Pubblicato in: Sab, Dic 27th, 2014

Il Natale nell’Arte…

SAN MATTEO/ADORAZIONE DEI PASTORI

LECCE3

Una sapiente Adorazione dei pastori, collocata nel fastigio del primo altare a sinistra (recentemente restaurato) della chiesa barocca di S. Matteo, rievoca la Natività di Gesù, rappresen­tata secondo l’iconografia classica del XVIII secolo di scuola napoletana. La composizione dell’opera, costituita dalla Sacra Famiglia e da un pastore, è disposta su piani prospettici diversi: sul primo il muso aggettante di un bue, che osserva gli astanti invitandoli alla contem­plazione del sacro evento. Lo sguardo bovino, nella sua inespressività, sembra annunciare agli umili spettatori il miracolo del “Verbo fatto Carne”, il mistero transustanziale della Trinità: il dogma del Padre che si è fatto Figlio; nel secondo piano prospettico, al centro della tela, vi è il Bambino Gesù svelato, protetto dalla Madre e da S. Giuseppe al cui lato un semplice pastore che, pervaso da una profonda fede, corrisponde intimamente con Gesù. Il suo sguardo umile e attonito rivela tutto lo stupore e la meraviglia nel contemplare il figlio di Dio.

03 San Matteo

In questo gruppo domina San Giu­seppe che con Maria medita e ammira il miracolo del sacro evento. L’incarnato rosaceo del corpo di Gesù, il volto roseo della Madre e i toni bianchi dei panni su cui è disteso Gesù, contrastano con le zone in ombra e con le diverse tonalità degli indumenti cinerei dei personaggi, evidenziando una sapiente armonia cromatica. Nello sfondo due volti alati di angioletti, disposti tra le nuvole, schermano la luce celeste – simbolo della volontà divina – che filtra dall’alto. La tela racchiusa in una cornice intagliata in foglie d’acanto, scolpite nella pietra leccese è contornata da angeli custodi, paladini dell’Adorazione che sormonta una pala d’altare dedicata al martirio di S. Agata, realizzata da Pasquale Grassi nel 1813. L’Adorazione dei pastori è attribuita a Serafino Elmo (1696-1777) del quale nella stessa chiesa di S. Matteo esistono tre tele: Sant’O­ronzo in gloria del 1736, Sant’Anna con la Vergine e la Sacra Fami­glia. Elmo in queste opere riprende le suggestioni pittoriche della scuola napoletana del Settecento, con richiami stilistici all’opera di Paolo De Matteis e di Francesco Solimena, dai quali apprende la maestria dell’arte barocca. 

Salvatore Luperto 

SAN GIOVANNI EVANGELISTA/OPERA MATURA DI SERAFINO ELMO 

San_Giovanni_Evangelista

L’Adorazione dei pastori, opera matura di Serafino Elmo, fa bella mostra di sé nel settecentesco altare di destra situato nel transetto della chiesa di San Giovanni Evangelista delle benedettine, situata alla Corte Accardo nel centro storico del­la città, che, a nostro parere risulta essere una felice esempio della claustralità del Seicento leccese. Salentino di nascita e di formazione, l’Elmo (era nato a Lecce il 14 maggio 1696, ove morì il 10 o l’11 novembre 1777) rivela nelle sue opere una sorta di riferimenti, talvolta anche se lontani e/o solo ap­parentemente casuali, che ci fanno comprendere il perché il Dalbono lo abbia visto come allievo di Paolo De Matteis, e Pietro Marti lo abbia inserito nella scuola di Giaquinto e Solimena. Non dimenti­cando che il Foscarini lo vede, a torto o a ragione, quale maestro di Oronzo Tiso. Tornando all’opera, la cui data del 1752 è confermata dall’iscrizione incisa nella parte superiore dell’altare, ci piace far notare come nel suo impianto compositivo, nel quale Maria che presenta il Bambino Gesù costituisce la centralità focale del dipinto (quanto e quale con­tributo dalla luce!) e le figure sono allocate all’interno di uno spazio chiuso (la contadina a sinistra che proviene dall’esterno e la finestrel­la in alto a destra sotto le assi di copertura del tetto), rilevanti appa­iano le due diagonali lungo le quali si sviluppa il dipinto.

05 S. Giovanni Evangelista

La prima dal basso verso l’alto e da sinistra verso destra (dal pastore adorante a Maria con il Bambino Gesù, a Giuseppe), la seconda dall’alto verso il basso e anch’essa da sinistra verso destra (dalla sequenza dei sette puttini in volo a Giuseppe), convergenti entrambe nel vertice rappre­sentato dalla figura serena e pacificante di padre putativo di Cristo. Consentendo ad altre figure, quelle del bue alla base del dipinto a destra e della pecora spostata verso il centro e delle altre oggettualità, e quella del pastore in piedi e delle due presenze nella parte centrale a sinistra, oltre che agli altri puttini (singoli o doppi) in volo nella parte superiore di chiudere il dipinto in maniera quanto mai equilibrata e felice. Notevoli e quanto mai significative appaiono, infine, le forti soluzioni cromatiche del dipinto, che passano dal rosso del pastore inginocchia­to (da lui parte la prima diagonale) all’azzurro referenziale del manto della Madonna, al blu – ricoperto in parte di marrone – dell’abito di Giuseppe, consentendo variabili modalità percettive.  

Toti Carpentieri

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