Spiagge del Salento: se la costa si sbriciola
Quali sono state le altre modalità con cui l’uomo ha danneggiato l’ambiente incentivando la corrosione delle coste?
Gli scarichi di tipo urbano effettuati nel mare hanno comportato un peggioramento della qualità delle acque, con conseguente arretramento della foresta di posidonia oceanica. Quest’ultima è una pianta marina – graminacea, per l’esattezza – che cresce come una foresta di grano, con elevatissima densità e foglie nastriformi, costituendo una barriera in grado di arrestare fino al 90% della forza delle onde sulle coste. Polmone marino e nursery per molte specie animali, la posidonia implica la sopravvivenza del Mediterraneo stesso, distrutta da alcune pratiche di pesca che prevedono l’uso di bombe, o ad esempio la pesca a strascico sottocosta. Non a caso questo habitat è protetto dall’Unione Europea. Un ulteriore danneggiamento provocato da noi è la rimozione di materiali detritici dalle foci dei fiumi per ricavare materiale da costruzione: l’acqua, immettendosi in mare con una maggiore forza, fa sì che anche i movimenti marini siano più forti contribuendo alla distruzione delle foreste di posidonia.
Che cosa pensa degli interventi di salvaguardia delle coste che prevedono l’uso di barriere, artificiali o naturali?
Questi interventi di barriera non eliminano il problema dell’erosione, ma lo spostano altrove provocando danni a monte e a valle della linea di costa. Non è così che si può sperare di arginare o modificare le forze idrodinamiche del mare.
E per quanto concerne i ripascimenti?
Anche i ripascimenti proposti come soluzioni all’avanguardia sono soltanto palliativi, perché quando spostiamo grandi masse di materiali detritici da un luogo all’altro dobbiamo tener conto della provenienza e dell’arrivo dei detriti, della compatibilità tra i luoghi e dei danni che possiamo provocare in entrambe le zone. Gli interventi fatti adesso sull’Adriatico sono illegali. Ho avuto modo di vede ruspe che di notte tolgono sabbia dalle dune per metterla sulle spiagge e garantire un lido sabbioso ai turisti estivi. Un’altra operazione non permessa, a meno di rare concessioni, è l’auto-ripascimento, praticato sempre di notte: si butta a mare un sommozzatore che preleva con un’idrovora la sabbia dal fondale e la colloca sulla spiaggia: questo aumenta la profondità marina e quindi la forza delle onde che arrivano sulla costa, sgretolandola.
Ci impelaghiamo dunque in un circolo vizioso…
Boero diceva a buon diritto che avremmo dovuto costruire a 3 km dalle coste. Siamo stati distruttivi come le cavallette a utilizzare, quando avremmo dovuto utilizzare il paesaggio naturale come un bene unico e non trattarlo come qualcosa di cui avere paura o peggio da rovinare per una nostra comodità momentanea. Manca l’idea di un benessere a lungo termine da garantire anche alle generazioni future.
Cosa si può fare allora, per risolvere la situazione?
Credo non ci sia soluzione per riparare oggi ai danni fatti in passato. Ogni inverno sulle testate giornalistiche, quando c’è una forte mareggiata, tornano alla carica tutti gli operatori del settore, danneggiati dall’azione della natura, ma il problema è che è stata danneggiata la natura stessa, quel bene che se trattato correttamente sarebbe divenuto esso stesso remunerativo. Per evitare di peggiorae il tutto si può solo impedire qualunque ulteriore costruzione nelle vicinanze delle coste, e far sì che eventualmente vengano prese in affitto o acquistate tutte quelle case, già realizzate al ridosso del mare, magari rimaste sfitte o disabitate per costi eccessivi.















