Il Mese di Maggio/Icone mariane nel centro storico
Lecce barocca/Due itinerari tracciati dalla presenza di edicole dedicate alla Madonna. ‘Tempietti’ che esprimono l’antica devozione alla Vergine Madre di Dio venerata sotto diversi titoli.
In via dei Sepolcri messapici una piccola immagine in cornice ovale è attribuita al Manzo
Percorrendo le nobili vie del centro storico di Lecce si notano sui prospetti delle case o sui muri di cinta o agli angoli dei palazzi numerose edicole votive dedicate alla Madonna. Piccoli gioielli d’arte, questi “tempietti” esprimono l’antica devozione verso la Vergine Maria venerata sotto particolari titoli. Tra le tante vogliamo soffermarci su alcune che, come suggerisce mons. Oronzo De Simone, tracciano degli itinerari verso due chiese mariane. Il primo itinerario è costituito da due edicole dedicate alla Madonna del Rosario che conducono alla zimbalesca chiesa con questo titolo nei pressi di Porta Rudiae. L’una rettangolare, di piccole dimensioni con l’immagine in cartapesta è situata in via Antonio Galateo 69, mentre l’altra centinata, di più grandi dimenzioni è costituita da un affresco di recente staccato e collocato in Piazzetta dei Saraceni 7. Entrambe sono realizzate secondo l’iconografia classica che troviamo a Pompei: la Vergine in trono con il Bambino tra le braccia nell’atto di consegnare la corona del Rosario a S. Domenico di Guzman e a S. Caterina da Siena. L’altro itinerario è idealmente disegnato da due altre edicole (una terza è andata perduta) dedicate alla Madonna del Carmine che portano alla cinesca chiesa a lei dedicata presso Piazzetta Tancredi. La prima edicola, ubicata in via dei Sepolcri Messapici 25, è di piccole dimensioni, inquadrata da una cornice ovale e con l’immagine della Madonna incartapesta realizzata da Giuseppe Manzo. L’altra, collocata in via Marco Basseo 8, è costituita da un grande altorilievo in cartapesta di Pietro Indino raffigurante la Madonna con il Bambino e le anime purganti. La terza immagine
della Madonna del Carmine, realizzata su terracotta, si trovava in Corte dei Spinola, ma di essa non vi è più traccia.
Michele Giannone















