Pubblicato in: Ven, Lug 10th, 2015

Il Papa in un Tempio Valdese/Mons. De Simone… Dialogo nella Verità

Un contributo storico… 

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Il 22 giugno scorso, durante il viaggio apostolico a Torino in occasione dell’o­stensione della Sindone, il Papa è entrato in un tempio valdese, scrivendo una nuova pagina di storia, non solo per­ché mai in precedenza un Papa aveva compiuto tale gesto, ma anche perché, andando oltre il discorso scritto, Francesco ha chiesto scusa per gli atti perse­cutori che, nel corso dei secoli, i cattolici hanno perpetrato contro la minoranza valdese. Il riferimento storico ai valdesi offre l’occasione per ripren­dere nelle nostre mani la tesi dottorale del compianto mons. Raffaele De Simone, difesa presso la Pontificia Università Gregoriana e pubblicata in Ana­lecta gregoriana (vol. XCVII, Romae 1958), con il titolo Tre anni decisivi della storia valdese. Missioni, repressioni e tolleranza nelle valli piemonte­si dal 1559 al 1561. In ambito bibliografico lo studio del De Simone ha costi­tuito un punto di svolta nella diatriba storica tra cattolici e valdesi. I primi, infatti, ten­devano a sminuire le persecu­zioni perpetrate ai danni della minoranza valdese, mentre i secondi spesso accentuavano le responsabilità dei chierici catto­lici. Il Nostro, invece, offre un quadro d’insieme abbastanza equilibrato, in cui, pur non omettendo le responsabilità della Chiesa del tempo nelle persecuzioni, mostra anche gli intrecci politici che hanno portato ad un azione, a fasi alterne, repressiva e tollerante, verso gli eretici valdesi. De Si­mone conclude che, negli anni considerati (1559-1561), tre furono i motivi che determina­rono la repressione operata da Emanuele Filiberto di Savoia: il suo bisogno di mantenersi in buoni rapporti con Roma, il suo spirito cattolico e religioso e il pericolo rappresentato per il suo dominio dalla Riforma protestante, che più volte era sfociata in atti antimonarchici. L’Introduzione dell’opera ci offre una breve esposizione della storia e dell’evoluzione dottrinale dei Valdesi piemon­tesi, che pongono le proprie radici nella predicazione di Pietro Valdo, avvenuta nel 1173. In un primo tempo, Pietro Valdo appare semplicemente un appassionato energico dell’i­deale di povertà, in questo non difforme dal quasi contempora­neo Francesco d’Assisi. In un tempo in cui latitava la qualità di predicazione dei chierici, Pietro Valdo iniziò a predicare il Vangelo e a commentare i passi della Scrittura, di cui possedeva una versione in lingua vernacolare.

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Quando tale predicazione cominciò a diffon­dersi efficacemente, producen­do la formazione di un gruppo di fedeli discepoli, la Chiesa dovette intervenire per veri­ficare se tale gruppo avesse i requisiti necessari per assurgere al compito della predicazione e se, dietro al ventilato pauperi­smo e ascetismo, si celassero pericolose eresie, come era già avvenuto per altri gruppuscoli religiosi nei due secoli prece­denti. Il Concilio Lateranense III (1179), accogliendo Valdo e i suoi seguaci, non notò in essi alcuna deriva eretica. Nel 1180, Valdo emise persino una solen­ne professione di fede cattolica. In realtà si assiste ad un vero e proprio passaggio dallo scisma all’eresia, allorquando, tra la fine del sec. XII e l’inizio del sec. XIII, i valdesi iniziano ad assumere posizioni eretiche tipiche del tempo: negano la distinzione tra chierici e laici, così come la dottrina sul Purgatorio e sulle Indulgenze. Nel periodo della Riforma protestante, i valdesi riprendo­no le principali tesi luterane: la giustificazione per la sola fede e la negazione della presen­za sostanziale del Signore nell’Eucaristia e nel 1532 aderiscono alla Riforma. È questo il tempo in cui vennero maggiormente perseguitati, ma in cui opposero una forte resistenza armata, tanto da costringere il duca di Savoia, Emanuele Filiberto a conce­dere una certa forma di libertà religiosa. L’accordo, chiamato pace di Cavour (5 giugno 1561) garantiva alla perseguita­ta comunità dei sudditi sabaudi, limitatamente ad alcune parti delle valli interessate (Luserna, Perosa e San Martino), il diritto di professare pubblicamente la religione riformata. Il De Simone, analizzando il ruolo delle autorità ecclesiastiche nell’accondiscendere a tale ac­cordo, può acutamente osserva­re che l’applicazione concreta del concetto di tolleranza, con la possibilità di confessare un altro credo religioso in una nazione il cui sovrano era di fede cattolica, come la maggior parte del suo regno, non si veri­ficò in Francia, nella legisla­zione ugonotta, ma in Italia e, precisamente, in Piemonte. Se con la pace di Cavour, i cat­tolici furono i primi ad andare incontro alle esigenze della pace e del dialogo, così pochi giorni fa Papa Francesco ha voluto dare un segno chiaro di vicinanza e di rispetto reciproco nei confronti dei Valdesi. Chie­dere scusa per gli errori com­messi, infatti, non costituisce una mistificazione della verità storica, ma contribuisce a guar­dare con occhi più obiettivi al passato per costruire sempre meglio il futuro, ut unum sint.

Mauro Carlino

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