Pubblicato in: Dom, Mag 6th, 2012

Il Card. Elio Sgreccia e tutte le sfide della Bioetica

11 -12 maggio 2012 – CONVEGNO ALLA ASL

Si terrà presso il polo didattico ASL Lecce di via Miglietta un convegno dal titolo “Medicina difensiva, accanimento terapeutico, eutanasia ed eubiosia”. L’iniziativa è patrocinata dalla casa di cura “Villa Verde” di Lecce e dall’AMCI di Lecce (Associazione Medici Cattolici Italiani).

Il sostegno e il patrocinio/MEDICI CATTOLICI A CONFRONTO

Aprirà i lavori l’Arcivescovo di Lecce, mons. D’Ambrosio, da sempre molto sensibile ai problemi della sanità, il quale ha apprezzato l’iniziativa nata da una proposta dalla sezione leccese dei Medici cattolici (Anmci).

INTERVISTA ESCLUSIVA / Il Porporato: il secolarismo e l’invidualismo portano al fallimento del confine tra il bene e il male.

Il Card. Elio Sgreccia a Lecce: “Il valore supremo della vita non ammette prevaricazioni”

Abbiamo rivolto alcune domande sui temi emergenti della bioetica a mons. Elio Sgreccia, docente di Bioetica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, già direttore del Centro di Bioetica della medesima università e membro del Consiglio nazionale di bioetica.

Mons. Sgreccia, può tracciare, sia pure per grandi linee, il panorama culturale entro cui si inseriscono le sfide della bioetica?

Le sfide della bioetica si collocano nel clima della secolarizzazione. Sono posizioni che vanno dal 500 ad oggi e che si sviluppano su tre livelli ancora oggi coesistenti. Il primo livello coincide con l’esaltazione delle attività e dei valori umani (ragione, amore umano, scienza, politica) senza negare Dio, anzi per glorificare il Creatore. In questa prima fase vi è coincidenza con la prassi cattolica; erano teorie che non volevano mettere Dio in ombra, anche se vi era entusiasmo per le attività umane. Il secondo passo fu l’affermare una distinzione tra le varie scienze umane e anche una separazione delle scienze umane della teologia: la politica separata dalla morale, la scienza dalla teologia. Questo creò maggiore ambiguità, perché, mancando l’unità del sapere, certamente la condotta umana veniva ad essere disarmonica. Anche qui il concetto di Dio non veniva messo in discussione, se non perché la sua immagine veniva trasformata. Un esempio ne è l’illuminismo, che concepisce Dio come grande architetto ma che lo identifica con le realtà autenticamente umane (la ragione, la volontà, ecc.). La terza fase è quella della cosiddetta intronizzazione dell’Io, per cui il centro delle scelte è l’Io e vi è la morte di Dio. Ricordo i primi anni 80 quando comincia ad affermarsi l’idea che l’etica non ha nessuna verità e oggi ha portato alla bioetica senza Dio. Essa sostiene che se c’è l’Io che sceglie che si autodetermina, che decide di sé, allora non c’è più posto per Dio ; di conseguenza,  la parola centrale diventa l’autonomia. Questo è anche un vocabolo che ricorre nel manifesto per l’eutanasia del 1984: l’Io è autonomo e si trova a decidere da solo della propria vita e anche della propria morte, attraverso la proposta del testamento di vita. Questa possibilità lascia però l’Io in balia di se stesso. L’Io e la ragione ne risultano indeboliti, perché essi non soltanto non hanno voglia di cercare il trascendente e l’assoluto, ma risultano assolutamente incapaci di regolare loro stessi nel quotidiano. Questo porta a un fallimento di Dio ma anche fallimento del confine tra bene e male. Ritroviamo tali posizioni nel contrattualismo e nell’utilitarismo, che non prevedono valori oggettivi per definire il bene. In queste accezioni, è bene ciò che è utile, in quelle circostanze, nella maggioranza, secondo ciò che è necessario nelle diverse situazioni.

La cultura contemporanea presenta soltanto criticità o sono riscontrabili delle aperture?

