Pubblicato in: Sab, Lug 20th, 2013

Gli apprezzamenti post mortem di Renato Guttuso

L’arte di Geremia Re, pittore dell’aristocrazia. Tra i suoi allievi nella scuola leccese, Nino della Notte, Mino delle Site e Lino Suppressa. Lo colse una morte solitaria e senza sacramenti per la sua appartenenza al Pci.

Figure

Figure, 1942-43, olio tela, Lecce-Museo Prov.le

Il pittore Geremia Re nacque a Leverano nel 1894 dal sarto Francesco e da Antonia Paladini. Nel 1910 si trasferì a Roma per frequentare un corso di sartoria, ma presto decise di frequentare gli studi artistici dedicandosi alla pittura. Nel luglio del 1917 si diplomò presso il Regio Istituto Superiore di Belle Arti e proprio in questi anni fu decisivo il suo incontro con il pittore Armando Spadini.

Fiori

Fiori, 1946 ca., olio tela, Lecce-Museo Prov.le

Geremia partecipò alla Grande Guerra e fu proprio questo un periodo ampiamente documen­tato dai suoi numerosi disegni riportarti sul taccuino, abbozzi carichi di umanità e di spirito di osservazione, caratteristiche che accompagneranno l’arti­sta per tutta la vita. Terminò il suo corso di studi nel 1920 e nello stesso anno partecipò alla prima Biennale Romana. Furono anni d’intensa attività espositiva e di numerosi viaggi, tra questi il più significativo fu quello a Parigi nel 1928, decisivo per la sua formazione artistica.

La caccia

La caccia, 1925 ca.-pastello, Lecce-Coll. Camera Commercio

La permanenza parigi­na gli permise di partecipare al Salon d’Automne e di entrare a contatto con le opere degli impressionisti e di Picasso. Nel 1929 il suo impegno sociale lo portò ad assumere l’incarico di membro della Commissione di Arte e Cultura da parte della Federazione Provinciale di Terra d’Otranto nel P.N.F. e, nell’anno successivo, quella di segretario della sezione provin­ciale del sindacato degli artisti. Geremia nel 1931 fece parte del Direttivo Provinciale di Belle Arti che aveva competen­za sulle tre Province Salentine, insieme a Agesilao Flora, Almo Mercanti, Antonio Mazzotta e Raffaele Giurgo­la.

Maternità

Maternità, 1927, olio tela, Lecce-Museo Prov.le

Nel 1932 fu tra i firmatari di una lettera a Marinetti, che gli permise di schierarsi in favore di uno svecchiamento della cultura locale. Durante la fine degli anni trenta si trasferì a Parma dove insegnò fino al 1943. Geremia in seguito ritornò ad insegnare presso la Scuola d’Arte a Lecce e tra i suoi allievi più dotati ricordia­mo Nino Della Notte, Mino Delle Site e Lino Suppres­sa. Tra le frequentazioni di Geremia Re risaltano i contatti con l’aristocrazia locale che gli consentì di decorare molti palazzi signorili, e gli procurò le commissioni di decine di ri­tratti, tra questi ultimi spicca il Ritratto della Signora Misraki (1923-26). La donna raffigu­rata era la sposa di Giorgio Misraki, magnate statunitense di origine greca, che, nono­stante le sue ascendenze ebree, fu tollerato durante le leggi razziali grazie ai rapporti di amicizia con il gerarca fascista Achille Starace.

Ritratto

Ritratto Della Signora Misraki, 1923-26, pastello-Lecce-Coll. Privata

Geremia morì improvvisamente d’infarto a Lecce il 13 gennaio 1950. Una morte solitaria che lo colse lontano dagli amici e dagli af­fetti familiari, che lo potettero riabbracciare solo nel desolato obitorio. Il giorno successi­vo al decesso vi fu un mesto corteo funebre che si tenne a Leverano, privo di croci poiché al defunto non fu possibile pra­ticare gli ultimi sacramenti e a causa, anche, del ritrovamento di una tessera del Pci. Tra le persone che accompagnarono il feretro si notò la presenza del frate francescano Raffaello Pantaloni, anche lui artista, che seguì il pittore per ultimo, recitando il Santo Rosario. Dopo la morte di Geremia Re, Renato Guttuso commentò: “Visse quasi sconosciuto e solo dopo la sua morte si accorsero che era un pittore tra i migliori del suo tempo”.

Giuseppe Mancarella

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