Pubblicato in: Sab, Apr 13th, 2013

Spiagge del Salento: se la costa si sbriciola

Quali sono state le altre modalità con cui l’uomo ha danneggiato l’ambiente incentivando la corro­sione delle coste?

Gli scarichi di tipo urbano effettua­ti nel mare hanno comportato un peg­gioramento della qualità delle acque, con conseguente arretramento della fo­resta di posidonia oceanica. Quest’ul­tima è una pianta marina – gramina­cea, per l’esattezza – che cresce come una foresta di grano, con elevatissima densità e foglie nastriformi, costituen­do una barriera in grado di arrestare fino al 90% della forza delle onde sulle coste. Polmone marino e nursery per molte specie animali, la posidonia im­plica la sopravvivenza del Mediterra­neo stesso, distrutta da alcune pratiche di pesca che prevedono l’uso di bom­be, o ad esempio la pesca a strascico sottocosta. Non a caso questo habitat è protetto dall’Unione Europea. Un ulteriore danneggiamento provocato da noi è la rimozione di materiali de­tritici dalle foci dei fiumi per ricavare materiale da costruzione: l’acqua, im­mettendosi in mare con una maggiore forza, fa sì che anche i movimenti ma­rini siano più forti contribuendo alla distruzione delle foreste di posidonia.

Che cosa pensa degli interventi di salvaguardia delle coste che pre­vedono l’uso di barriere, artificiali o naturali?

Questi interventi di barriera non eliminano il problema dell’erosione, ma lo spostano altrove provocando danni a monte e a valle della linea di costa. Non è così che si può sperare di arginare o modificare le forze idrodi­namiche del mare.

E per quanto concerne i ripasci­menti?

Anche i ripascimenti proposti come soluzioni all’avanguardia sono soltan­to palliativi, perché quando spostiamo grandi masse di materiali detritici da un luogo all’altro dobbiamo tener conto della provenienza e dell’arrivo dei detriti, della compatibilità tra i luoghi e dei danni che possiamo provocare in entrambe le zone. Gli interventi fatti adesso sull’Adriatico sono illegali. Ho avuto modo di vede ruspe che di notte tolgono sabbia dalle dune per metterla sulle spiagge e garantire un lido sab­bioso ai turisti estivi. Un’altra opera­zione non permessa, a meno di rare concessioni, è l’auto-ripascimento, praticato sempre di notte: si butta a mare un sommozzatore che preleva con un’idrovora la sabbia dal fondale e la colloca sulla spiaggia: questo aumenta la profondità marina e quindi la forza delle onde che arrivano sulla costa, sgretolandola.

Ci impelaghiamo dunque in un cir­colo vizioso…

Boero diceva a buon diritto che avremmo dovuto costruire a 3 km dal­le coste. Siamo stati distruttivi come le cavallette a utilizzare, quando avrem­mo dovuto utilizzare il paesaggio natu­rale come un bene unico e non trat­tarlo come qualcosa di cui avere paura o peggio da rovinare per una nostra comodità momentanea. Manca l’idea di un benessere a lungo termine da ga­rantire anche alle generazioni future.

Cosa si può fare allora, per risolve­re la situazione?

Credo non ci sia soluzione per ri­parare oggi ai danni fatti in passato. Ogni inverno sulle testate giornalisti­che, quando c’è una forte mareggiata, tornano alla carica tutti gli operatori del settore, danneggiati dall’azione del­la natura, ma il problema è che è stata danneggiata la natura stessa, quel bene che se trattato correttamente sarebbe divenuto esso stesso remunerativo. Per evitare di peggiorae il tutto si può solo impedire qualunque ulteriore costruzio­ne nelle vicinanze delle coste, e far sì che eventualmente vengano prese in affitto o acquistate tutte quelle case, già realiz­zate al ridosso del mare, magari rimaste sfitte o disabitate per costi eccessivi. 

Pages: 1 2 3 4 5 6 7

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti