Pubblicato in: Dom, Nov 13th, 2011

Il Card. Bagnasco: libertà e responsabilità dei fedeli laici nella vita pubblica. Un preciso dovere

È stato il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, ad aprire, oggi, presso la Pontificia Università della Santa Croce, l’Atto accademico in occasione del 25º anniversario dell’Istituto superiore di scienze religiose all’Apollinare. Tema della prolusione del cardinale, “Magistero ecclesiastico e ordine politico: libertà e responsabilità dei fedeli laici nella vita pubblica”.

L’impegno dei cristiani. “La società complessa che viviamo e l’incrocio di culture, visioni etiche e antropologiche differenti e a volte opposte – ha detto il porporato -, sfida l’impegno dei cristiani nella presenza nel mondo; impegno che, nei secoli, si è concretizzato in modo significativo anche nella partecipazione leale e attiva alla politica ricordando da una parte che essi ‘partecipano alla vita pubblica come cittadini’, e dall’altra che è loro preciso dovere animare cristianamente l’ordine temporale, rispettandone la natura e la legittima autonomia che è sempre in relazione a Dio creatore”. Di fronte al tentativo nel mondo occidentale di privatizzare la fede, il card. Bagnasco chiarisce: “Il credente non può mettere mai tra parentesi la sua fede, perché sarebbe mettere tra parentesi se stesso, vivere separato da sé. Proprio perché la fede è totalizzante, vale a dire salva tutto l’uomo – e l’uomo è un essere sociale aperto alle relazioni – la fede non può non ispirare ogni ambito e azione, privato o pubblico che sia. Chiedere o pretendere che i cristiani, che hanno responsabilità pubbliche, sospendano la loro coscienza cristiana quando esercitano i loro doveri, è non solo impossibile ma anche ingiusto”.

Esigenze etiche fondamentali.  “Quando diciamo che il credente non può mettersi tra parentesi in nessun ambito di vita, neppure quello pubblico e politico, significa – ha precisato il cardinale – che nessun fedele può compromettere o attenuare la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali”. Si parla di “esigenze etiche fondamentali”, cioè di “quei valori che non sono di per sé confessionali”, poiché “tali esigenze etiche sono radicate nell’essere umano e appartengono alla legge morale naturale. Esse non esigono in chi le difende la professione di fede cristiana, anche se la dottrina della Chiesa le conferma e le tutela sempre e dovunque”. Per il porporato si giunge così “al fondamento della politica, fondamento che, appunto perché tale, è la norma dell’azione politica stessa: si tratta della persona che, secondo l’affermazione di Antonio Rosmini, è ‘diritto sussistente’ perché l’uomo è trascendenza, cioè ha in sé, scritto nel suo essere, un ‘dover-essere’ che precede ogni legislazione e ogni potere umano; è un dover-essere che, procedendo da ciò che è, è sigillato da Dio Creatore”. Ecco perché “nessun diritto fondamentale deriva dallo Stato o dall’attività politica”, ma “appartiene all’uomo in quanto tale e non è una concessione di nessuna autorità umana”.

La legge naturale. Lo Stato e la politica hanno “nella natura umana il riferimento per giudicare e per legiferare secondo giustizia”. “La rivendicazione della legge naturale – ha evidenziato il card. Bagnasco – costituisce lo strumento primario per la difesa della libertà e per la difesa della dignità dell’uomo. Il tentativo insistente di negare l’esistenza della natura umana nella sua oggettività e universalità, è mirato a distruggere il fondamento della legge naturale e quindi del diritto naturale che è norma del diritto positivo”. Secondo il presidente della Cei, “il relativismo, il quale afferma che non esiste una norma morale radicata nella natura stessa dell’essere umano, è smentito dall’esperienza universale secondo cui, a tutte le latitudini ed epoche, gli uomini – all’interno delle rispettive culture – si percepiscono uguali nei dati di fondo”. D’altronde, “le Carte internazionali come potrebbero dichiarare i diritti universali senza il riferimento universale della natura umana? – si è chiesto il cardinale – Tutti affermano di rifiutare uno Stato etico che pretende di produrre i valori anziché riconoscerli, ma negare l’esistenza della natura umana dove può portare se non là dove, a parole, non si vorrebbe andare ? E negare la sorgente oggettiva di valori fondamentali e universali non porta inevitabilmente a una politica che si sostituisce sul piano etico?”.

Il contributo della Chiesa. Il card. Bagnasco ha, quindi, richiamato “quattro contributi che la Chiesa offre alla società e all’ordine politico in ordine al perseguimento del bene comune, scopo specifico dell’azione politica. Ovviamente hanno come sorgente, riferimento e garante il Signore Gesù, il Logos eterno di Dio”. In primo luogo, la Chiesa “mantiene vivo nel mondo il senso della verità”. In secondo luogo, la Chiesa “svolge una funzione pedagogica rispetto alla coscienza”. La Chiesa, poi, “salvaguarda il carattere trascendente della persona umana”. Infine, la Chiesa “è araldo di quell’umanesimo personalista e relazionale di cui gode l’Europa e l’Occidente intero”. È l’umanesimo plenario aperto alla Trascendenza, che ha fatto storia e che tutt’ora promuove un grado altissimo di civiltà. Tutti ne godiamo, anche se non pochi oggi ne rinnegano le radici”, ha concluso il cardinale.

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