IL MIO SOGNO: L’ALBANIA PARTE DELL’EUROPA
LA VICENDA DIUN VESCOVO E MARTIRE ALBANESE
LA TESTIMONIANZA DI MONS. VOLAJ
ERA UN’AURORA NITIDA, DI CRISTALLO…
Coi primissimi raggi del sole che filtravano, tenui e leggeri, dalla grata a fendere le tetre pareti della prigione. Alla fine, questo gliel’avevano concesso. Il santo desiderio di ogni morente è quello di volgere gli occhi un’ultima volta a contemplare, come stupiti, la luce amica del giorno che sorge. Era aperta la piccola grata della finestrella. Forse qualcuno l’aveva dimenticata così e gli occhi del condannato potevano spingersi in su, ad ammirare il bel cielo dipinto di rosso dall’alba di Tirana. Giorni erano che non godeva della dolcezza della luce.
Eppure il buio non gli aveva mai messo paura. Neanche da piccolo. Figurarsi ora, da uomo nel pieno vigore delle forze. Erano le guardie ad avere un arcano timore di lui, dei suoi occhi neri, profondi quanto un abisso, e ardenti. Fiammeggianti. Due fiaccole brune che si aggiravano nella tenebra della cella o che si volgevano in alto, al soffitto umido e sporco, ma quasi ammirassero il cielo aperto e limpido, impregnato di rosso dal sole balcanico, pronto a scacciare la notte e volgersi a un nuovo mattino.
















