Pubblicato in: Gio, Ago 28th, 2014

Il Messaggio alla Città/“Abbiate il coraggio di raggiungere tutte le periferie”

Le Parole dell’Arcivescovo D’Ambrosio al termine della processione dei Santi Patroni.

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TRA NOI TROPPE PERIFERIE ESISTENZIALI

Da alcuni mesi, in particolare dalla data del­la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco il 24 novembre dello scorso anno risuonano nel mio cuore e mi interrogano alcune sue parole: “Il Signore chiede e tutti siamo invitati ad accetta­re questa chiamata: uscire dalle proprie co­modità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” (EG 21).Quali periferie? Il Papa parla di periferie esistenziali che vedo­no, costretto ai margini della miseria, della so­litudine, della violenza, dell’emarginazione, un numero sempre più crescente, e in spaventoso aumento, di uomini e donne mortificato e im­miserito nella dignità, il dono più bello: la vita.

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Per tutti noi oggi è un giorno di festa. Potrem­mo dire, ed è bello, che c’è una sorta di deriva comunitaria alla festa, Viviamo, non tutti però, come giornata libera da paure, da tristezze, dai mille problemi che ci travagliano, che ci costrin­gono a tagliare, a ridurre, a non comprare, a trovare modi e forme per far fronte ai bisogni anche elementari della vita di ogni famiglia. Ogni giorno ci piovono addosso le previsioni catastrofiche che i mezzi di comunicazione non lesinano e non evidenziano.

RAGGIUNGERE CON URGENZA COLORO CHE HANNO BISOGNO DEL VANGELO

Dall’altra le promesse: i cento, i mille giorni, ‘state buoni se potete, tranquilli. Poi ci viene detto che quel piccolo segno, il “più” di crescita è diventato -. Ma poi alla ricerca di strane consolazioni continuano col dirci, storia di questi giorni: non vi preoccupate! anche la gran ferrea madre dell’Unione Europea , la sua locomotiva, è costretta a fare i conti con il segno negativo: il “meno”. Questo è quanto il momento presente ci fa vivere. Quali i risultati? L’aumento delle nostre periferie esistenziali.

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La nostra festa non può allontanarci da queste periferie che sono tante anche tra noi. Questa sera, sotto lo sguardo dei nostri Santi Patro­ni: Oronzo, Giusto e Fortunato, dobbiamo avvertire in tutta la sua urgenza l’invito di Papa Francesco: “raggiungere le periferie che hanno bisogno del Van­gelo”. Questo invito ci porta a raggiungere persone costrette a vivere un’esistenza periferica, a volte una larva di esistenza. Vi presento due periferie esisten­ziali largamente presenti tra noi.

IL CARCERE, LUOGO DI SOFFERENZA

La prima è situata in Borgo San Nicola, 4. Forse mi rimprovererete la mia monotona ripetitività. C’è una differenza però. Negli scorsi anni era un saluto per gli ospiti che sono stati i primi ad accogliermi cin­que anni fa venendo a Lecce come vostro vescovo. Quest’anno non è un semplice saluto: è denunzia di una situazione che mortifica e lede la dignità di questi nostri fratelli detenuti. È questa realtà una struttura pesante, situata alla periferia della nostra città, è difficile che ci siano sguardi indiscreti su di essa. è un corpo estraneo al contesto della città. è una realtà sociale scomoda, una vera sacca di emarginazione sociale.

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Vengo a dirvi che il carcere è veramente una perife­ria esistenziale oltre che reale, in cui sono tanti i problemi e le povertà che si vivono: sovraffollamen­to, carenza di prospettive educative, ozio obbligato, talvolta carenza della sicurezza, del diritto e della pena.È un luogo di sofferenza non sempre di redenzione, ma carico di aspettative e di esperienze di solida­rietà e di attenzione alla dignità umana.Ci raggiunge una parola di Gesù: ero nudo, affa­mato, malato, carcerato e sei venuto a trovarmi. La condizione dunque di detenuto è tra le povertà in cui il Cristo si identifica.

 “ERO CARCERATO E NON MI AVETE ABBANDONATO”

La differenza tra la concezione di pena se­condo i canoni dei vari ordinamenti giuridici e la giustizia divina, è veramente grande. Nella prima prevale il senso della punizione, nella seconda quella dell’amore e della misericordia. Per noi cristiani il carcere è una sfida, è un ter­mometro per la nostra fede. Se siamo capaci di farci carico di questa porzione di Chiesa che è fatta di fratelli difficili, è segno che nel nostro cuore fa breccia la novità che viene dal mes­saggio evangelico. Da alcuni anni operano in questa particolare periferia alcune associazioni di volontariato tese a promuovere il reinserimento sociale durante l’esperienza detentiva e al termine dello sconto della pena per il ritorno alla piena libertà.

