Grazie Benedetto!/L’Arcivescovo racconta la figura del Papa Emerito…Fratello e Padre
Una fede che, comunque, conosce pure incertezze e prove…
Forse Benedetto XVI ha sofferto molto per malevole e cattive interpretazioni di tanti suoi gesti, di tante sue parole. Ma non si è mai fermato. Ha voluto renderela Chiesapiù bella e più trasparente, affrontando temi delicatissimi, operando, da vero Pastore e da autentico interprete della fede, quei tagli necessari che chiedevano di lasciar trasparirela Chiesatutta pura, senza macchia, senza ruga, come dicela Scrittura.
Possiamo leggere anche in quest’ottica il grande coraggio di Benedetto XVI nel combattere piaghe che purtroppo hanno reso in qualche modo un po’ più rugosa l’immagine della comunità ecclesiale nel mondo di oggi. E oggi la riconsegna con qualche crepa in meno.
A San Giovanni Rotondo, Benedetto XVI ha apprezzato e ammirato il suo intenso rapporto con i giovani: la Visita fu certamente un atto di devozione a Padre Pio, ma può essere riletta altresì come un ringraziamento per il suo atto di obbedienza?
No, assolutamente non è stata un ringraziamento per il mio atto di obbedienza, anche perché il Papa ha preso la decisione di recarsi a San Giovanni Rotondo prima che mi venisse chiesto l’ultimo atto di obbedienza. Certamente, in quell’occasione il Papa, da buon padre, da buon fratello maggiore, credo che abbia capito anche il molto che mi veniva chiesto e con parole proprie solo a “un umile operaio nella vigna del Signore” mi ha rafforzato, mi ha consolato e mi ha dato la garanzia che quanto venivo a fare a Lecce era quello che il Signore mi chiedeva.
Il Papa per due volte mi ha detto: “Grazie per la sua obbedienza, grazie per la sua disponibilità”. Come faccio a non amare questo Papa, così come ho amato il suo predecessore, così come amerò quello che verrà tra qualche giorno. Indubbiamente, abbiamo avuto un rapporto ravvicinato, in tante occasioni, in cui ho avuto prova di come mi scrutava, s’interessava di me, mi ricordava.
Lei ha incontrato diverse volte il Papa: può rammentare un momento particolarmente significativo?
L’esperienza particolarmente notevole è stata l’intera giornata che ho vissuto con lui durantela Visita Pastoralea San Giovanni Rotondo e in particolare, mentre eravamo solo noi due dopo l’incontro citato prima con i giovani, quando il Papa mi ha sorpreso affermando con meraviglia: “Ma, qui le vogliono proprio bene!”. Poi, mi ha guardato, si è fermato ed ha usato quest’espressione: “Comprendo…”, si è fermato ancora, “Grazie per la sua obbedienza”. Un ricordo molto forte e pregnante.
Può accennare ad alcune peculiarità: costanti, ad esempio, i suoi riferimenti biblici…
Davvero egli faceva “parlarela Parola”. Ricordo le tante volte che parlava a braccio, come per esempio durante l’ultimo incontro con le famiglie a Milano, quando disse ai fidanzati: “adesso state gustando il primo vino ma esso è destinato a finire, poi verrà quello buono, il secondo, quello non può finire”.
O acuto nelle intuizioni…
Durante la preparazione degli Orientamenti Cei, “Educare alla Vita Buona del Vangelo”, per due anni noi presuli ci siamo ingegnati, non riuscendo, a trovare una soluzione: egli entrò nell’Assemblea dei Vescovi e parlò, ma a un certo punto posando i fogli iniziò a disquisire sull’educazione, il dialogo, sull’io, sul tu e riuscimmo a individuare i percorsi per le risoluzioni giuste.
Teologo divenuto Papa …
Certamente, abbiamo avuto altri Papi saggi, penso a Leone Magno, ma come egli leggeva la teologia, la interpretava, ciò che riusciva a tirarne fuori su realtà che già erano state approfondite ha dell’incomparabile.















