Pubblicato in: Ven, Nov 30th, 2012

IL MIO SOGNO: L’ALBANIA PARTE DELL’EUROPA

Un lungo cammino iniziato a Valona sulla scia di Vlora

CENT’ANNI DALL’INDIPENDENZA

“Con la caduta del muro di Berlino, gli albanesi superano finalmente il muro ideologico”  

Era il 28 novembre 1912, un giorno indimenticabile per la storia del popolo albanese. Nella città di Valona, dal balcone di una piccola casa a due piani, Ismail Qemal Vlora, personaggio noto del suo tempo, per l’impegno politico e culturale, insieme al Comitato Nazionale Alba­nese (1878), formato da rappresentanti delle tre religioni cattolica, ortodossa e islamica, dichiara l’indipendenza nazionale. L’impero Ottomano si sta sgretolando, le grandi potenze dell’Europa guardano con preoccupazione i paesi balcanici, si tenta un equilibrio nuovo.

Il Rinascimento albanese (1840) si era impegnato in modo straor­dinario per risvegliare l’identità nazionale, me­diante un programma pluridimensionale, tra cui l’indipendenza di uno stato autonomo albanese riconosciuto dall’Europa. Però, il Congresso di Berlino (1878) ignora l’Albania come realtà nazionale e decide di dividere le terre albanesi tra Montenegro, Serbia, Bulgaria e Grecia. I patrioti albanesi rispondono agli attacchi e alle propagande molto aggressive dei paesi vicini, che considerano gli albanesi convertiti all’islam turchi. Fin dal inizio i Padri della chiesa cattolica, hanno contribuito anche con il prezzo del marti­rio, la difesa dell’identità e della cultura albanese, un vero patrimonio culturale, sulla base del quale il Rinascimento hanno fondato la sua identità.

Le vicissitudine storiche si evolvono in ideologia della storia, e tale tentativo è applicato anche alla religione, che, di conseguenza, diventa un simbo­lo di inno nazionale: “la religione degli albanesi è l’Albania”. Il proposito di tale affermazione indica il contesto storico: una condizione ultima della sopravivenza. L’epilogo di questa indi­pendenza e stata amara; dopo un anno (1913), il Congresso di Londra decide per la sottrazione dei territori albanesi, più della metà, cedendoli ai paesi vicini. In seguito, il dramma delle due guerre mondiali, per poi entrare nella pagina più assurda della dittatura feroce comunista.

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