Il monito di Michele: Chi è come Dio?
L’Arcivescovo D’Ambrosio nel santuario di Monte Sant’Angelo il 28 settembre scorso per la solennità dei Santi Arcangeli.
SU QUESTO SANTO MONTE
Ho da rendere grazie al Signore che ancora una volta mi ha fatto salire su questa santa montagna per unire alla vostra la mia preghiera di lode alla Santa Trinità che innalzate in questa grotta che si spalanca alla rimessione dei peccati . Qui sentiamo viva ed efficace l’intercessione del Santo Arcangelo Michele che ottiene per tutti noi la ricchezza della divina misericordia che, aprendo le sue braccia , ci stringe nel suo amore. Grazie a voi tutti, amici di Monte Sant’Angelo, città a me cara per ragioni varie, per averla custodita nel mio cuore di Vescovo per sei intensi anni in cui i vincoli antichi si sono rinnovati nella forza della comunione che ci ha visti e ci vede insieme nell’avventura per il Regno di Dio. Alle autorità tutte, in particolare al Sindaco e ai rappresentanti della civica amministrazione che questa sera, fedele a una consolidata tradizione, offrirà i ceri che diranno al Santo Patrono che questo popolo gli appartiene e a lui domanda rinnovata protezione e intercessione, rinnovo il mio saluto e la mia sicura e affettuosa amicizia. A voi pellegrini che siete saliti su questo monte per venerare e implorare protezione all’Arcangelo Michele, il mio saluto e l’assicurazione che anche per voi c’è la mia preghiera perché il nostro Santo vi protegga e vi difenda da ogni pericolo. A voi, confratelli presbiteri cari e amati, grazie per la vostra presenza: è il segno di un vincolo che nato per le comuni origini, maturato nel servizio a questa nostra terra nel sacerdozio e ancor più autenticato negli anni del mio servizio episcopale tra voi, continua non in un semplice sentimentale ricordo ma nel ricordo che si fa preghiera ogni giorno perché sappiate amare e servire, con sempre rinnovato entusiasmo, i fratelli che il Signore vi ha affidati. Da ultimi ma evangelicamente ultimi, cioè primi, il saluto e la gratitudine ai cari Padri Micheliti, custodi e promotori dell’autentico culto all’Arcangelo Michele. Grazie per questo invito ad essere qui per l’annuale solennità del Santo Patrono. Invito, ve lo confesso, atteso e desiderato: ci sono legami che restano e non si sfilacciano nonostante assenze e distanze fisiche. Grazie perché da devoto pellegrino vedo l’intelligente e appassionata cura che accompagna il vostro servizio in questo Santuario nel quale siete impegnati a promuovere una antica e nuova devozione che legge la storia di ieri e anima la novità di quella odierna. Ancora grazie: anche per voi il posto nella mia preghiera e… nel mio cuore di padre, fratello, amico.
LA PRESENZA DELL’ARCANGELO
Oggi siamo invitati nella liturgia che celebriamo e nella parola che ci è stata proclamata, a onorare, venerare e invocare i SS. Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele. Qui in questa santa grotta da oltre 1500 anni c’è la particolare presenza dell’Arcangelo Michele, principe delle milizie celesti che ha scelto questo luogo come segno di una sua particolare presenza tra noi e per noi. San Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto con gli altri Vescovi che salgono sul monte Gargano, segna l’inizio di quella moltitudine di pellegrini ai quali oggi la storia aggiunge anche noi presenti in questo luogo dedicato e santificato dalla presenza del Santo Arcangelo.
IL NEMICO TERRIBILE
La liturgia ci ricorda la missione delle schiere celesti: “schiere innumerevoli di angeli stanno davanti a te, Signore per servirti, contemplano la tua gloria e giorno e notte cantano la tua lode” (Preghiera eucaristica IV). Sta qui il significato delle parole del Profeta Daniele nella prima lettura: “mille migliaia servivano il Signore e diecimila miriadi lo assistevano” (Dn 7,10). L’Apocalisse ci presenta la battaglia tra l’Arcangelo Michele e il drago alla testa dei loro rispettivi angeli. Battaglia che non ha storia. Contrapponendosi a Dio, il drago non ha forza, non regge al confronto. Il prezzo della sconfitta è descritto con due espressioni: “ non ci fu più posto per loro in cielo” (Ap12,8), ”fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli” (Ap12,9). Il drago, il demonio è un nemico terribile dal quale bisogna sapersi guardare ma che non ha futuro perché è stato già sconfitto dalle forze divine. Abbiamo nell’Arcangelo Michele un difensore forte e potente: protegge e sostiene i figli di Dio, in particolare noi suoi devoti. Non siamo mai lasciati allo sbando o soli. Ce lo ricorda Gesù nel Vangelo: gli Angeli di Dio salgono e scendono. Quello che Giacobbe vide in sogno è ora diventato realtà: con la discesa di Cristo sulla terra, i cieli si sono aperti. L’unione tra cielo e terra è ristabilita: gli angeli salgono e scendono a significare che ogni barriera, ogni sbarramento è stato infranto ed è incominciata e continua la grande stagione della grazie e della misericordia.
IL PRIMATO DI DIO
Ma l’Arcangelo Michele con il suo Quis ut Deus, Chi è come Dio?, ci ricorda una condizione irrinunciabile perché si possa attuare l’età e la stagione della misericordia: il primato e l’assoluto di Dio. Dio non tollera le nostre arbitrarie sostituzioni, non c’è posto per altri. Non accetta quelle nostre strane forme di comproprietà a cui talvolta con una fede spenta, superficiale e compromissoria, tentiamo e ci illudiamo di costringerlo! Lui è il Signore. Non c’è nessun altro come Lui. Oggi San Michele pone a ciascuno di noi la domanda: Chi è come Dio? Di sicuro nessuno di noi si è mai sognato di sostituirlo. A ben guardare però la nostra vita, quando la analizziamo con onestà e verità, dobbiamo riconoscere che tante piccole statuette di idoli rubano una spazio che è solo del Signore. Pensiamo alle nostre scelte di ordine morale e alla facile acquiescenza alle ‘mode’ o alla cultura secolarista e agnostica che domina gran parte della nostra società e che trascina anche molti cristiani ad adeguarsi al pauroso abbassamento della soglia etica in tanti nostri atteggiamenti. Ormai abbiamo messo al posto di Dio noi stessi, il nostro giudizio, la nostra valutazione morale che esprimiamo con quella abituale presunzione che dà la patente di legittimità o di bontà: che male c’è! Non è facile in un mondo assente e lontano, un mondo che fa a meno degli angeli di Dio che salgono e scendono, liberarci dalle nostre presunzioni e dai nostri assoluti. Non ci accorgiamo della china pericolosa che stiamo percorrendo perché non ci lasciamo giudicare dalla parola dell’arcangelo: chi è come Dio? L’intercessione e il patrocinio di San Michele ci aiutino a ritrovare il Dio vero, il Dio unico, il Dio che ci libera dalle aberrazioni che gli idoli costruiti dalla nostra saccenteria e dai nostri orgogli, oscurano e malversano.
Torni sulle nostre labbra la preghiera di Leone XIII:
Sancte Michael Arcangele,
difendici nella lotta,
sii nostro aiuto
contro la cattiveria
e le insidie del diavolo.
Tu che sei il principe
della milizia celeste
con la forza divina
rinchiudi nell’inferno
satana e gli altri spiriti maligni.
Amen
















