Il dramma dei Minori/Se i coniugi dimenticano di essere anche genitori
IL DRAMMA DEI MINORI/LA MEDIAZIONE FAMILIARE STRUMENTO NECESSARIO
Era il 10 ottobre scorso quando nella puntata di Chi l’ha visto? È stato trasmesso il filmato sul caso del bimbo di dieci anni, prelevato dalla scuola elementare di Cittadella (Padova), attraverso l’intervento delle forze dell’ordine, in esecuzione del provvedimento, disposto dal Tribunale per i Minorenni, di allontanamento del minore dall’ambiente materno con collocamento provvisorio in comunità, in attesa di affido esclusivo al padre.
Tanto clamore per il più vasto pubblico. Minore sconcerto e altre emozioni per i professionisti del mondo sociale e giuridico che si trovano per l’ennesima volta di fronte allo scenario che sempre più fa da sfondo alle vicende di separazione coniugale: storie di figli contesi da genitori che si disputano la loro custodia a suon di processi giudiziari da cui escono sconfitti sempre e solo i figli, parte più debole del conflitto di coppia.
La coppia che vive la separazione è intrappolata in emozioni negative che contribuiscono ad aggravare la situazione, adottando modalità inadeguate di risposta (esplosione della rabbia, attribuzione della colpa, ecc.) che, spesso, si traducono in un atteggiamento vendicativo e rivendicativo, di demonizzazione dell’altro genitore e, contemporaneamente, anche della sua famiglia d’origine. I figli, così, vedono diminuita o eliminata totalmente la presenza fisica e psicologica di uno dei genitori, frequentemente il padre, a dispetto del diritto, oltre che primario bisogno, di accesso alle storie di entrambi i genitori, sancito dalla legge n. 54/2006, “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”.
La risposta al problema potrebbe essere intravista nell’obbligatorietà della mediazione familiare, percorso ancora oggi riconosciuto come facoltativo, quale strumento, in mano agli operatori del settore e a disposizione della coppia, in grado di prevenire gli effetti “patologici” che una separazione conflittuale trascina con sé. Il setting della mediazione si presenta come un “luogo simbolico di transizione” verso la necessaria riorganizzazione dei legami, spostando il focus dal legame coniugale, venuto meno, alla relazione genitoriale che resiste alla separazione tra i coniugi.
I figli, allora, da strumento e oggetto del contenzioso diventano il collante della comunicazione e collaborazione tra i genitori, al fine di definire accordi negoziati, volontari e condivisi nel prioritario e reciproco interesse alla crescita armoniosa ed equilibrata del minore. In questo senso, promuovere la cultura della bi-genitorialità è sicuramente il primo passo verso l’individuazione di una soluzione etica, rispettosa e civile. Se ci si perde come coppia, ci si ritrova come genitori, poiché essere genitori insieme è la condizione ideale a cui si aspira l’azione di tutela della mediazione familiare, riconoscendo a entrambi la corresponsabilità verso i propri figli.
Sara Mazzeo
Assistente Sociale Specialista
e Mediatrice Familiare