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Da alcuni mesi la Caritas Diocesana, in piena collaborazione con la struttura carcera­ria e l’autorità di sorveglianza, porta avanti il progetto “70volte7” finalizzato all’avvio e alla conseguente gestione di un Centro Sociale Rieducativo per detenuti con l’ammissione di alcuni detenuti al lavoro estraneo al carcere e ad attività formative giornaliere. Esperienza nuova che, in aggiunta alle altre associazioni di volontariato, dona a noi credenti la possibilità di essere fedeli al mandato di Gesù: ero carcera­to e non mi avete abbandonato.

VECCHI E NUOVI POVERI: IL ‘MIRACOLO’ DELLA CASA DELLA CARITÀ

La seconda periferia esistenziale sono i poveri, i tanti che bussano ai vari centri di ascolto della Caritas Diocesana e delle nostre parrocchie, che chiedono e ottengono sostegno e aiuto ma anche accoglienza e ospitalità presso la Casa della Carità e le sue succur­sali. Nei circa venti mesi dalla sua apertura questa Casa ha accolto oltre 1550 ospiti da 32 diversi Paesi con 9900 pernottamenti e la distribuzione di oltre 23.000 pasti, servizio docce, consulenza medica e legale.

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Da aggiungere gli oltre 500 ospiti che ogni giorno trovano un pasto, un sorriso, un’accoglienza nelle varie mense che la carità della nostra Chiesa dona con un esercito di volontari, e tra essi, ed è segno di fresca speranza, molti i giovani. Quale il miracolo di questa carità? Aver intaccato nella sua graniticità la periferia esistenziale dei vecchi e nuovi poveri. Ne do atto, e dico tutta la mia gratitudine e convinzione. Per loro abbiamo aperto e continuiamo ad aprire le nostre case, le nostre Chiese. Ma tutto questo non basta, non può bastare.

LA NOSTRA CHIESA, ESPERTA IN UMANITÀ

È lungo l’elenco delle tante opere e dei molti servizi che sappiamo offrire. Vanno dai tre ambulatori medici con tutte le necessarie prestazioni anche specialistiche grazie anche all’impegno della e alla piena disponibilità dell’Asl di Lecce, al centro di distribuzione farmaci, ai due empori della soli­darietà, ai vari centri di accoglienza e di ascolto, alla distribuzione di generi di prima necessità per circa 170.000 persone, al progetto ‘il prestito della speranza’ patrocinato dalla Caritas Italiana e finanziato dalla Cei che ha erogato prestiti per oltre 300.000,00 euro come aiuto a famiglie in forte disagio.

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L’ultimo fiore all’occhiello che ho annunzia­to al termine della processione dello scorso anno, portato avanti dalla carità della diocesi, è il ‘micro­credito Sant’Oronzo’ che ha permesso l’avvio di due cooperative giovanili e di una terza in itinere. Chi bussa alle nostre porte sa che si apriranno ad accogliere, ascoltare, donare… Sappiamo che la Chiesa, la nostra Chiesa, esperta in umanità, è stata definita e molto spesso lo verifi­chiamo, ‘il buon Samaritano della storia’. Nel povero, ammalato, affamato, carcerato, c’è Cristo. Passando davanti e venendo a noi sarà sempre amato, aiutato, non giudicato.

L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI

Carissimi tutti, facciamo festa ma non giriamo le spalle e il viso di fronte alle tante miserie che affliggono molti, forse troppi, della nostra comunità e i tanti che vengono a stare con noi. A tutti voi costituiti in autorità per servire e dare risposte chiedo sommessamente ma convintamente: non lasciateci soli sui tanti fronti della povertà e dell’emarginazione.

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Siate certi che i poveri non li manderemo a voi. Ma vi prego di non mandarli con troppa facilità a noi. A volte avvertiamo un peso eccessivo e una gravosa impotenza a evadere attese e richieste. C’è ormai tra noi un universo silente e invisibile che riesce a mangiare e a vestirsi grazie all’aiuto che la nostra carità riesce ad offrire.

GLI STAKANOVISTI DELLA CARITÀ

A tutti, ai tanti che evangelicamente non fanno sapere alla sinistra quel­lo che fa la destra, e sostengono concretamente la carità della nostra Chiesa, il mio grazie, e nel mio c’è quello degli abitanti della periferia esistenziale della povertà, che bussano anche alla mia porta non solo per chiedere ma anche per ringraziare.

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Agli operatori della carità, al piccolo esercito dei volontari, gli stakanovisti della carità, l’espressione del mio grato stupore e l’assicurazione che non perderanno la loro ricompensa. Perché l’economia dell’amore e del dono ha un Pil in forte crescita.

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