Il Carcere visto da fuori/Storie vere di ex detenuti
LA FIDANZATA DI UN DETENUTO/TORNERÒ SERENA QUANDO SARÀ LIBERO
Sono Alessia, ho 27 anni e sono la compagna di L., attualmente detenuto presso il carcere di Borgo San Nicola per spaccio di sostanze stupefacenti. Quando mi hanno chiesto di raccontare la mia storia, ho avuto qualche incertezza; d’altronde non è mai facile parlare di sé quando si ha il timore di essere fraintesi, di non essere in grado di trasmettere le proprie sensazioni…e sono difficili da spiegare le sensazioni di una donna il cui destino è legato a quello di un uomo recluso. Io e L. eravamo insieme da quasi un anno quando una sera squillò il telefono e dall’altra parte sentii: “hanno preso L con della droga. Molto probabilmente lo arresteranno… Poi ti spiegherà lui”. Era il suo migliore amico. Volevo credere che si trattasse di uno scherzo, ma quel tono di voce mi negava ogni illusione. Non ebbi il coraggio di chiedere nulla, lo ringraziai e chiusi la chiamata.
In pochi attimi la mia mente ripercorse quell’anno trascorso insieme cercando indizi, spiegazioni e soprattutto motivazioni che potessero giustificare un atteggiamento così grave. Ma niente. Mi aveva detto di avere dei problemi, di essere una persona difficile da gestire, ma non era stato mai abbastanza chiaro. E, in quel momento, per quanto forte potesse essere il mio affetto nei suoi confronti, non riuscivo a vedere una via d’uscita: se volgevo la mia mente al passato vedevo ricordi bellissimi incrociarsi a menzogne, se guardavo al futuro invece riuscivo a vedevo solo l’agonia di un anno e tre mesi da trascorrere lontani.
In breve tempo le lacrime si trasformarono in rabbia e decisi di considerare la nostra storia chiusa. Non volevo sentir parlare di lui né intendevo andarlo a trovare in carcere. Mi ero illusa che tenendomi a distanza da quanto era avvenuto, avrei dimenticato anche lui… E sembrava quasi funzionasse! Poi, dopo quasi un mese, un casuale incontro con sua sorella mi riportò a pensare: mi disse che L. chiedeva continuamente di me, non si dava pace, voleva vedermi, spiegarmi le ragioni di quei gesti. Pare avesse persino tentato il suicidio, fortunatamente sventato dalle guardie carcerarie.
Venire a conoscenza di tutto questo malessere mi sconvolse. Sospesi gli studi universitari e tornai a vivere con i miei… Mi serviva del tempo per riflettere, per prendere coscienza del fatto che semplicemente mi era accaduto ciò che mai avrei messo in conto nella mia vita.
Come ho potuto non rendermi conto del “lavoro parallelo” del mio fidanzato? Perché non ho fatto qualche domanda in più quando si presentava in ritardo agli appuntamenti o quando non ha voluto darmi il numero di un secondo cellulare che aveva sempre con sé, ma perennemente senza suoneria? Non riuscivo a spiegarmi come un ragazzo di buona famiglia, una persona intelligente, uno studente modello che pretendeva sempre il massimo da sé, avesse potuto commettere un errore del genere.
Tutti interrogativi, questi, che avevano messo un fermo alla mia vita. Presi coscienza del fatto che per andare avanti (con o senza L.) avevo bisogno di far chiarezza. Così decisi di andare a trovarlo in carcere assieme a sua sorella.Non dimenticherò mai la sensazione della prima volta che entrai nella sala d’attesa del carcere: orribile. Sapevo che tutti i presenti erano lì per lo stesso motivo, eppure mi sentivo mortificata. Sentivo forte addosso il peso degli sguardi altrui.
Non ce la feci e tornai a casa tra le lacrime che scendevano un po’ per la vergogna, un po’ perché mi sentivo in colpa per aver lasciato il mio uomo ancora una volta da solo! Io sono credente e, in quanto tale, sentivo di non aver fatto il mio compito di cristiana, di non essere stata caritatevole nei confronti dell’uomo che amo. Qualche giorno dopo ripresi il coraggio a due mani e tornai a Borgo San Nicola.
Chiaramente, continuavo a non sentirmi a mio agio ma quando poi incontrai lui tutto cambiò. Mi sentii in pace con me stessa, sentivo insomma di aver fatto quanto era più giusto per me e per lui. In fondo, è bastato poco per ristabilire una certa serenità nelle mie giornate, serenità che però sarà completa solo tra qualche mese, quando L. avrà pagato il suo debito con la società!
















