Pubblicato in: Sab, Dic 27th, 2014

Il Natale nell’Arte…

CATTEDRALE DI LECCE/IL PRESEPE DEL RICCARDI

Duomo

Nel Duomo di Lecce si trova uno dei presepi più originali per compo­sizione ed allestimento attribuito, con alcune perplessità, a Gabriele Riccardi datato intorno alla metà del ‘500. Sicuramente nel 1543 lavo­ra alla realizzazione della chiesa di San Marco, in piazza Sant’Oronzo, su committenza della colonia di veneziani residenti a Lecce e nello stesso anno, l’artista lavora alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, voluta dal mercante fiorentino Peruzzi. Nel 1549, realizza il disegno della basilica di Santa Croce, dove inventa il motivo della colonna inglobata, e nella stessa chiesa il gruppo scultoreo del Presepe, in legno dipinto. La sua presenza è poi riconosciuta nel quadriportico del convento dei Celestini, poi completato da Giuseppe Zimbalo. Il gruppo scultoreo è collocato nella cappella della Natività o della Annunziata arricchito da un elegante altare a colonne tortili del Cino che ben dialoga con l’allestimento del gruppo plastico diviso in due registri: nella parte inferiore prende posto il presepe, secondo la tradiziona­le iconografia, mentre alla sommità del coronamento dell’altare sono state collocate le figure dei tre magi in corteo e dei pastori con il gregge mentre sullo sfondo si intravede un edificio architettonico. Riconosciamo la maestria scultorea del Riccardi dalla solida struttura plastica non scevra dalla eleganza garantita dalla duttile pietra leccese.

01 Cattedrale

L’allestimento attuale, fu realizzato dopo i lavori di rifacimento del Duomo e probabilmente le sculture erano già collo­cate nella cappella Assumptionis nell’antica fabbrica della vecchia cattedrale. Il gruppo presepiale segue l’iconografia introdotta nella tradizione occidentale post- tridentina che predilige le figure genitoriali adoranti, collocate simme­tricamente ai lati della culla/mangiatoia, tradizione figurativa più autorevole, preferita alla Madonna distesa di ascendenza orientale e a Giuseppe dotato di candela o lampada, indice dell’intelletto umano che vede il mistero della nascita sacra. La presenza di due animali il bue e l’asinello è un aggiunta suc­cessiva all’iconografia tradizionale, assenti nella narrazione evangelica, ed è desunta da Origene. Alla sommità vi una Adorazione, sintesi molto originale di due episodi intersecati l’Adorazione dei pastori e l’Adorazione dei Magi quest’ultima arricchita dalla tradizione figurativa della Cavalcata tanto diffusa nel Rinascimento. L’arricchimento iconografico deriva dalle sacre rappresen­tazioni che tanto erano gradite alle nuove esigenze liturgiche del docere et de­lectare e attualizzavano il messaggio evangelico attraverso la partecipazione popolare alla narrazione storica. Il presepe declinato attraverso la Natività e le Adorazioni era un miracolo che accadeva istantaneamente alla presenza del fedele e non è un caso che l’elemento architettonico alla sommità ha i tratti distintivi di Porta Rudiae quasi che l’evento accadesse in città e la Cavalcata dei re venuti dall’Oriente entrasse proprio dalle antiche mura. 

Maria Agostinacchio 

SANTA CROCE/L’ALTARE DELLA NATIVITÀ

santa croce

Non poteva mancare nel monumento simbolo di Lecce, la Basilica della SS. Trinità in S. Croce, costruita tra ‘500-‘600 e poi arricchita ulteriormente da splendi­de realizzazioni dell’arte del ‘700-‘800, un altare dedicato al Mistero dell’Incarnazione. Nel sec. XVIII, infatti, ne fu eretto uno dedicato alla Natività, che ora si ammira accanto a quelli dedicati a Sant’Antonio di Padova, l’Arcangelo Michele, San Filippo Neri, Sant’Oronzo, Cuore di Gesù, SS. Trinità e alla cappella delle Reliquie.

04 Santa Croce

Il sacello è, come quasi tutti gli altri, impreziosito dal dipinto con la raffigurazione dell’intitolazio­ne. “L’altare a una coppia di colonne tortili è al pari degli altri stabiliti nelle cappelle della navata destra”, scrive Fiorella Congedo nella sua Nuova Guida di Lecce, pubblicata nel 2010 da Congedo Editore. Da sottolineare che l’autrice definisce l’altare “lavoro di modesto intaglio databile alla prima metà del ‘700” (pag. 266). Una valuta­zione severa, molto diversa da quella dei tanti capolavori presenti nella nota Basilica, quali, ad esempio, la meravigliosa opera d’arte dell’altare di S. Francesco da Paola, realizzato tra il 1611-15 da Francesco Antonio Zimbalo. 

Massimiliano Martena 

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