Indubbiamente vi è una rivendicazione da parte di forze che, anche se sono minoritarie, sono degne di rispetto e foriere di speranza quando affermano la dignità della persona umana nella sua pienezza e primato, sia di fronte alla società, sia di fronte ai doveri di rispetto, accoglienza e difesa della singola persona, riconosciuta come tale dall’inizio alla fine. E’ lo sforzo della nostra cultura e delle nostre scuole, che pur vivendo in tempi di relativismo, si confrontano con tali problemi e propongono soluzioni garantite dal rispetto della persona, che è un valore oggettivo e non soltanto soggettivo e va rispettato anche in chi non ha la lucidità e si trova vicino alla morte. E’ un valore trascendente che non si esaurisce nella realtà temporale, trascende il momento terreno.

Prima l’aborto, poi l’eutanasia, poi l’ingegneria genetica: quali sono oggi i nuovi ambiti di impegno per la bioetica?

Il fronte tutt’ora aperto è sia nella fase iniziale (concepimento e nascita) che finale della vita (il malato morente. Nel momento della vita nascente ci sono nuovi mezzi e nuove vie per l’aborto che, in virtù di tali strumenti, sta rischiando di diventare un fatto privato, al di là della stessa legge 194. Un esempio è la diffusione delle pillole intercettive o che impediscono l’impianto dell’ovulo fecondato e che   porta il feto alla morte. Il problema è aggravato dal fatto che la decisione di somministrare questo farmaco è affidata alla donna o al medico. Quindi ricade nell’ambito della decisionalità privata. Questo rende indifesa la persona nella giovane età o nelle situazioni di fragilità, poiché di fatto si traduce in una pratica che  priva questi soggetti del sostegno della legge. Questa è una prevaricazione provocata dal mercato farmacologico, che è interessato ai guadagni economici associati  a questi farmaci. L’altro versante è quello dell’eutanasia. Anche in questo caso la fonte dei problemi è un atteggiamento fondato sull’utilitarismo,  perché il fenomeno trova la sua giustificazione non nel fatto di provocare la morte anticipata per non far soffrire il paziente, ma nel tentativo di ridurre le spese di assistenza da parte dello stato. Il rispetto della vita in se stessa nel momento fragile viene negata.

Accanimento terapeutico e eutanasia. Quali gli elementi di novità introdotti nell’analisi del problema dalla dottrina morale cattolica?

Avendo alla base la dignità della persona, intesa in senso oggettivo e non soggettivo, e che riguarda anche i momenti di incoscienza del soggetto, il criterio affermato dalla dottrina cattolica è quello della proporzionalità. Niente accanimento, né eutanasia. Vi è, invece, una terza strada: date le terapie e le cure di sostegno, anche quando la morte si avvicina, perché esse sono un atto di rispetto della persona. Quando il paziente è “competente” (è in grado, cioè, di valutare e di decidere), la terapia va concordata tra lui ed il medico, sempre tenendo presente che essi gestiscono in quel caso un valore non mercanteggiabile. In ogni caso, di fronte ad esiti incerti e spinosi non c’è obbligo: il paziente può decidere se affrontare il rischio oppure non affrontarlo; in questo vi è il rispetto della persona.

Quali sono le responsabilità della  famiglia rispetto alla tutela della vita?

La famiglia deve assistere il familiare nel momento dell’aggravamento e dell’avvicinarsi della morte, senza imporre decisioni alla coscienza del paziente,  né fare violenza alla coscienza del medico. Il rapporto medico-paziente rimane comunque l’asse centrale. La famiglia è in supporto ed in aiuto, ma non può sostituirsi a questa relazione.

Marco Piccinno

Il Convegno/ Sostenuto dall’Arcivescovo Mons. D’Ambrosio e dai Medici cattolici
Gestione diagnostica e terapeutica del malato, bene prezioso

