Pubblicato in: Gio, Mag 28th, 2015

Il Festival di Musica Acusmatica/Degrassi: Elettroacustica risorsa del futuro

Al Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce… Protagonisti gli allievi della classe di Musica Elettronica. 

“Esiste una area di giovani potenziali musicisti acusmatici che, approfittando delle possibilità tecnologiche degli home studio, si cimentano spontaneamente in creazioni domestiche, talora interessanti. E che hanno bisogno di sponde nella didattica accademica”. 

Conservatorio di Lecce

Si è appena concluso il “Festival di Musica Acusmatica” che si è tenuto presso l’Auditorium del Conservato­rio “T. Schipa” di Lecce. Protagoni­sti dell’evento sono stati Francesco Abbrescia, Franco Degrassi e gli Allievi del­la classe di Musica Elettronica dell’omonimo conservatorio. Si tratta di un’arte sonora le cui opere sono realizzate in studio con suoni ripresi da microfono e/o da sintetizzatore, manipolati e fissati su supporto analogico o digitale. Alla manifestazione hanno partecipato, come ospi­ti, i docenti Denis Dufour e Jonathan Prager del “Conservatoire à Rayonnement Régional” di Parigi e Tomonari Higaki docente dell’U­niversità delle Arti di Osaka. “L’Ora del Sa­lento” ha intervistato, in esclusiva, il maestro Franco Degrassi.

Può darci una breve spiegazione, per non addetti ai lavori, del concetto di “musica acusmatica”?

Si tratta di musica realizzata in studio, con suoni registrati e manipolati e/o suoni sinte­tizzati, e fruita mediante altoparlanti – in casa anche una normale coppia stereo, in sala siste­mi più complessi – vere e proprie reti di diffuso­ri controllate da musicisti/tecnici che effettua­no la spazializzazione.

Quali idee animarono i padri fondatori della “musica concreta” e della “musi­ca elettronica”?

Tante idee, anche molto differenti tra le due scuole. In generale l’idea di lavorare per una arte sonora che superasse l’idea di suono inteso come “suono ad altezza determinata” e quindi di nota come segno in grado di rap­presentare tale suono; che considerasse poten­zialmente suono qualsiasi materiale, anche ad altezza indeterminata; che emancipasse il “ru­more” rendendolo una categoria puramente soggettiva, culturale, ciò che non è desiderato o imposto all’ascolto.

Quali fondamentali rapporti, legami e dinamiche espressive corrono tra le ca­tegorie di “spazio” e di “suono”?

Immaginiamoci ciechi. Ad una prima ap­prossimazione lo spazio è definito dal suono, nel senso che attraverso l’ascolto possiamo individuare le caratteristiche essenziali dello spazio nel momento in cui un suono, prodotto da qualsiasi sorgente, lo attraversa, ne è mo­dificato e ritorna alle orecchie umane carico di informazioni sulle dimensioni del luogo, il tipo di materiali costruttivi ecc. Contemporanea­mente, lo si è già detto, il suono è trasformato dallo spazio e quindi mentre si carica di informazioni sullo spazio il suono stesso si modifica dal punto di vista spettrale.

Qualche riflessione sulla fruizione collet­tiva della musica per altoparlanti.

Si tratta di una esperienza molto interessante nel momento in cui operano sistemi di proiezio­ne del suono efficaci. Il pubblico, lungi dall’an­noiarsi, resta piacevolmente stupito e coinvolto dall’esperienza percettiva del “cinema per le orecchie”. E, come a cinema, non risente affatto della mancanza di performer in sala.

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Il valore e l’importanza dell’esperien­za francese nel campo della “musica acusmatica”.

L’arte acusmatica è nata in Francia, con il nome di musica concreta. All’attività di Pierre Schaeffer e del suo gruppo, il Gruppo di Ricer­che Musicali (GRM), si deve tanto sul piano este­tico, teorico, tecnico. Nei quasi 70 anni della sua storia, l’arte acusmatica ha avuto nella Fran­cia il suo cuore operativo. Sicuramente l’arte acusmatica, e tutte le discipline elettroacustiche, hanno diffusione internazionale: ma è indubbio che la Francia sia stata il centro attrattore, il punto di riferimento, almeno sino ai nostri gior­ni.

Tendenze odierne dei processi compo­sitivi nel campo dell’arte acusmatica.

Una grande moltiplicazione di stili; una permeabilità alle sollecitazioni che arrivano da ambiti popular come la techno o l’elettropop; una tendenza all’accostamento multimediale ad altre discipline artistiche (teatro, danza, vi­deo, concerto acustico ecc.).

Com’è vissuta, oggi, la presenza e il ruolo della “musica elettroacustica” nei Conservatori?

Da molti spesso come una cosa bizzarra, non molto rigorosa, una sorta di ripiego ri­spetto a studi più “seri”. Invece si tratta di una grande risorsa, perché esiste una area di giova­ni potenziali musicisti acusmatici che, approfit­tando delle possibilità tecnologiche degli home studio, si cimentano spontaneamente in creazio­ni domestiche, talora interessanti. E che hanno bisogno di sponde nella didattica accademica.

Progetti didattici e artistici futuri.

I miei progetti sono legati al proseguimento del festival Silence, che dirigo a Bari da dieci anni; a nuove produzioni acusmatiche cui sto lavorando, soprattutto nell’ambito del remix; alla ripresa della mia attività di improvvisato­re, sospesa da molti anni; alla messa a punto di alcune installazioni multimediali intorno alle quali sono impegnato da tempo; alla ricerca sui temi del gusto musicale in relazione alle tra­sformazioni tecnologiche e del rapporto suono-meditazione.

Antonio Martino

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