Pubblicato in: Gio, Apr 17th, 2014

Il Grande Miracolo della Tomba vuota

Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore i molti simboli utilizzati nella liturgia del triduo sacro. Particolarmente formativo è il rito della lavanda dei piedi; suggestiva è la scarna memoria della passione di Gesù; simbolico il rito della benedi­zione del fuoco che illumina la notte ed anche le coscienze. Il triduo sacro sfocia in una esplosione di luce, di suoni e di canti con cui fa l’ingresso “il nuovo giorno senza tramonto”, segnato dalla Pasqua del Signore.

L’evangelista Giovanni racconta quel che accadde in quel mattino presto a Maria di Magdala, recatasi presso la tomba di Gesù. Ella con sorpresa notò la tomba vuota del Maestro e, sconvolta, corse a riferire al gruppo dei discepoli quanto appe­na constatato:“hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto”. Realtà verificata subito da i due più rappresentativi dei discepoli, Giovanni e Pietro, i quali si recarono di corsa al sepolcro. Loro confermarono quanto già detto da Maria di Magdala con l’aggiunta di un particolare visto proprio da Pietro “ egli vide i teli posati là e a parte vide pure il sudario che era stato posto sul suo capo”. Che dire? Ci vorrà l’aiuto dello stesso Signore Risorto per comprendere ciò che accadde in quella notte, aiuto offerto mediante le ripetute apparizioni ora alla Madre, ora alle don­ne, ora ai discepoli.

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Quella tomba era veramente vuota e nessuno aveva rubato il corpo del Maestro. Lentamente il gruppo dei discepoli arriva a comprendere quanto accaduto in quella notte, in quel sepol­cro, nell’assoluto silenzio e nella massima discrezione: a Gesù Cristo era accaduta una nuovissima e definitiva metamorfosi. Gesù da solo si era destato dalla morte e si era levato vivo, conservando alcune cameristiche, ma aggiungendone di altre assolutamente inedite. Un aspetto fisico inedito, come farsi presente fisicamente nella sala e sedersi accanto ai suoi disce­poli e farsi toccare nonostante la sala avesse le porte chiuse per paura dei giudei, ma anche mostrando un aspetto fisico di sé non riconoscibile al primo impatto, ma, solo successiva­mente dopo aver ricevuto un segno dallo stesso Risorto.

Tante apparizioni del Risorto riferite dagli evangelisti hanno in comune il fatto che mai il Risorto è riconosciuto direttamente dalle persone, ma invece sempre è il Risorto a farsi conoscere mediante un segno o una voce. Le apparizioni si concludono a Gerusalemme, sul monte degli Ulivi, a quaranta giorni dalla celebrazione della Pasqua, dopo di che i discepoli eseguono il comando del maestro e in compagnia dello Spirito del Risorto vanno in tutto il mondo per raccontare quanto hanno visto e sperimentato, stando accanto a Gesù. La chiesa assistita dallo stesso Spirito del Risorto continua nel mondo a trasmettere lo stesso racconto degli apostoli cioè quella tomba rimase vuota, nessuno rubò il corpo del Signore, ma Gesù sì levò da solo dal sepolcro perché egli era ed è la vita e una volta levatosi dalla tomba trascinò con sé tutta l’u­manità, facendola partecipe della sua vita divina. Tutto questo è accaduto liberamente, volontariamente, per pura grazia.

Padre Antonio Febbraro

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