Il culto di S. Antonio a Lecce e Solenne Adorazione del SS. Corpo e Sangue di Cristo
Tre epitaffi/L’attuale chiesa di S. Giuseppe che si affaccia a piazza S. Oronzo era in passato deddicata a lui e alla Vergine degli Angeli.
Cinque secoli di devozione al santo dei miracoli di Padova.
Vorremmo quasi sintetizzare in tre classiche scultorie frasi del bello scrivere latino cinque secoli del nostro culto al Santo dei miracoli. Le prime due si riferiscono a Sant’Antonio della piazza (ora San Giuseppe). La terza, invece, a Sant’Antonio a Fulgenzio: il nuovo tempio antoniano della nuova Lecce bene. Scrivendo poi, quasi in filigrana il culto di altre chiese antoniane della città. In via degli Acaya, piccolo salotto viario della nostra città antica, che si affaccia sulla piazza maggiore ora di Sant’Oronzo si leggono queste parole latine scritte nel 1584 sul portale, il più antico e il più bello a giudizio delle sovraintendenze di ieri e di oggi: Deiparae divo quoque Antonio patavino Fernandus Loffredus dux erexit, che così suonano nel nostro nuovo idioma: il nobile Ferdinando Loffredo eresse in onore della Vergine (degli Angeli) e di Sant’Antonio di Padova.
Nello stesso tempio, già passato dal Rinascimento al Barocco in un duplice sostanziale rifacimento, c’è un’altra targa marmorea di un nostro indimenticabile Presule gran latinista della chiesa, che così dice: XVI kalendas junias A.R.S. 1931 Albertus Costa lupiensium episcopus sollenni ritu dicavit: il 17 maggio del ‘31 con solenne rito mons. Alberto Costa Vescovo di Lecce questo tempio consacrò. È questo il più bel ricordo cittadino del VII centenario della morte del Santo. La terza lapide che qui ricordiamo, è quella scritta a Fulgenzio nella lingua di Orazio, non sappiamo da chi, a testimonianza del munifico architetto Carmelo Franco progettista che così si chiude nihil de labore petens nisi taumaturgi patrocinium (niente chiedendo per il suo lavoro se non l’aiuto del Santo). Siamo nel giugno del 1910: un nuovo grande tempio sorge nella nuova Lecce in onore di Lui! Accenniamo soltanto ad altri luoghi antoniani della città: Sant’Antonio fuori le mura, Santa Maria dell’Idria, la Cappella di via Lequile; chiudendo con un fugace ricordo alla Cattedrale: cioè al duplice monumento lapideo in suo onore: cappella interna seicentesca e settecentesca esterna dei Propilei della Piazza (Vescovi Scipione Spina e Sozy Carafa).
A Santa Maria d’Ognibene, a pochi metri dai bastioni di San Francesco c’è la cinquecentesca chiesa agostiniana che sporge su via Dei Coronatelli (ora Gaetano Argento). Qui si insediarono i francescani minori osseravanti con una frontale effige lapidea del taumaturgo, dopo la restaurazione borbonica degli anni venti. E qui onorarono feste e memorie di Lui fino all’860; quando le leggi siccardiane cacciarono via i religiosi da chiese e conventi. Così come all’inizio dello stesso secolo e per uguale motivo gli Osservanti furono estromessi da Sant’Antonio della Piazza con le leggi murattiane, senza più ritornarvi. Le due parentesi francescane dell’Idria (sei e ottocento) ci hanno regalato un altro altare barocca: piccolo ed elegante ancora officiato. Finalmente ricordiamo la cappella di via Lequile: riconoscente memoria degli scampati dal primo conflitto mondiale del ‘15 – ‘18.
Oronzo De Simone
La processione/L’Arcivescovo presiederà la Solenne Concelebrazione Eucaristica alle 18.00, nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio a Fulgenzio. Da qui si snoderà il sacro corteo che attraverso il centro della città raggiungerà piazza Duomo dove avrà luogo la Benedizione Eucaristica.
“FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME”
Festa del Corpus Domini: Solenne Adorazione del SS. Corpo e Sangue di Cristo
Bartolomé de las Casas, sacerdote spagnolo ai tempi della conquista in America Latina, stette quindici anni senza celebrare la Messa. Il motivo era chiaro: come celebrare il sacramento della liberazione assieme ai “conquistadores”? Furono molti gli anni di digiuno eucaristico con meraviglia di coloro che non legavano l’Eucaristia alla realtà della vita quotidiana. Il Cristo si era offerto liberamente, mentre i poveri venivano selvaggiamente sacrificati in Perù, Colombia, Brasile per mire puramente economiche nella ricerca di oro e metalli preziosi. Tra il corpo e sangue di Cristo e l’umanità c’è uno stretto legame. Prendete e mangiate, prendete e bevete: per quale motivo o in nome di chi? Nel brano presentato quest’oggi non viene esplicitato altro se non che il Maestro desidera celebrare la Pasqua. Tutti sanno di che si tratta. La Pasqua ebraica è l’occasione annuale della “memoria” della liberazione dalla schiavitù dall’Egitto. Gesù introduce la novità la pasqua è nella sua carne e nel suo sangue e non più riservata al solo popolo d’Israele, ma “ai molti”, cioè a tutti i popoli appartenenti a ogni lingua, razza e nazionalità. E’ l’ultima Pasqua: “non berrò più del frutto della vite”, ma è anche la prima di un nuovo futuro: “fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel Regno di Dio”. Gesù è il vero passaggio, la vera liberazione e novità. Dà compimento al vecchio, ma si colloca completamente nel nuovo. La sua morte non è l’ultima parola ma l’inizio di un cammino verso la vita nuova e la resurrezione. Egli instaura una diversa comunione con Dio e l’Umanità che anticipa e prepara quella definitiva del Regno.
“Fate questo in memoria di me”. La sua presenza misteriosa incoraggia tanti discepoli di oggi che vivono la morte e la resurrezione di Gesù in mezzo a situazioni di disprezzo, persecuzione, schiavitù. La costante memoria di Gesù accompagna la nostra vita e ci aiuta a camminare nei nuovi sentieri tracciati dal nostro Maestro. La nostra quotidianità diventa piena testimonianza con l’adesione costante a Lui. Quindi l’Eucaristia non può essere una pia pratica devozionale. O ti coinvolge nella carne e nel sangue o è vana; può essere persino sacrilega quando ignori il fratello che soffre, lo tieni assente dalla tua vita, o addirittura sei tu la causa della sua sofferenza! Direbbe l’apostolo Paolo: “stai mangiando la tua condanna”. Al di là delle processioni con le infiorate, il Corpus Domini è di grande richiamo e speranza per non dimenticare!
Gianni Capaccioni
Preghiera comunitaria a San Lazzaro
Di notte, vegliando con Lui
Non è una proposta di notte bianca, la nostra, ma è invito a vigilare insieme, almeno per un’ora, nella notte del nove giugno, nel desiderio di condividere l’incontro con Gesù Eucaristia, Signore degli uomini e del mondo. La nostra è una risposta al suo costante vegliare su di noi ed è volontà di fare grata memoria della “notte in cui fu tradito”, quando istituì l’Eucaristia. Scegliamo di restare svegli con Lui, in attesa della “Festa del Corpo e del Sangue del Signore” per porci in sintonia con il significato che attribuiamo al tempo. Siamo soliti, infatti, dopo giornate cariche di impegni, destinare le ore della notte, oltre che al riposo, agli affetti più intimi, agli amici, allo studio, a noi stessi. Noi crediamo che questa rete di relazioni, che rendono affascinanti alcuni spazi delle nostre notti, vada, per una volta, consegnata all’Eucaristia, origine e termine di ogni nostro amore.
Crediamo nella forza della preghiera, sicuri che, per noi, il Cielo resta aperto: ci è possibile incontrare il Signore,intimi, agli amici, allo studio, a noi stessi. Noi crediamo che questa rete di relazioni, che rendono affascinanti alcuni spazi delle nostre notti, vada, per una volta, consegnata all’Eucaristia, origine e termine di ogni nostro amore. Crediamo nella forza della preghiera, sicuri che, per noi, il Cielo resta aperto: ci è possibile incontrare il Signore, perché Lui ci attende. Affidiamo la nostra comune adorazione notturna al silenzio per fare spazio all’unica Parola incarnata e per un interscambio tra i nostri più profondi pensieri e i progetti di Dio.
Altre ragioni inoltre, quest’anno, ci suggeriscono che è urgente vegliare, in adorazione, davanti al Santissimo: le vittime del terremoto e quanti, in Emilia, vivono in condizioni di assoluto disagio; il dolore del Papa, a causa di uomini di chiesa che lo spirito del mondo va disorientando dal Vangelo; la sofferenza di giovani ed adulti, che patiscono in gravi ristrettezze economiche per la perdita o la mancanza di lavoro; la crisi sociopolitica ed economica che ha colpito il nostro Paese e l’intera Europa, sradicata dalla solidarietà cristiana. Vorremmo perciò essere in molti, la notte del prossimo 9 giugno, davanti a Gesù, nella Chiesa di San Lazzaro, per formare una sola voce di preghiera e farci testimoni dell’amore per il nostro prossimo, impetrando per tutti Grazia, presso l’unico Signore della storia.
Mariagrazia Camassa















