Pubblicato in: Sab, Ago 25th, 2012

Il Messaggio dell’Arcivescovo alla Città: Lecce non è sola

3. Un’ultima parola che potete im­maginare. C’è un popolo di invitati a questa festa che non posso non rendere in qualche modo presente a tutti voi, vista la loro materiale im­possibilità di essere con noi.

All’inizio del mio ministero episcopale tra voi, la mia prima vi­sita e il mio primo saluto è stato per i domiciliati in Borgo San Nicola 4.

Ogni anno in questa occasione sono i destinatari di un mio saluto che è anche quello di tutti voi, di un mio accorato appello che coin­volge, anche se con ruoli e respon­sabilità diverse, l’intera comunità leccese e non.

Cari amici al di là delle sbarre: in questo giorno di festa siete con noi, nei nostri pensieri, nelle no­stre preghiere, nel mio affetto. Ne siete tanti, troppi per la struttura che vi ospita: 1311. Un giornali­sta ha scritto: “stipati come sardi­ne, sovraffollamento al 100%”. Il direttore della struttura che con il personale tutto e gli agenti di poli­zia penitenziaria è fortemente im­pegnato nella umanizzazione della struttura, a tutti loro la nostra grati­tudine, ha affermato che “il sovraf­follamento cronico nega ogni senso di umanità”.

Ma è pur vero, parlo per la co­noscenza acquisita nelle mie fre­quenti visite, che c’è tanta, molta umanità, dolorante e consapevole del giusto prezzo da pagare per er­rori e violazioni commesse, decisa nella stragrande maggioranza dei casi a venirne fuori e a redimersi. Mi piace riportare a voi quanto un detenuto mi ha consegnato recen­temente in un giorno significativo e inedito nella loro vita da reclusi: “Oggi è un giorno importante….. ma noi abbiamo deciso che doma­ni sarà ancora più importante per­ché saremo chiamati a dare prova di essere cristiani, di aver capito veramente il dono ricevuto, di rin­graziare con i fatti chi ha creduto in noi: è lì che ci scontreremo contro i pregiudizi e gli ottusi, contro gente che vorrà inchiodarci per sempre al rango di parassitari. Ma noi diremo loro che non siamo parassiti, noi siamo uomini con dentro il graffio del Signore”.

È bello sapere che da un luogo dove abbondano i disperati, viene a tutti noi una voce di speranza.

Affidiamo tutti loro alla prote­zione dei nostri Santi Patroni. Sap­piano che lo spesso muro di cinta non ci impedisce di sentirli vicini, impegnati, per le responsabilità che ci competono, a restituire loro il grado di dignità umana che lo scon­to della pena deve loro restituire. 

4. Carissimi tutti, su questa nostra comunità, sui responsabili della cosa pubblica, sulle autorità di ogni ordine e grado a cui va il mio saluto e la mia gratitudine per l’odierna presenza e per lo stile di costante, mutua collaborazione e reciproco ascolto anche se talvolta con diffe­renti valutazioni, sulle famiglie, sui giovani, sugli anziani, sui malati, sui disoccupati, sui senza lavoro, sugli ospiti accolti tra noi e nostri fratelli al di là delle differenze di cultura, di nazionalità, di credo re­ligioso, sui tanti emarginati e forse disperati, invoco, per l’intercessio­ne dei nostri Santi Oronzo, Giusto e Fortunato, la benedizione del Si­gnore Onnipotente, garanzia di so­stegno, fonte di speranza, certezza di forza necessaria per aggredire il presente caliginoso e riuscire a guardare con un minimo di speran­za il futuro che ci attende! 

+ Domenico U. D’Ambrosio

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