Pubblicato in: Mar, Gen 6th, 2015

Il Direttore/Una vita al servizio dell’unità

Sulla scia segnata dai due vescovi con i quali ha collaborato intensamente, mons. D’Ambrosio vive con fede e gioia il ministero episcopale. Consi­dera suo maestro mons. Cesarano, il presule che l’ha seguito negli anni del seminario e poi ordinato presbitero, e ammi­ra profondamente mons. Valentino Vailati, con il quale ha maturato la propria espe­rienza pastorale ed ha potuto instaurare un rapporto vivo, a volte pure di appassionato e vivace dialogo, nel realizzare il Vaticano II. La spiritualità di Charles de Foucault ha plasmato inizialmente la sua esperienza religiosa con la radicalità della permanenza, sia pur breve, nel deserto; il percorso per la santificazione di Padre Pio e la direzione dei figli spirituali del Frate l’hanno poi aiutato a incentrare la religiosità sul valore della messa e la pietà eucaristica.

messa

La formazione umana e sacerdotale, arric­chita da grande capacità di comunicazione e dall’amore per la musica che lo rinfrancava nei momenti problematici, è stata temprata dalle ristrettezze economiche della famiglia e nello stesso tempo da una grande carica di segreta generosità dei genitori, per cui è sta­to educato sia alla rinuncia sia alla generosa fraternità: si spiegano così la sensibilità per chi è toccato dal dolore, come traspare dalla vicinanza verso i sacerdoti malati, i soffe­renti e i carcerati, e l’acuta attenzione verso i poveri, com’è evidente nella fondazione della Casa della carità. Egli si sente responsabile della chiamata a essere mediatore impetrando per il popolo di Dio, si considera allievo del Concilio, instaura relazioni calorose con la gente, premurose soprattutto con il clero. La sua vicenda racconta di un episcopato svolto in ben quattro Chiese diocesane, ep­pure ha dimostrato di essere capace di inter­rompere esperienze ecclesiali già maturate e consolidate e recidere i rapporti pastorali, per evitare successive interferenze.

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Superando afflizione e rimpianti per la separazione e l’allontanamento, dopo essere ritornato inaspettatamente nella sua provin­cia d’origine, ha accolto la nomina a Lecce con le prevedibili e umane difficoltà e nello stesso tempo con l’obbediente disponibilità di chi si lascia coinvolgere dalle sorprese del Signore, mostrando di essere capace di leggere gli eventi nella logica di Dio e dedicarsi pienamente ai compiti ai quali è chiamato. Ora egli avverte nostalgia per il rapporto diretto con la popolazione, sperimentato più intensamente nella vita comunitaria della parrocchia. E, proprio facendo leva sulla sua esperienza di parroco a immediato contatto con la gente, domanda al clero e agli ope­ratori pastorali di essere pronti e disponibili all’incontro e all’ascolto di tutti e di porsi in atteggiamento di verifica, seguendo il ma­gistero di Papa Francesco come un vivace appello alla revisione personale, al rinno­vamento ecclesiale, alla verifica dei criteri ispiratori del ministero. Per questo XXV di episcopato, ha chiesto solo l’adorazione comunitaria e la concele­brazione eucaristica. Il suo sogno, comuni­cato ripetutamente nella Visita pastorale e nella Lettera conclusiva, è solo di servire e far fiorire la comunione.

Adolfo Putignano

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