Il Messaggio dell’Arcivescovo alla Città: Lecce non è sola
3. Un’ultima parola che potete immaginare. C’è un popolo di invitati a questa festa che non posso non rendere in qualche modo presente a tutti voi, vista la loro materiale impossibilità di essere con noi.
All’inizio del mio ministero episcopale tra voi, la mia prima visita e il mio primo saluto è stato per i domiciliati in Borgo San Nicola 4.
Ogni anno in questa occasione sono i destinatari di un mio saluto che è anche quello di tutti voi, di un mio accorato appello che coinvolge, anche se con ruoli e responsabilità diverse, l’intera comunità leccese e non.
Cari amici al di là delle sbarre: in questo giorno di festa siete con noi, nei nostri pensieri, nelle nostre preghiere, nel mio affetto. Ne siete tanti, troppi per la struttura che vi ospita: 1311. Un giornalista ha scritto: “stipati come sardine, sovraffollamento al 100%”. Il direttore della struttura che con il personale tutto e gli agenti di polizia penitenziaria è fortemente impegnato nella umanizzazione della struttura, a tutti loro la nostra gratitudine, ha affermato che “il sovraffollamento cronico nega ogni senso di umanità”.
Ma è pur vero, parlo per la conoscenza acquisita nelle mie frequenti visite, che c’è tanta, molta umanità, dolorante e consapevole del giusto prezzo da pagare per errori e violazioni commesse, decisa nella stragrande maggioranza dei casi a venirne fuori e a redimersi. Mi piace riportare a voi quanto un detenuto mi ha consegnato recentemente in un giorno significativo e inedito nella loro vita da reclusi: “Oggi è un giorno importante….. ma noi abbiamo deciso che domani sarà ancora più importante perché saremo chiamati a dare prova di essere cristiani, di aver capito veramente il dono ricevuto, di ringraziare con i fatti chi ha creduto in noi: è lì che ci scontreremo contro i pregiudizi e gli ottusi, contro gente che vorrà inchiodarci per sempre al rango di parassitari. Ma noi diremo loro che non siamo parassiti, noi siamo uomini con dentro il graffio del Signore”.
È bello sapere che da un luogo dove abbondano i disperati, viene a tutti noi una voce di speranza.
Affidiamo tutti loro alla protezione dei nostri Santi Patroni. Sappiano che lo spesso muro di cinta non ci impedisce di sentirli vicini, impegnati, per le responsabilità che ci competono, a restituire loro il grado di dignità umana che lo sconto della pena deve loro restituire.
4. Carissimi tutti, su questa nostra comunità, sui responsabili della cosa pubblica, sulle autorità di ogni ordine e grado a cui va il mio saluto e la mia gratitudine per l’odierna presenza e per lo stile di costante, mutua collaborazione e reciproco ascolto anche se talvolta con differenti valutazioni, sulle famiglie, sui giovani, sugli anziani, sui malati, sui disoccupati, sui senza lavoro, sugli ospiti accolti tra noi e nostri fratelli al di là delle differenze di cultura, di nazionalità, di credo religioso, sui tanti emarginati e forse disperati, invoco, per l’intercessione dei nostri Santi Oronzo, Giusto e Fortunato, la benedizione del Signore Onnipotente, garanzia di sostegno, fonte di speranza, certezza di forza necessaria per aggredire il presente caliginoso e riuscire a guardare con un minimo di speranza il futuro che ci attende!
+ Domenico U. D’Ambrosio















