Il culto dell’Annunziata nel Salento
Tradizioni locali/In città e nella Diocesi numerose le testimonianze di una devozione mai consumata.
Oltre alle chiese sono in non pochi dipinti, tra i quali si ricordano la pala del Gesù dipinta nel 1596 da Girolamo imperato e la tela del Carmine di Serafino Elmo.
Anticamente nella città di Lecce esistevano molte chiese dedicate all’Annunziata. L’Infantino ci informa che nel 1353 il conte di Lecce Gualtieri di Brienne, avendo introdotto in città i Celestini, fece loro accordare dal Vescovo Roberto de Noha e dal Capitolo Cattedrale la chiesetta di S. Croce, che sorgeva sull’area due secoli più tardi occupata dal Castello Carlo V. Alla chiesa il comitale fondatore volle si desse il titolo di S. Maria dell’Annunziata e di S. Leonardo Confessore. Tuttavia, il popolo continuò ad usare il primitivo titolo di S. Croce non solo per l’antica chiesa, ma anche per la nuova chiesa, nella quale per ricordo furono erette due cappelle, una dell’Annunziata e l’altra di S. Leonardo (Lecce sacra, Lecce 1634, pp. 117-118). Un’altra chiesetta sotto il titolo della Santissima Annunziata si trovava nel distretto della Parrocchia di S. Maria della Porta attaccata alla Chiesa di S. Angelo ed era sede di una Confraternita sotto il medesimo titolo, che, oltre a molte opere buone nelle quali si impegnava, ogni anno dava la dote a due povere orfanelle per legato di Subranzio Pucci di Lecce (cf. Lecce sacra, p. 103). Un’altra chiesetta era situata nel distretto della Parrocchia di S. Maria della Grazia nei pressi di S. Croce sotto il palazzo del gentiluomo leccese Diego Personè, virtuoso musicista.
Essa era stata ricostruita sul sito di una sinagoga che nel 1510, a seguito della cacciata degli ebrei dalla città, era stata trasformata in cappella e dedicata alla Beata Vergine Maria (cf. Lecce sacra, pp. 123-124). Una glossa manoscritta dell’esemplare della Lecce sacra posseduto dal dr. Muratore avverte che “nell’anno 1771 la detta chiesa, essendo stata diversi anni chiusa e sospesa dalla Curia perché sopra ci abitavano, fu fatta casa di abitare e si è affittata dal padrone che è D. Lazzaro Personè”. Sempre nel distretto della Parrocchia di S. Maria della Grazia, di fronte al palazzo del Collegio dei Gesuiti (divenuto poi Palazzo dei Tribunali) sorgeva un’altra chiesa dedicata all’Annunziata attaccata al convento delle Paolotte (cf. Lecce sacra, p. 178). Entrambi gli edifici furono ricostruiti a partire dal 1764 dal capomastro Oronzo Carrozzo su disegni dell’architetto Emanuele Manieri e completati l’una nel 1769 e l’altro nel 1771. Da una postilla dell’esemplare della Lecce sacra posseduto dal dr. Muratore apprendiamo che “nell’altare maggiore vi si vede l’effigie dell’Annunciata, la quale anche era nell’antica chiesa di basso rilievo, opera di don Mauro Manieri, padre di don Manuele”.
Nel 1895 il palazzo e la chiesa furono alienati al Comune che vi stabilì la residenza municipale che modificò gli interni e nel 1913 demolì la chiesa, sulla sua area fu costruita da Pasquale Ghezzi la zona arretrata ed antistante la piazza. Due altre chiesette intitolate all’Annunziata sorgevano fuori le mura della città. La prima si trovava non molto lontano dalla chiesa dei SS. Nicolò e Cataldo, edificata da Luigi Paladini barone di Salice e di Guagnano (cf. Lecce sacra, p. 204). La seconda è situata sulla strada che conduceva all’antica Rudiae (la strada per San Pietro in Lama) presso il Convento dei Domenicani (cf. Lecce sacra, p. 228). La chiesa fu rimodernata a spese dei religiosi nel 1798, “stante pria era a tetto”; vi si celebrò la prima messa il 4 di agosto 1798, come si legge in una annotazione dell’esemplare della Lecce sacra posseduto dal dott. Muratore.
Anche in diocesi furono edificate alcune chiese dedicate all’Annunziata: ad Arnesano fu costruita nel XVI secolo sulle fondamenta di una struttura medievale; a Cavallino fu fabbricata nel 1615 e demolita nel 1970; a Lizzanello fu innalzata nel XVI secolo per volere del conte Francesco Paladini; a Melendugno fu eretta nel XVII secolo dai Paladini e a Squinzano fu fondata nel 1618 dalla devota Maria Manca in seguito ad un evento prodigioso e terminata nel 1627. Oltre alle chiese, espressione del culto verso la Vergine che riceve l’Annuncio angelico sono i non pochi dipinti, tra i quali ricordiamo per valore artistico la pala conservata al Gesù dipinta nel 1596 dal manierista napoletano Girolamo Imperato, la tela che nel 1737 i Penzini commissionarono a Serafino Elmo per il loro altare al Carmine, dov’è anche una tela di Paolo Finoglio dello stesso soggetto, due ovali di Oronzo Tiso collocati rispettivamente presso le Alcantarine e a S. Giuseppe.
Michele Giannone
















