Pubblicato in: Lun, Gen 21st, 2013

Il Laboratorio per la Famiglia della Provincia di Lecce/Una legge per valutare l’impatto familiare

A colloquio con il Professore Stefano Zamagni che ha collaborato con Benedetto XVI nella stesura della Caritas in Veritate.

LA POLITICA GRANDE ASSENTE

“Anche in economia al primo posto le persone e la comunità”. “A dicembre crisi ormai alle spalle”.

“L’ultima Enciclica di Benedetto XVI, Caritas in Veritate è tutta sull’economia civile, tutto il mondo l’ha capito, eccetto l’Italia”.  

Professor Zamagni, secondo lei, quando passerà la crisi economica?

La crisi passerà al termine di quest’anno. Gli indicatori che ci vengono dall’Italia, ma soprattutto dall’estero, dall’Europa in particolare, ci dicono che alla fine di quest’anno la crisi sarà alle nostre spalle. Comunque, ciò non vuol dire che torneremo a livelli pre-crisi, inizierà però un cammino di risalita verso quei livelli riuscendo magari a superarli.  

Quali le cause della crisi per il nostro Paese?

La nostra crisi è cominciata nel momento in cui è scoppiato il “bubbone” del debito pubblico. Essa, essenzialmente, è stata provocata da quest’ultimo fattore e non dalla crisi finanziaria legata alla speculazione iniziata appunto nel 2007. La nostra crisi è iniziata quando altrove le cose si andavano sistemando.

Stretti nella morsa del debito pubblico, la speculazione, non potendo più speculare contro determinate banche, come un mostro che deve divorare qualcosa, allora ha cominciato ad attaccare quei Paesi, e tra questi l’Italia, il cui debito pubblico era, per le note ragioni, divenuto esorbitante.

Poiché un debito pubblico alto, è un segnale di mancanza di fiducia, la speculazione dice: “Noi non pensiamo che l’Italia possa mettersi in ordine”, perché ha un debito pubblico del 122% rispetto al Pil, allora entrerà prossimamente nella “zona d’ombra”: ciò ha determinato l’inizio della speculazione. Ora, questo è passato, abbiamo visto che lo spread è sceso e si è più che dimezzato e i tassi d’interesse sono in calo ovunque, pertanto, tutti questi sono segnali che dovunque, alla fine di quest’anno, inizierà il ciclo ascensionale della congiuntura economica. 

Professore, esiste una visione cattolica dell’economia, ovvero, quando parla di un’etica nell’economia si riferisce a questo?

Dunque, in economia vi sono due grosse tradizioni, quella dell’economia politica di matrice anglosassone e quella dell’economia civile che è stata inventata in Italia a partire dal 1400. La tradizione dell’economia civile è innervata di principi cristiani e cattolici. Ora, l’idea di base è che l’attività economica non può essere considerata separata dalla dimensione etica e soprattutto dalla dimensione relazionale o sociale che dir si voglia. In altre parole, l’economia civile non accetta la regola business is business che vuol dire gli affari sono affari, che è invece la tipica frase che è sulla bocca di tutti in ambiente anglosassone.

Non c’è speranza di un ritorno all’economia civile in Italia, visto anche il ruolo marginale dei cattolici in politica?

Ovviamente la speranza c’è e sicuramente ci sono dei segni di ripresa. L’ultima Enciclica di Benedetto XVI, Caritas in Veritate è tutta sull’economia civile, tutto il mondo l’ha capito, eccetto l’Italia. Se leggiamo l’ultimo documento del Primate d’Inghilterra, il Vescovo di Canterbury si fa riferimento all’economia civile, la stessa cosa in Germania, etc.

Quindi, quando un Papa si impegna in una direzione vuol dire che c’è la volontà, la possibilità e la necessità. Inoltre, in Italia, faremo partire proprio quest’anno una Scuola di economia civile a livello nazionale e di caratura universitaria.

Sono segnali di risveglio, quello che manca è la sponda politica e quello stesso Governo Monti evidentemente non ha compreso il significato dell’economia civile poiché ha perseguito il modello dell’ordoliberalismo tedesco. I programmi che ci sono stati dietro “Todi1” e “Todi2”, di cui ho fatto parte, erano letteralmente impregnati dell’idea di economia civile.

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