Il 2012 – Bilancio di un Anno/Salento in grigio: la crisi raccontata dai giornali locali
7000 persone tra qualche mese senza cassa integrazione
MUORE LENTAMENTE IL TAC
Crisi globale e tagli della spesa: è così che il Salento produttivo va a gambe all’aria. Se il 2012 è stato l’anno della grande crisi, la provincia di Lecce non ha fatto eccezione.
Il tac che fece grande la provincia di Lecce oggi non esiste più; da un lato resistono piccole realtà produttive, quelle che hanno puntato sull’alta moda e sulle nicchie di mercato, dall’altro le grandi aziende del basso Salento sono letteralmente andate in pezzi (sia pure in maniera diversa e non sovrapponibile). La patologia di questo comparto si chiama Adelchi: nell’azienda di Tricase tutti i 700 operai sono in cassa integrazione, mentre il management deve affrontare altre questioni, di natura giudiziaria.
Resiste invece il marchio della Filanto spa, ma la fabbrica che occupava oltre 3mila operai oggi è un “cluster”, una rete di aziende, nella quale sono rimasti circa 300 operai, solo 100 dei quali sono al lavoro. E difficoltà serie affronta anche la Romano spa, che aveva puntato su un marchio capace di aggredire i mercati come Meltin Pot: i 300 lavoratori dell’azienda di Matino fanno i conti con la cassa integrazione, confidando in un piano di rilancio per il 2013.
Se il tac piange, il metalmeccanico non ride: in questo settore si registra la paradossale vicenda Omfesa, nella quale l’azienda di Trepuzzi avrebbe commesse per milioni di euro da Trenitalia non ha poi dalle banche il credito necessario per avviare la produzione; risultato? 110 operai in cassa integrazione, con la prospettiva della mobilità. Ma non va bene neanche all’Alcar (azienda dell’indotto Fiat) dove dal 3 dicembre sono in cassa integrazione tutti i 300 lavoratori, né alla Cnh, che ha mandato a casa i suoi 70 lavoratori interinali.
Altro paradosso, è quello degli operai della Leadri che dovrebbero trovare lavoro sulla Maglie-Otranto e sulla Lecce-San Foca: a fronte di interventi finanziati e programmati, le istituzioni non fanno ancora partire i cantieri (magari stralciando i tratti più delicati dal punto di vista ambientale) e per i 300 lavoratori la scadenza della cassa integrazione si avvicina rapidissima.
Brutta storia si sta dimostrando, invece, quella della Manifattura Tabacchi di Lecce: brutta perché Bat Italia aveva assicurato riconversione e lavoro in altre aziende per tutti i dipendenti, ma ad oggi 200 persone lavorano in una delle imprese subentranti, la Jacobucci, mentre né Hds né Ip-Korus hanno ancora rispettato gli impegni.
E nel 2012 che ci stiamo lasciando alle spalle, sembra essere caduto anche l’ultimo fortilizio di certezza, ovvero il credito. Basta pensare alla vicenda Monte dei Paschi: la banca di Siena è in guai finanziari enormi, ma il conto rischiano di pagarlo i 400 impiegati della provincia di Lecce, che rischiano la cassa integrazione mentre gran parte del loro lavoro sarebbe esternalizzato. Probabilmente in quest’anno ormai agli sgoccioli si sta completando un ciclo già iniziato negli anni ‘90: le grandi fabbriche che assicuravano centinaia di posti di lavoro sono scomparse o drasticamente ridimensionate, mentre il tessile, ma anche il metalmeccanico, cedono il passo al turismo e all’agricoltura.
E nel 2013? Le speranze sono di una ripresa che contrasti la recessione. Ma in provincia di Lecce c’è un’emergenza sociale pronta a scoppiare: le oltre 7mila persone per le quali la cassa integrazione in deroga finirà nell’anno a venire, senza alcuna prospettiva ulteriore. È questa la vera bomba che tutti, dalle istituzioni ai sindacati, dalle associazioni all’informazione, si devono impegnare a disinnescare.
Danilo Lupo
Direttore TR News
















