IL MINISTERO DELL’EPIFANIA
IL 5 GENNAIO IN CATTEDRALE
Brani salienti dell’Omelia dell’Arcivescovo D’Ambrosio pronunciata il 5 gennaio scorso in occasione del suo XXIII Anniversario di Ordinazione Episcopale, per il Diaconato di Riccardo Calabrese, Mattia Murra e Alberto Taurino e per il Presbiterato di Alessandro Mele.
D’AMBROSIO/1
CONSAPEVOLI DEL PROPRIO LIMITE
I nostri fratelli e figli Alessandro, Alberto, Mattia, Riccardo si prostreranno col volto e la bocca nella polvere. Immergersi nella polvere è affermare la consapevolezza della propria debolezza, della propria inadeguatezza, del proprio limite. Ma la prostrazione dice anche una supplica intensa di chi riconosce in Dio l’unico che può intervenire.
D’AMBROSIO/2
ARRENDERSI AL SIGNORE
In questo gesto c’è un terzo significato: è la resa incondizionata, è assumere la posizione di chi si è arreso completamente di fronte a Dio. è uno stare di fronte al Signore senza le nostre difese: quelle dei nostri ragionamenti, dei nostri criteri, di quelli che a volte riteniamo i nostri sacrosanti e intoccabili progetti. In fondo sono dei tentativi di resistenza e di difesa davanti alla ricchezza dell’Amore che ci viene donato.
D’AMBROSIO/3
DISPENSATORI DEI MISTERI SANTI
Fratelli presbiteri, diaconi, ripensiamo al giorno della nostra ordinazione. Ci siamo presentati a Lui con la chiara consapevolezza delle nostre fragilità e con la supplica intensa di chi ha chiesto il dono dello Spirito per servire all’altare nella Santa Chiesa ed essere fedeli dispensatori dei misteri santi. Ripensiamo al gesto della prostrazione e riviviamolo, accompagnati dalla consapevolezza della nostra inadeguatezza.
D’AMBROSIO/4
MISERICORDIOSO E FEDELE
Ancora una volta abbiamo bisogno, fratelli cari, di arrenderci all’azione che il Signore Gesù, Sacerdote Sommo, misericordioso e fedele, ha iniziato dal giorno della nostra ordinazione e la vuole portare a compimento. Una resa difficile. Quante resistenze e di ogni genere: l’obbedienza che facciamo fatica a comprendere e accettare e dentro la quale ci è difficile rimanere.
D’AMBROSIO/5
L’UNICO SACERDOZIO DI CRISTO SIGNORE
Dobbiamo ritornare a questo gesto e sentire che solo una resa incondizionata a Cristo, che ci ha chiamati a stare con lui rendendoci partecipi della ricchezza del suo sacerdozio, ci darà la forza di alzarci e andare a Lui per ricevere ancora la ricchezza e la forza del dono dello Spirito per annunziare ai poveri e agli odierni smarriti di cuore, la gioia del Vangelo e la forza della sua liberazione.




















