I Laici… Operai nella Vigna, Servi inutili
L’Arcivescovo ha incontrato gli Operatori Pastorali per fare un bilancio di fine anno e guardare con fiducia al futuro.
“Il Papa chiede di dedicarci tutti all’edificazione del Regno di Dio. Ognuno porti il proprio mattone per la costruzione della Chiesa Viva”.
“Quantificare, raccogliere e prevedere, questo appartiene al Signore. Noi possiamo solo controbilanciare un anno che si conclude. Dio sia consolazione”. Con queste parole l’Arcivescovo mons. D’ambrosio ha esordito il 3 giugno scorso nella Parrocchia di Santa Rosa a Lecce di fronte ad una nutrita assemblea di fedeli laici. Proprio come disse lo stesso Gesù: “Stolti e tardi di cuore non sta a voi prevedere e raccogliere i risultati. Questo spetta al Signore”. L’Arcivescovo ha parlato col cuore a tutti gli operatori pastorali presenti che concludevano un anno di formazione spiegando il ruolo del laico nella Chiesa sottolineandone le principali virtù dell’umiltà e del servizio: “Il Signore ci ha invitati nel cenacolo prima della cena, prima di compiere quel gesto lavando i piedi in segno di umiltà e servizio. Gesti d’amore abbelliscono le nostre celebrazioni e la nostra convivialità. Amore che si dona a tutti. Non si può celebrare il mistero della Pasqua se non celebriamo il mistero dell’Amore fra di noi”. Quindi, focalizzandosi sul magistero di Papa Francesco che emerge dall’Esortazione Evangelii Gaudium ha ricordato che siamo tutti chiamati ad andare ad evangelizzare, ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione e sarebbe inadeguato pensare ad uno schema di evangelizzazione portato avanti da attori qualificati in cui il resto del popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni. “Il Papa chiede di dedicarci tutti all’edificazione del Regno di Dio, dando soprattutto speranza. Ognuno porti il proprio mattone per la costruzione della Chiesa viva, Tempio santo di Dio, Regno del Signore tra noi”. Occorre, soprattutto, distinguere che l’evangelizzazione è servizio alla Parola. Un’attenzione particolare tesa al riconoscimento di spazi di corresponsabilità.
Ognuno agisce nella consapevolezza di avere un posto assegnatogli da Dio. E qui l’Arcivescovo rimarca il ruolo del laico quale “servo inutile” discostato dalle gratifiche terrene: “Non dobbiamo peccare di imitazione, né dobbiamo metterci al servizio perché dopo vi sarà un qualche segno di riconoscimento, lo avremo dal Signore, non cercate la ricompensa quaggiù poiché il vero e solo “diploma” lo avrete da Dio. E non lasciatevi scoraggiare, non tutti possono essere diaconi, accoliti o ministri straordinari dell’eucaristia ma tutti dobbiamo lavorare all’edificazione del Regno di Dio. Ciascuno ha il compito di esperire alle varie realtà della Chiesa. Tutti noi cerchiamo nei limiti del possibile di ottemperare il nostro dovere, ma alla fine, a cominciare da me, nessuno, credo, riesca a fare tutto quello che deve. E qui il Signore ci dice: quand’anche aveste fatto tutto quello che dovevate fare dite: siamo servi inutili. Sì, ma servi Suoi non degli uomini. Allora, prima ancora di metterci a servizio, diveniamo consapevoli di avere un Signore che sa amarci e custodirci. Fratelli e sorelle, concludendo il cammino che avete compiuto con tanto impegno, conservate tutte le vostre esperienze di grazia poiché, alla fine, quello che conta più di tutto è che non siamo una Chiesa sonnacchiosa ma viva, che ama essere disturbata e svegliata dal suo torpore, dalla forza dello Spirito che invochiamo ed attendiamo”.
Christian Tarantino
















