Ici/Imu – No Profit: Non è giusto pagare
Perché è opportuno distinguere le diverse attività soggette a tassazione a proposito delle attività ecclesiali?
Giustamente sulla questione dell’ “esenzione dall’imposta Ici/Imu di cui beneficiano gli enti non commerciali”, il governo si è mosso con criteri tecnici, anche se il dibattito ha rischiato talora di avvitarsi, concentrandosi sullo slogan che “la Chiesadeve pagare l’Ici”: le norme ovviamente valgono per tutti. In pratica, bisogna mettere ordine, ma, come ha riconosciuto un ministro, “l’importante è che non si penalizzi il vero no profit nel rendere operativa una norma su cui l’accordo è così ampio”. Sarebbe risultato infatti, del tutto contraddittorio colpire le istituzioni della sussidiarietà , soprattutto in tempi come questi.
Ma in quest’ottica, si avverte soprattutto un obbligo di entrare in linea con le norme europee?
Come ha spiegato anche il giurista Giuseppe Dalla Torre, il principio, già esistente nel nostro ordinamento , da tenere presente è quello di distinguere tra enti e attività profit e no profit. La questione insomma non è “far pagare l’Ici alla Chiesa”, che peraltro già la paga secondo le norme correnti. Si tratta piuttosto di chiarire le norme in ordine alla concorrenza. Proprio con l’occhio rivolto a Bruxelles, perché, piaccia o no, l’Europa è ormai un riferimento obbligato di molte delle scelte di politiche pubbliche.
Allora, l’esenzione Ici è dunque vantaggiosa per gli enti no profit che non potrebbero farsi carico di altri servizi onerosi materialmente e moralmente?
Di certo, neppure quelle (esigue) forze che pure ripetono vecchi slogan si guardano bene dal sostenere la necessità o l’opportunità di tassare le istituzioni educative e caritative. Che invece è interesse di tutti sostenere e promuovere, per il bene comune.















