I PRIMI 100 GIORNI DI PAPA FRANCESCO
Fratelli e Sorelle Buonasera/Fabio Zavattaro ha raccontato a Lecce l’esperienza di profonda civiltà del nuovo Vescovo di Roma.
“Questa Papa bisogna mostrarlo, dobbiamo far vedere come si muove, come parla con la gente…”
Interessante e molto ricca di contributi è stata la presentazione che si è svolta Lunedì 24 giugno alle ore 19 nella splendida cornice del Chiostro del Seminario Antico sito in Piazza Duomo a Lecce del libro – “Fratelli e Sorelle, buona sera! – La vita, le parole e le opere di Papa Francesco” – scritto dal Vaticanista Rai Fabio Zavattaro.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito degli eventi organizzati nell’Anno della Fede dall’Associazione culturale IterArte. Un tentativo decisamente riuscito quello del dott. Fabio Zavattaro di raccontare i primi cento giorni di Pontificato di Papa Francesco. Un pontificato contraddistintosi fin da subito come il pontificato dei gesti, dei sorrisi, degli sguardi intensi. Il primo gesto che vale più di tanti discorsi è stato la scelta del nome Francesco, nome mai scelto prima in duemila anni di storia della Chiesa.
San Francesco: l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che custodisce il creato. Il secondo gesto significativo, ricordato dal vaticanista, e che è impresso nella memoria di tutti è quello compiuto la sera stessa dell’elezione il 13 marzo quando Francesco invita la folla di fedeli che gremiva Piazza San Pietro di chiedere a Dio la “benedizione per il suo vescovo” chinando il capo per qualche momento vissuto da tutti in un clima di “rumoroso silenzio”.
Uno stile proprio dell’uomo, del Vescovo Jorge Mario Bergoglio già distintosi a Buenos Aires per la sua completa dedizione ai poveri che vivono nelle favelas. Uno stile che dimostra la personalità di questo Pontefice che con i suoi gesti semplici che rifuggono l’esaltazione ma densi di significato vuole essere partecipe quasi fisicamente dei disagi e delle sofferenze fisiche, sociali della gente. Una comunicazione però non fatta solo di gesti ma anche di parole dense di senso, sottolinea ancora Zavattaro, espresse secondo lo stile gesuitico, ordine religioso al quale apparteneva il nuovo Papa.
Degne di nota sono infatti le tre parole rivolte per esempio ai giovani la Domenica delle Palme: croce, gioia, giovani che costituiscono il programma della vita del cristiano. Come non ricordare i tre verbi sui quali il nuovo Pontefice ha sviluppato l’Omelia nella “Missa pro Ecclesia” celebrata con i Cardinali elettori nella Cappella Sistina il giorno dopo l’elezione: Camminare, Edificare, Confessare. Questi verbi costituiscono la vera missione della Chiesa.
Un’altra tematica fondamentale emersa nella discussione di ieri sera con l’illustre ospite è la continuità che emerge tra il Pontificato di Francesco e quello dei Pontefici precedenti. Una continuità sottolineata dal dott. Zavattaro che parte da Giovanni XXIII, passa per Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI circa la lotta contro l’antisemitismo, lo stile di vita sobrio seppur espresso in modalità differenti dai diversi Pontefici.
La continuità dell’unico Magistero di Cristo è infatti dono dello Spirito Santo. Un altro dei contenuti centrali emersi in questi primi cento giorni di Pontificato è il tema della misericordia, Cristo che a detta di Papa Francesco “mai si stanca di perdonare” è il “nostro avvocato che ci difende sempre.
Siamo noi, piuttosto, che ci stanchiamo di chiedere il perdono”. Alla domanda su cosa bisogna aspettarsi dai prossimi atti del Pontificato di Papa Francesco, la risposta di Zavattaro è emblematica e riassume davvero i primi cento giorni di pontificato del nuovo Pontefice: “Se la rivoluzione di Benedetto XVI è stata una rivoluzione più silente e culturale, quella di Francesco è e sarà una rivoluzione fatta di gesti e di parole, di semplicità e di profondità”.
Simone Stifani

















