio che la nostra cultura sia piena di riferimenti a valori cristiani come ad esempio quello dell’uguaglianza, che è espressione del superamento delle differenze tra poveri e ricchi, quello della solidarietà e della fratellanza.
Ci sono dei valori universali, che sono riconosciuti a livello internazionale come i diritti inviolabili dell’uomo, che sono riconosciuti anche dalla nostra Costituzione. L’azione del Papa di favorire il riconoscimento identitario delle religioni e delle confessioni in principi comuni, volta a porre le basi di una azione universale per il bene dell’umanità, esprime una attualità politica e sociale oggettiva.
A cura di Paolo Lojodice
