L’idea di organizzare un Convegno su temi insoliti nei nostri incontri scientifici, è nata dalla considerazione che i mass-media vanno a nozze quando riportano in prima pagina un “fatto di malasanità” che poi, quasi sempre, alla chiusura del contenzioso, si conclude con la “non colpevolezza” del Medico.   
In occasione di una visita del Direttore Generale dell’ASL/LE Valdo Mellone, all’Ospedale “A. Galateo” di S. Cesario di Lecce e presso il Reparto di Pneumologia 1a da me diretto, in seguito ad uno scambio di vedute, avanzai la proposta di organizzare un Convegno sul tema “Medicina Difensiva, Accanimento Terapeutico, Eutanasia ed Eubiosia a Confronto”. Questa fu anche presentata in una riunione svolta con i Medici Cattolici, di cui mi onoro di fare parte e, poi, sottoposta all’attenzione dell’Arcivescovo di Lecce mons. Domenico D’Ambrosio. Quindi, abbiamo strutturato una serie di relazioni che saranno tenute da illustri partecipanti, che discuteranno sul vissuto difficile del Medico ai nostri giorni.
     La Medicina Difensiva non esisteva alcuni decenni fa, quando il Medico era anche Missionario ed era considerato il depositario del sapere. Ma, oggi, la ridotta propensione alla missionarietà e l’acculturamento nel campo della medicina, da parte della popolazione mediante internet, televisione e stampa, ha creato un divario tra Medico e Paziente; questi assume, talvolta, un atteggiamento inquisitorio, scatenando nel Medico un comportamento diagnostico-strumentale difensivo attraverso la prescrizione di numerose indagini, talore superflue, che mortificano e creano ansia nel Paziente stesso. Egli, pertanto, non si vede più tutelato dalla figura del Medico-Missionario ma “bersagliato come un oggetto” con esami di sangue, radiografie, ecografie, tac, risonanze magnetiche, biopsie.
     Il rimedio a tale problema, ritrovabile nell’educazione sanitaria, sarà illustrato nel corso delle varie relazioni. Sarà esposto come, attraverso l’informazione sulla malattia, l’utilità delle indagini diagnostiche e della terapia, si potrà recuperare un rapporto di “fiducia”, mentre ora predomina spesso quello di “sfiducia” tra Medico e Paziente.

Nel corso del Convegno sarà presentato Il DECALOGO PER IL MEDICO :

1. L’Educazione Sanitaria è fondamentale quanto i farmaci nella gestione del Paziente.

2. Recupera con il tuo Paziente un rapporto di fiducia: esso ti faciliterà l’iter diagnostico e terapeutico.

3. Sii disponibile e dedica parte del tuo tempo al colloquio con il Paziente, lo riguadagnerai moltiplicato ai fini della diagnosi eziologica e dell’impostazione terapeutica.

4. Aiuta il Paziente anche dopo la dimissione ospedaliera, ridurrai le sue ricadute e la necessità di ulteriori ricoveri.

5. Non svalutare il lavoro del Collega che ti ha preceduto.

6. Denigrare il lavoro di chi ti ha preceduto non ti qualifica, ma invoglia il Paziente ad una terza visita per capire chi aveva ragione.

7. La Medicina Difensiva è una lotta tacita tra medico e paziente che non porta vantaggi a nessuno dei due.

8. La Medicina Difensiva dequalifica l’Operatore Sanitario, la Medicina Ragionata nobilita la Professione Medica.

9. Un rapporto sereno, umano e di aiuto verso il tuo Paziente ti ripaga più di ogni altro compenso.

10. Se hai un caso clinico difficile non ti arrendere, ma gestiscilo fino alla fine.

Accanimento Terapeutico ed Eutanasia sono, inoltre,argomenti d’impatto crescente e di difficile gestione nell’ambiente sanitario. Fino a quale punto spingersi nella gestione diagnostica e terapeutica del Malato ? Se il Sanitario ha le idee chiare in tal senso, l’iter non si è ancora concluso, perché egli deve confrontarsi con i familiari del Paziente che, magari, la pensano in maniera diversa. Oppure decidono di interrompere il percorso vitale, contrariamente a quello che moralmente pensa il Medico, anche se è legalmente tutelato. Sono questi i momenti difficili nella gestione quotidiana del Paziente che saranno ampiamente discussi in sede congressuale sperando di dare un contributo utile a tanti Colleghi che si trovano in difficoltà.

In conclusione, il “Malato è un Bene prezioso” che il Medico deve imparare a scoprire perché per mezzo di Lui assapora la gratificazione professionale derivante dai risultati clinici ottenuti e gode del calore umano che il Paziente riversa sul suo benefattore che, peraltro, è superiore ad ogni possibile compenso economico. Forse, una Lettera Pastoral-Sanitaria formulata in tal senso, dalle Istituzioni competenti, potrebbe arrestare la corsa irrefrenabile verso traguardi imprevedibili della Medicina Difensiva, dell’Accanimento Terapeutico e dell’Eutanasia e ricondurre l’Operatore Sanitario al suo prezioso ruolo di Medico- Missionario ormai dimenticato.

