HABEMUS PAPAM/Il Cardinale Bergoglio diviene Papa Francesco
RICORDANDO L’ANTICO RITO
CINQUANT’ANNI FA, L’ULTIMA INCORONAZIONE PAPALE
Card. Giovanni Battista Re
Fu il Cardinale Protodiacono Alfredo Ottaviani, che cinquant’anni orsono, 30 giugno del ’63, a incoronare per l’ultima volta, un Romano Pontefice. Egli ha con la nostra Città un più stretto legame di quello ricordato nella scorsa puntata del Card. Giovanni Battista Re, che ha presieduto questo Conclave. Infatti, il cennato Porporato romano fu tra noi a fine ottobre del ’53 per l’inaugurazione delle celebrazioni salentine in onore di Papa Innocenzo XII, già nostro Pastore.
Ancor prima di parlare in Cattedrale, fu protagonista la sera innanzi della tornata accademica, dove partecipò anche Francesco Carmelutti, principe del Foro Italiano. E da quel piccolo seme sotterrato nella multisala Massimo di viale Lo Re, non tardò a svilupparsi l’albero ubertoso della nostra Università Salentina. Al mattino di quel 30 giugno sopra ricordato, nella sala del Concistoro, alla prima Loggia del Palazzo Apostolico, si era svolta una toccante cerimonia per la chiesa Ambrosiana: la consegna della Tiara.
In meno di dieci giorni, infatti, un ristretto gruppo di volontari orafi, lavorando ininterrottamente giorno e notte, aveva allestito l’ultimo triregno della storia della Chiesa Romana. Come tutti sappiamo, il 21 giugno innanzi, era stato eletto al quinto scrutinio, nel primo pomeriggio, al soglio del “Maggior Piero”, l’Arcivescovo Montini, Pastore della più grande diocesi del mondo.
Quella Tiara aveva il privilegio non solo di essere più leggera, ma altresì elegante e moderna tipica distinzione pontificia. Non era ricca di tante pietre preziose ma ornata soltanto da tre simboliche corone di diamanti, con tre distinti colori che ricordavano la bandiera della nostra Patria: brillanti, smeraldi e rubini. Erano presenti le più alte cariche della Chiesa e dello Stato.
A nome di tutti prese la parola Gino Cassinis, (gennaio 885 – gennaio 964), sindaco socialdemocratico, già Presidente dell’Accademia dei Lincei e Rettore Magnifico del Politecnico di Milano. A discorso ultimato, le Autorità rimasero in quella sala, mentre rappresentanti qualificati di clero e laicato passarono nella vicina Sala Ducale per un lungo e cordiale colloquio con il loro antico Pastore che si chiuse oltre mezzogiorno.
Incoronazione di Papa Paolo VI
Nel tardo pomeriggio di quella fatidica giornata ebbe inizio in piazza S. Pietro, gremita di fedeli, quest’ultima cerimonia, la prima organizzata tra le braccia del colonnato del Bernini. Per ben tre volte, a distanza ravvicinata, nei pressi dell’Obelisco, il Cerimoniere Pontificio mons. Fattinnanzi, dell’Archivio Storico della Congregazione dei Riti situata ancora a Trastevere, facendo una triplice genuflessione, ricordò al novello Pastore della Chiesa Universale l’inesorabile fine di ogni umana grandezza, e con un triplice bruciare di stoppa pronunciò le fatidiche parole: Beatissimae Pater, sic transit gloria mundi.
Come molti lettori sapranno, quella suggestiva cerimonia non si è più ripetuta, perché alla riapertura conciliare della prima sessione montiniana, lo stesso Pontefice, scendendo dal trono, pose la tiara sull’altare della celebrazione, facendone dono ai poveri dell’India. La acquistò l’Arcivescovo statunitense Francis Joseph Spellman (maggio 1889 – dicembre 1967).
Oggi col suo valore simbolico, quella donazione è esposta nella Basilica dell’Immacolata Concezione di Washington, e, a ben pensare, era costata la stressante fatica di pochi esperti volontari e la spesa di dieci milioni di lire. Tanto ricordiamo a cinquant’anni di distanza in occasione del Conclave che stiamo vivendo in questi giorni.
A mò di conclusione, facciamo memoria brevemente soltanto delle due precedenti incoronazioni del secolo scorso: quella di Pio XII compiuta dal Protodiacono milanese, Camillo Caccia Dominioni, e quella di Giovanni XXIII, effettuata dal Card. Nicola Canali. Il compito del Protodiacono, a Conclave ultimato, è rimasto solo quello di annunciare dalla Loggia centrale del Bernini il nome dell’Eletto.
Per cui ricordiamo ancora tre nomi di Porporati: il Card. Pericle Felici, già ponente nella causa di beatificazione della nostra Luigina Mazzotta, per i due Sommi Pontefici, che hanno assunto il nome di Giovanni Paolo; del Cileno Medina Estevens (Prefetto del Clero) per il nostro ancora Papa Benedetto XVI, e Jean-Louis Pierre Tauran incaricato di annunciare il nuovo Supremo Pastore.
Oronzo De Simone

















