Il dramma dei Minori/Se i coniugi dimenticano di essere anche genitori
Dopo il caso del bambino trascinato dalla polizia all’uscita da scuola. interviene l’avvocato Carlo Greco, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari di Lecce.
“Il mediatore familiare diventa fondamentale per il riconoscimento dei diritti di tutti i soggetti coinvolti”.
Una scolaresca impietrita, gli agenti di polizia che trascinano un bambino e lui, da solo, che cerca di resistere rispondendo con calci e urla. Una sequenza di immagini choc di fronte alle quali l’Italia intera, indignata, ha solo parole di condanna. Tv, giornali, programmi d’approfondimento culturale. Nessuno si esime dall’esprime il suo disappunto, ma quel che sconvolge maggiormente è sapere che le storie venute a galla negli ultimi giorni sono solo la punta dell’iceberg.
Appena a luglio l’Istat ha reso pubbliche le statistiche italiane in merito al numero di separazioni e divorzi. Nel 2010 le separazioni sono state 88.191 e i divorzi 54.160, rispetto all’anno precedente le separazioni hanno registrato un incremento del 2,6%, mentre i divorzi un incremento pari a 0,5%.
Stando a questi dati, una semplice stima farebbe pensare a circa diecimila bambini ostaggi di separazioni e divorzi. Si tratta di figli contesi tra genitori di nazionalità diverse, contesi tra ex coniugi, ma non bisogna dimenticare i figli che si ritrovano ad essere la posta in gioco delle ancor più dolorose crisi tra le coppie di fatto. Indubbiamente, le separazioni peggiori sono quelle giudiziarie, quelle in cui scatta una vera e propria faida tra i coniugi e si vive l’illusione che attraverso la vendetta si possa anche lenire il dolore, la frustrazione di un matrimonio non andato a buon fine. E così i propri figli vengono usati come arma, usati come oggetto materiale di un ricatto morale ed economico tra coniugi in odore di separazione.
Situazioni limite come quelle che hanno raccontato i giornali nei giorni scorsi, potrebbero essere evitate grazie all’intervento della figura, di recente nascita, del mediatore familiare.
“La sua funzione principale – spiega Carlo Greco, avvocato del foro di Lecce, che dal 2008 si occupa di mediazione familiare – è quella di gestire il conflitto e, in particolare, cercare di attenuarlo eliminando quelli che sono i punti di maggiore attrito tra le due parti”. Il mediatore, infatti, lavora con entrambe le parti (marito e moglie) al fine di richiamarle alla responsabilità genitoriale affinché i coniugi comprendano che, in una separazione di tipo conflittuale, ad essere negati non saranno solo i diritti di una madre o di un padre, ma soprattutto i diritti del proprio figlio.
Un problema che avrebbe dovuto essere sanato dalla legge del 2006 che ha introdotto l’affidamento congiunto come prioritario. “Molte volte – continua Greco, anche in qualità di Presidente del Forum delle Associazione Familiare della Provincia di Lecce – i coniugi che stanno attraversando una fase difficile, dimenticano di essere genitori. E questo va contro ogni logica perché se è vero che la legge permette, in alcuni casi, di non essere più coniugi, è anche vero che genitori lo si rimane per sempre. È importante, dunque, che il mediatore faccia in modo che il conflitto abbia il minor impatto possibile sui figli, soprattutto se minori”. Come è facile immaginare, non sempre si riesce a sedare un conflitto soprattutto quando – come accade non più tanto di rado – manca la più elementare civilizzazione dei rapporti tra ex coniugi.
Inoltre, la trasversalità della disciplina fa sì che la mediazione familiare utilizzi, nei suoi interventi, conoscenze proprie alla sociologia, alla psicologia e alla giurisprudenza. Motivo, questo che porta ad avere mediatori familiari dalle formazioni più differenti ma, “a prescindere da ciò – afferma l’avv. Greco – un buon mediatore familiare farà quanto è nelle sue possibilità per salvare il rapporto di coppia dei suoi assistiti.
Solo dopo aver accertato l’impossibilità di un riavvicinamento delle parti, dovrà provvedere ad affrontare tutta una serie di problemi che un’eventuale separazione può comportare sia a livello pratico (casa coniugale, patrimonio della coppia) che di accordi per la gestione del figlio”. E continua. “La situazione, purtroppo, cambia quando si ha a che fare con un minore problematico”. In questi casi, la soluzione migliore è quella di far seguire il minore da uno specialista (sociologo, psicologo o assistente sociale che sia), ma a parere di tanti questo non basta. È necessario che ci si affretti verso una vera e propria riforma della giustizia minorile improntata al diritto all’ascolto del minore.
Serena Carbone
