Dr. Mario Bisconti 
Primario Pneumologia 1a
Opsedale “A.Galateo”- S. Cesario

  

Contro gli errori medici/LA MEDICINA “DIFENSIVA”

In tempi recenti l’incremento della percezione sociale del problema degli “errori medici” e del contenzioso medico-legale ha generato nel medico una tensione a causa della quale, ad una medicina basata sul rapporto di fiducia medico-paziente avente come unico scopo il miglioramento dello stato di salute, si è sovrapposta prepotentemente una medicina cosiddetta “difensiva” il cui unico fine è quello di prevenire denunce o azioni di rivalsa.
Tale medicina “difensiva” si può realizzare con la prescrizione di indagini, visite, farmaci, trattamenti non  necessari e talora anche potenzialmente pericolosi, o, ancora peggio, attraverso l’astensione da interventi di cura evitando pazienti o interventi particolarmente rischiosi.
La Medicina Difensiva ha un costo elevatissimo in termini di aumento della spesa sanitaria, di allungamento delle liste di attesa con conseguente danno per chi ha reali problemi di salute, ma anche di possibile danno per chi si sottopone ad esami diagnostici invasivi (es. biopsie, mezzi di contrasto) inutili e a terapie non necessarie.
La “Medicina Difensiva” è pertanto un pericolo per la salute dei pazienti, per la sostenibilità economica del sistema sanitario, per la professionalità medica, perché la Sanità ha bisogno di professionisti competenti  in grado di decidere autonomamente in scienza e coscienza.

Un termine ambiguo/L’ACCANIMENTO TERAPEUTICO

“Accanimento” è un brutto ed ambiguo termine che si riferisce alle situazioni in cui il medico si ostina a mettere in atto procedute diagnostiche o terapeutiche che sono sproporzionate rispetto all’eventuale concreto risultato in termini di beneficio per il paziente.
“L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’ accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire…… Catechismo della Chiesa Cattolica
Pertanto la sospensione di terapie è giustificata solo se esse sono chiaramente sproporzionate rispetto alla condizioni cliniche del paziente, futili in quanto a possibili risultati, quando ormai la morte è un evento atteso in tempi brevi ed inevitabile. L’interruzione dei trattamenti medici in tali situazioni non implica assolutamente l’ “abbandono” del paziente, ovverossia la cessazione delle attenzioni assistenziali, con particolare riferimento ad eventuali necessità di sollievo del dolore.
Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d’ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L’uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile”.  Catechismo della Chiesa Cattolica

Il dibattito sul fine vita/EUTANASIA E DIRITTI

Qualsiasi dibattito sul fine vita vede inevitabilmente una contrapposizione irriducibile tra due visioni opposte, quella della “Sacralità della vita” per cui la vita è un valore non negoziabile ed indisponibile in quanto dono di Dio e quella della “Qualità della vita” fondata su criteri sostanzialmente utilitaristici, per cui la vita in alcune condizioni non sarebbe più degna di essere vissuta. In quest’ultimo contesto trova pertanto diritto di cittadinanza l’Eutanasia, termine che deriva dal greco eu (bene) e thanathos (morte) e significa quindi  “buona morte”. Con tale termine si fa riferimento alla morte intenzionalmente provocata da parte di una persona “esterna” con un atto “positivo” (eutanasia  attiva) oppure con un atto di omissione (eutanasia  passiva) nei confronti di una persona in gravi condizioni di salute.
Essa  viene generalmente giustificata sulla base del principio di autodeterminazione dell’ammalato e del desiderio di evitare sofferenza fisica “inutile”, di liberare i familiari dal peso di una assistenza impegnativa, di mettere a disposizione del servizio sanitario risorse per situazioni ritenute più utili.
In quanto “uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana” “l’eutanasia rappresenta una grave violazione della Legge di Dio”. (Evangelium Vitae)

Nuovo progetto di assistenza dell’A.N.T./EUBIOSIA

Eubiosia (“ buona vita” ) è il principio che sta alla base dell’operato della Fondazione Associazione Nazionale Tumori (A.N.T.), la cui missione è garantire al Malato Oncologico la qualità e la dignità della vita nel difficile momento della malattia. Eubiosia è inoltre il nome del progetto di assistenza socio-sanitaria gratuita a domicilio offerta da A.N.T. ai pazienti colpiti da tumore e alle loro famiglie. Reso operativo dal 1985, il progetto Eubiosia ha come obiettivo quello di portare a casa del Malato un’assistenza socio-sanitaria completa e tutte le cure mediche idonee mediante un supporto globale e gratuito sia per il paziente sia per la sua Famiglia.

Silvio Colonna 

 Associazione Medici Cattolici

 

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