I Testimoni di Otranto/Laici salentini, martiri con Cristo
Nell’Anno della Fede/Iscritti nell’albo dei Santi della Chiesa Universale.
Insegnano la Bellezza dell’essere cristiani
L’imminente canonizzazione dei Beati Antonio Primaldo e Compagni, Martiri di Otranto, intrepida ed eroica testimonianza comunitaria di fede, s’incastona nel percorso, in atto da parte di tutta la Chiesa, dell’Anno della fede, voluto dal lungimirante Papa emerito Benedetto XVI nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del concilio Vaticano II.
È stato motivo ispiratore e costante del pontificato di Benedetto XVI ribadire alla Chiesa “l’esigenza di riscoprire il cammino della fede”. Egli, già nell’omelia della Santa Messa per l’inizio del suo ministero petrino (24 aprile 2005), affermava: “La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza” (AAS 97 (2005), 710).
Traiettoria questa che Egli ha con forza ribadito nell’indire e nell’avviare l’Anno delle fede: “Anche oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede” (Porta Fidei, 7).
In tale preciso orizzonte pastorale la Chiesa di Otranto ha avuto nei suoi Martiri del 1480 uno specifico riferimento, vedendo in Essi pienamente riflesse ed immediatamente riscontrabili le parole del Santo Padre: “Per fede i martiri donarono la vita, per testimoniare la verità del Vangelo che li aveva trasformati e resi capaci di giungere fino al dono più grande dell’amore con il perdono dei propri persecutori” (l.c.,13).
Il recente definitivo pronunciamento pontificio in merito al martirio cristiano e alla santità dei circa Ottocento Idruntini conferma e sancisce la certezza che la Chiesa di Otranto da sempre ha avuto riconoscendo e venerando i caduti sul Colle della Minerva Santi e Martiri della fede.
Per tale storica ricorrenza ecclesiale, il Pastore dell’Arcidiocesi Idruntina mons. Donato Negro, nella solennità della Pasqua di Risurrezione (31 marzo 2013) nella lettera per la Canonizzazione dei Martiri “I loro nomi sono scritti nei cieli”, ha esortato la Comunità diocesana a mettersi “alla scuola dei Santi Testimoni di Otranto” scorgendo “nella loro storia il riflesso del Vangelo” per comprendere “cosa dicono e insegnano a noi, uomini e donne del XXI secolo” (p.13).
L’evento otrantino del 1480-81, ed in particolare il martirio cristiano degli Ottocento, è la pagina storica di massima rilevanza non solo per la Città e la Chiesa di Otranto, ma per tutte le Comunità civili ed ecclesiali dell’intera Terra d’Otranto e della Puglia, molte delle quali coinvolte nella fase più aspra e diretta dello scontro bellico, inizialmente nella difesa della Città e, dopo la sua conquista da parte delle forze ottomane, per la sua liberazione (10 settembre 1481).















