Il Messaggio alla Città/“Abbiate il coraggio di raggiungere tutte le periferie”
Le Parole dell’Arcivescovo D’Ambrosio al termine della processione dei Santi Patroni.
TRA NOI TROPPE PERIFERIE ESISTENZIALI
Da alcuni mesi, in particolare dalla data della pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco il 24 novembre dello scorso anno risuonano nel mio cuore e mi interrogano alcune sue parole: “Il Signore chiede e tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalle proprie comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” (EG 21).Quali periferie? Il Papa parla di periferie esistenziali che vedono, costretto ai margini della miseria, della solitudine, della violenza, dell’emarginazione, un numero sempre più crescente, e in spaventoso aumento, di uomini e donne mortificato e immiserito nella dignità, il dono più bello: la vita.
Per tutti noi oggi è un giorno di festa. Potremmo dire, ed è bello, che c’è una sorta di deriva comunitaria alla festa, Viviamo, non tutti però, come giornata libera da paure, da tristezze, dai mille problemi che ci travagliano, che ci costringono a tagliare, a ridurre, a non comprare, a trovare modi e forme per far fronte ai bisogni anche elementari della vita di ogni famiglia. Ogni giorno ci piovono addosso le previsioni catastrofiche che i mezzi di comunicazione non lesinano e non evidenziano.
RAGGIUNGERE CON URGENZA COLORO CHE HANNO BISOGNO DEL VANGELO
Dall’altra le promesse: i cento, i mille giorni, ‘state buoni se potete, tranquilli. Poi ci viene detto che quel piccolo segno, il “più” di crescita è diventato -. Ma poi alla ricerca di strane consolazioni continuano col dirci, storia di questi giorni: non vi preoccupate! anche la gran ferrea madre dell’Unione Europea , la sua locomotiva, è costretta a fare i conti con il segno negativo: il “meno”. Questo è quanto il momento presente ci fa vivere. Quali i risultati? L’aumento delle nostre periferie esistenziali.
La nostra festa non può allontanarci da queste periferie che sono tante anche tra noi. Questa sera, sotto lo sguardo dei nostri Santi Patroni: Oronzo, Giusto e Fortunato, dobbiamo avvertire in tutta la sua urgenza l’invito di Papa Francesco: “raggiungere le periferie che hanno bisogno del Vangelo”. Questo invito ci porta a raggiungere persone costrette a vivere un’esistenza periferica, a volte una larva di esistenza. Vi presento due periferie esistenziali largamente presenti tra noi.
IL CARCERE, LUOGO DI SOFFERENZA
La prima è situata in Borgo San Nicola, 4. Forse mi rimprovererete la mia monotona ripetitività. C’è una differenza però. Negli scorsi anni era un saluto per gli ospiti che sono stati i primi ad accogliermi cinque anni fa venendo a Lecce come vostro vescovo. Quest’anno non è un semplice saluto: è denunzia di una situazione che mortifica e lede la dignità di questi nostri fratelli detenuti. È questa realtà una struttura pesante, situata alla periferia della nostra città, è difficile che ci siano sguardi indiscreti su di essa. è un corpo estraneo al contesto della città. è una realtà sociale scomoda, una vera sacca di emarginazione sociale.
Vengo a dirvi che il carcere è veramente una periferia esistenziale oltre che reale, in cui sono tanti i problemi e le povertà che si vivono: sovraffollamento, carenza di prospettive educative, ozio obbligato, talvolta carenza della sicurezza, del diritto e della pena.È un luogo di sofferenza non sempre di redenzione, ma carico di aspettative e di esperienze di solidarietà e di attenzione alla dignità umana.Ci raggiunge una parola di Gesù: ero nudo, affamato, malato, carcerato e sei venuto a trovarmi. La condizione dunque di detenuto è tra le povertà in cui il Cristo si identifica.
“ERO CARCERATO E NON MI AVETE ABBANDONATO”
La differenza tra la concezione di pena secondo i canoni dei vari ordinamenti giuridici e la giustizia divina, è veramente grande. Nella prima prevale il senso della punizione, nella seconda quella dell’amore e della misericordia. Per noi cristiani il carcere è una sfida, è un termometro per la nostra fede. Se siamo capaci di farci carico di questa porzione di Chiesa che è fatta di fratelli difficili, è segno che nel nostro cuore fa breccia la novità che viene dal messaggio evangelico. Da alcuni anni operano in questa particolare periferia alcune associazioni di volontariato tese a promuovere il reinserimento sociale durante l’esperienza detentiva e al termine dello sconto della pena per il ritorno alla piena libertà.
