Pubblicato in: Dom, Mag 11th, 2014

I dati dal Censis/Ricchi e Poveri. Alto il rischio di conflitto sociale

I dieci più benestanti del Belpaese guadagnano quanto 500mila operai. E la forbice si allarga sempre di più.

Uno a 500.000. Questo l’inquietante rapporto numerico tra il guadagno di uno dei 10 più ricchi di Italia e 500.000 operai. Le disuguaglianze sociali estreme sono una realtà che non appar­tiene più solo ad alcune società caratterizzate da governi dit­tatoriali o economicamente votate al liberalismo estremo. Sono anche una realtà italiana, il vero male che la corrode. Lo dice a chiare lettere il Censis che specifica: “i dieci uomini più ricchi del Paese dispongo­no di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500mila famiglie ope­raie messe insieme”. I numeri sono impietosi e sintetici. Poco meno di 2mila italiani mem­bri del club mondiale degli ultraricchi, dispongono di un patrimonio complessivo su­periore a 169 miliardi ed è, da questo patrimonio, escluso il valore degli immobili. Sempre in termini numerici: lo 0,003% della popolazione possiede una ricchezza pari a quella del 4,5% della popolazione totale.

La distanza nella ricchezza è cresciuta in questo tempo che doveva essere quello della inclusione e della crescita per tutti. Invece tutto è andato verso una crisi epocale, che farà parlare gli storici. La forbice si è allargata in modo evidente: se negli anni 70/80 il patrimonio di un dirigente era pari a 3 volte quello di un operario, oggi il parametro è quasi raddoppiato, è pari cioè a 5,6 volte. Rispetto a dodici anni fa, i redditi familiari annui degli operai sono diminuiti, in termini reali, del 17,9%, quelli degli impiegati del 12%, quelli degli imprendito­ri del 3,7%, mentre i redditi dei dirigenti sono aumentati dell’1,5%. L’1% dei coloro che guadagnano di più – sono circa 414.000 soggetti – ha avuto reddito netto individuale che è pari a più di 102mila euro. Il valore medio dei redditi netti dei contribuenti italiani non raggiunge i 15mila euro. Inutile sottolineare che neanche la crisi ha scalfito la quota di reddito di chi ha guadagnato di più. Tutto questo si traduce con un calo tra il 2006 e il 2012 dei consumi familiari annui degli operai pari al 10,5%, mentre i consumi di chi è al top hanno registrato solo un -2,4%. Vale riportare il commento dei ricer­catori del Censis: “Distanze già ampie che si allargano, dunque compattezza sociale che si sfa­rina, e alla corsa verso il ceto medio tipica degli anni ’80 e ’90 si è sostituita oggi una fuga in direzioni opposte, con tanti che vanno giù e solo pochi che riescono a salire. In questa situazione è alto il rischio di un ritorno al conflitto sociale”.

Conta

Tra le radici di questa invo­luzione si può senza ombra di dubbio inserire anche il significativo calo della natività. Ma le iniquità sociali di certo non favoriscono una inversione di tendenza. È sempre il Censis a rilevare che “la nascita del primo figlio fa aumentare di poco, rispetto alle coppie senza figli, il rischio di finire in po­vertà (nel primo caso il rischio riguarda l’11,6%, nel secondo caso il 13,1%). Ma la nascita del secondo figlio fa quasi rad­doppiare il rischio di finire in povertà (20,6%) e la nascita del terzo figlio lo triplica (32,3%). Inoltre, avere figli raddoppia il rischio di finire indebitati per mutuo, affitti, bollette o altro rispetto alle coppie senza figli.

E se non bastasse anche l’area geografica di appartenenza ha il suo peso: il rischio di finire in povertà è, per i residenti nel sud è triplo rispetto a quelli del nord: 33,3% contro il 10,7%. e doppio rispetto a quelli del centro (15,5%). Al sud (18%) i residenti hanno anche un rischio quasi doppio di finire indebitati rispetto al nord (10,4%) e di 5 punti percentua­li più alto rispetto a quelli del centro (13%). Questi numeri meritano non una riflessione ma uno stop, da parte di chi ha leve del governo della Cosa Pubblica. E un opportuno ri­pensamento in termini etici da parte di tutti, in special modo di chi ha di più, dell’importan­za di un progresso economico che sia per tutti e non solo per una percentuale bassissima di soggetti a discapito della quasi totalità della società.

Loredana Di Cuonzo

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti