Il 2012 – Bilancio di un Anno/Salento in grigio: la crisi raccontata dai giornali locali
Si è andata allargando di giorno in giorno vistosamente la sacca di povertà e di sofferenza, l’area dell’emarginazione. I debolissimi segnali di crescita in alcuni settori emergenti (turismo e green economy) non hanno né possono segnare un’attenuazione degli effetti della crisi nei settori tradizionali. E’ ormai del tutto evidente che per recuperare nel turismo, in modo stabile, 700 posti di lavoro persi all’Adelchi ci vorranno anni e anni di crescita sostenuta. Emerge così un contrasto netto tra la realtà quotidiana di chi vive in questa terra e l’immagine sempre più positiva (per fortuna, perché l’immagine positiva rappresenta un’importante infrastruttura immateriale) che il Salento ha al di fuori dei propri confini.
La risposta delle classi dirigenti territoriali non è stata sempre all’altezza della situazione. Certo, è illusorio pensare che la crisi del Salento, o della Puglia, o del Sud possa essere affrontata e risolta con misure e politiche esclusivamente territoriali. Pur tuttavia, sono mancati gli interventi che potevano e dovevano essere presi. Il lungo elenco di opere pubbliche e infrastrutture progettate, finanziate e cantierabili è rimasto anche quest’anno sulla carta. E sappiamo quanto importante sia l’immissione di liquidità nel sistema in una crisi recessiva che è soprattutto una crisi di domanda di consumi e investimenti.
Le elezioni amministrative, che hanno portato al rinnovo di molti Consigli comunali nel 2012, tra i quali anche quello del capoluogo, non sono state caraterizzate da una grande battaglia di idee, da un confronto serrato tra progetti. Un’occasione mancata per alzare lo sguardo verso l’orizzonte e ragionare su ciò che questa terra potrà essere tra quaranta-cinquant’anni. Le generazioni adulte, anche qui nel Salento e nell’area jonica, hanno contratto un debito verso le future generazioni: abbiamo ricevuto dai nostri padri e dai nostri nonni una terra migliore di quella che stiamo consegnando ai nostri eredi. E’ ancora possibile, perché ci sono qui grandi e non sfruttate potenzialità, onorare questo debito e risarcire i giovani di ciò che abbiamo loro tolto giorno dopo giorno.
E’ ancora possibile, partendo dal territorio, scongiurare lo “tsunami demografico” previsto dalla Svimez con la fuga dei nostri giovani verso altri mondi e la desertificazione del Sud e delle nostre terre. Dipende da noi, dalle scelte che compiamo oggi, dalle idee e dai progetti che riusciamo a mettere in campo. Dipende dalla nostra capacità di guardare e scommettere sul futuro con fiducia. E’ una sfida storica. Giocarsela e vincerla potrebbe dare un senso alla vita di un’intera generazione. Il 2013 è già cominciato. Avanti, affrontiamolo senza paura.
Claudio Scamardella
Direttore Nuovo Quotidiano di Puglia
L’ANNO DELLA POLITICA LOCALE
IL TRIONFO DI PERRONE E IL MINIMO STORICO DELLA SINISTRA
Il gran rifiuto della Poli: “Non ci sono più culture di riferimento o appartenenze”
Un anno fortunato, il 2012, per Paolo Perrone. Perché di essere confermato sindaco di Lecce con la percentuale più alta d’Italia, tra i capoluogo di provincia al voto il 6 e 7 maggio, probabilmente non se l’aspettava neppure lui. Perrone, 45 anni, è rimasto saldamente ancorato alla poltrona più importante di Palazzo Carafa con la percentuale “bulgara” del 64,6% dei consensi.
Un largo risultato che, conseguentemente, ha finito per ridimensionare il centrosinistra di Loredana Capone, sceso al suo minimo storico in città: 25,7 per cento. Si sono dovuti accontentare delle briciole, invece, gli altri quattro aspiranti sindaco: Luigi Melica (Udc-Uniti per Lecce) al 4,6 per cento; Maurizio Buccarella (Movimento 5 Stelle) al 4,2 per cento; Antonio Capone (Verso Lecce) allo 0,6 per cento; e Andrea Valerini (Alternativa comunista) allo 0,3 per cento. Uno di questi ultimi quattro, però, una bella rivincita se l’è presa proprio nei giorni scorsi. Dal 3 al 6 dicembre si sono celebrate le primarie on line dei seguaci di Beppe Grillo in Puglia.
E, all’esito delle consultazioni interne, proprio Maurizio Buccarella è risultato il più votato nella nostra regione e sarà capolista del Movimento 5 Stelle al Senato. Come dire che l’avvocato 48enne leccese può già considerarsi un parlamentare a Palazzo Madama. Stesso discorso per un altro giovane salentino, il 33enne Diego De Lorenzis, che sarà il terzo della lista dei grillini alla Camera e può, anche lui, già vedersi con più di un piede a Montecitorio.
Per due parlamentari nuovi di zecca ce n’è, invece, una di lungo corso, Adriana Poli Bortone, che lo scorso 31 ottobre ha annunciato di volersi “auto-rottamare”. “La politica è scaduta, non ci sono più culture di riferimento o appartenenze, qui c’è solo una grande confusione – ha detto la senatrice Poli – Continuerò a fare politica, dividendomi a metà tra vita familiare, con due splendide nipotine che mi aspettano, e l’impegno fuori dal parlamento”.
Ma chissà se il ritorno di Silvio Berlusconi sulla scena nazionale non comporterà un dietrofront della lady di “Io Sud”. Ma il 2012 è stato anche l’anno del congresso cittadino del Pd di Lecce. Dopo le dimissioni di Fabrizio Marra, in seguito alla pesante batosta delle Amministrative, il maggior partito del centrosinistra è stato commissariato fino al 14 ottobre, quando alla guida del Pd leccese è stato eletto Andrea Imbriani, 36 anni, avvocato con un passato tra Partito popolare e Margherita. Imbriani ha avuto la meglio su due donne: Alessandra Pinto e Lidia Faggiano.
Fabio Casilli
Giornalista La Gazzetta del Mezzogiorno
