Da alcuni mesi la Caritas Diocesana, in piena collaborazione con la struttura carceraria e l’autorità di sorveglianza, porta avanti il progetto “70volte7” finalizzato all’avvio e alla conseguente gestione di un Centro Sociale Rieducativo per detenuti con l’ammissione di alcuni detenuti al lavoro estraneo al carcere e ad attività formative giornaliere. Esperienza nuova che, in aggiunta alle altre associazioni di volontariato, dona a noi credenti la possibilità di essere fedeli al mandato di Gesù: ero carcerato e non mi avete abbandonato.
VECCHI E NUOVI POVERI: IL ‘MIRACOLO’ DELLA CASA DELLA CARITÀ
La seconda periferia esistenziale sono i poveri, i tanti che bussano ai vari centri di ascolto della Caritas Diocesana e delle nostre parrocchie, che chiedono e ottengono sostegno e aiuto ma anche accoglienza e ospitalità presso la Casa della Carità e le sue succursali. Nei circa venti mesi dalla sua apertura questa Casa ha accolto oltre 1550 ospiti da 32 diversi Paesi con 9900 pernottamenti e la distribuzione di oltre 23.000 pasti, servizio docce, consulenza medica e legale.
Da aggiungere gli oltre 500 ospiti che ogni giorno trovano un pasto, un sorriso, un’accoglienza nelle varie mense che la carità della nostra Chiesa dona con un esercito di volontari, e tra essi, ed è segno di fresca speranza, molti i giovani. Quale il miracolo di questa carità? Aver intaccato nella sua graniticità la periferia esistenziale dei vecchi e nuovi poveri. Ne do atto, e dico tutta la mia gratitudine e convinzione. Per loro abbiamo aperto e continuiamo ad aprire le nostre case, le nostre Chiese. Ma tutto questo non basta, non può bastare.
LA NOSTRA CHIESA, ESPERTA IN UMANITÀ
È lungo l’elenco delle tante opere e dei molti servizi che sappiamo offrire. Vanno dai tre ambulatori medici con tutte le necessarie prestazioni anche specialistiche grazie anche all’impegno della e alla piena disponibilità dell’Asl di Lecce, al centro di distribuzione farmaci, ai due empori della solidarietà, ai vari centri di accoglienza e di ascolto, alla distribuzione di generi di prima necessità per circa 170.000 persone, al progetto ‘il prestito della speranza’ patrocinato dalla Caritas Italiana e finanziato dalla Cei che ha erogato prestiti per oltre 300.000,00 euro come aiuto a famiglie in forte disagio.
L’ultimo fiore all’occhiello che ho annunziato al termine della processione dello scorso anno, portato avanti dalla carità della diocesi, è il ‘microcredito Sant’Oronzo’ che ha permesso l’avvio di due cooperative giovanili e di una terza in itinere. Chi bussa alle nostre porte sa che si apriranno ad accogliere, ascoltare, donare… Sappiamo che la Chiesa, la nostra Chiesa, esperta in umanità, è stata definita e molto spesso lo verifichiamo, ‘il buon Samaritano della storia’. Nel povero, ammalato, affamato, carcerato, c’è Cristo. Passando davanti e venendo a noi sarà sempre amato, aiutato, non giudicato.
L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI
Carissimi tutti, facciamo festa ma non giriamo le spalle e il viso di fronte alle tante miserie che affliggono molti, forse troppi, della nostra comunità e i tanti che vengono a stare con noi. A tutti voi costituiti in autorità per servire e dare risposte chiedo sommessamente ma convintamente: non lasciateci soli sui tanti fronti della povertà e dell’emarginazione.
Siate certi che i poveri non li manderemo a voi. Ma vi prego di non mandarli con troppa facilità a noi. A volte avvertiamo un peso eccessivo e una gravosa impotenza a evadere attese e richieste. C’è ormai tra noi un universo silente e invisibile che riesce a mangiare e a vestirsi grazie all’aiuto che la nostra carità riesce ad offrire.
GLI STAKANOVISTI DELLA CARITÀ
A tutti, ai tanti che evangelicamente non fanno sapere alla sinistra quello che fa la destra, e sostengono concretamente la carità della nostra Chiesa, il mio grazie, e nel mio c’è quello degli abitanti della periferia esistenziale della povertà, che bussano anche alla mia porta non solo per chiedere ma anche per ringraziare.
Agli operatori della carità, al piccolo esercito dei volontari, gli stakanovisti della carità, l’espressione del mio grato stupore e l’assicurazione che non perderanno la loro ricompensa. Perché l’economia dell’amore e del dono ha un Pil in forte crescita.
























