Il regalo promesso da Re Ferdinando II fu realizzato dal successore Francesco II
Nella Cappella dedicata/Il paliotto argenteo realizzato dal napoletano Luigi Maiulo e consegnato nel 1887.
Il Re Ferdinando II di Borbone giunse nella nostra città nel gennaio 1859 dopo 26 anni dalla prima visita e recatosi nella Cattedrale considerando che l’altare policromo dedicato a S. Oronzo era sfornito di un paliotto all’altezza del decoro della cappella dedicata al Santo protettore decise di offrirne uno. Il suo successore Francesco II, già esule dal regno, portò a termine la promessa del padre e fece realizzare il paliotto su disegno dell’Architetto Francesco Gavaudan, dall’argentiere napoletano Luigi Magliulo. Il paliotto terminato nel 1887 fu consegnato alla Cattedrale con atto pubblico. Interessante a tal proposito la lettera inviata dal Principe di Bisignano al mons. Zola con la quale il Principe, comunica a mons. Zola l’ultimazione del paliotto da parte del maestro argentiere e la necessità di redigere un istrumento di consegna prima di spedire l’opera a Lecce . La descrizione dell’opera eseguita dal canonico Sante De Sanctis, vicario della Cattedrale, che qui si riporta per intero, dà il dovuto merito alla preziosa opera.
“Su di una lamina ben grossa d’argento che investe tutto il parallelogramma della mensa addossata all’altare del Santo patrono si spicca una cornice ellittica che ha il suo vertice al centro superiore e la sua base agli estremi inferiori del paliotto. Entro questa specie di cripta è con finissimo lavoro eseguito ad altorilievo il magnifico concetto della protezione di Santo Oronzio. Campato fra un bel gruppo di nibbi e genuflesso in atto di preghiera al cospetto di una vaghissima immagine di Nostra Signora Assunta in cielo (che è la titolare della nostra Cattedrale) è modellata la bella immagine del santo patrono. Gli accrescono decoro e maestà le sacri pontificali paludamenta ond’è riccamente vestito. E la sua destra stende supplice verso la eccelsa donna cui tiene tutta intenta la sua faccia ispirata e colla sinistra accenna alla sottostante città di Lecce cesellata a rilievo con arte e verità ammirabili. Un coso di angeli, cogli emblemi del pontefice , colle palme del martire fanno tripudiante corona alla veneranda figura del grand’Onia di Lecce, che prega pei popoli suoi.
Lettera del Principe di Bisignano a Mons. Zola (1887)
L’atteggiamento autorevole e sicuro dato alla regina dei cieli, che viene anche’essa decorata da una nube di serafini, quel distendere ch’ella fa delle braccia sulla sottostante città in atto di dolcissima protezione, ti dicon che Maria accolse benevola il prego d’Oronzo e che la salvezza di Lecce è assicurata. L’abitato della nostra città è preso da lato che guarda l’occidente, e contiene in una linea orizzontale porta Rusce, arco di trionfo, e bastioni S. Francesco, e fra un caseggiato minuto vi si ammirano i monumenti principali, l’Idria, il Rosario, la torre del Duomo, i teatini, la parrocchia della Porta e le abitazioni dell’estremo lembo orientale; la via circonvallazione con i suoi alberi e perfino con i suoi acquedotti è mirabilmente cesellata su quel vasto campo d’argento.
I due laterali del magnifico paliotto sono fiancheggiati da due eleganti e ben larghi pilastrini che si decorano nel centro con l’arma borbonica a mediane proporzioni. Gli spigoli che restano fra la retta perpendicolare dei pilastrini e la linea ellittica della cripta son vagamente riempiti da due bellissime figure d’angeli che incoronano le palme ed i trofei del grande atleta e protettore del Salento. Sotto il paliotto a lettere fuse a rilievo, a perpetua memoria è scritto: Ferdinandus II, Utriusque Sicilie Rex donavit A.D. MDCCCLIX e nei laterali interni pilastrini, come su due listini di carta si legge: Francesco Gavaindon disegnò e diresse. Luigi Magliuolo in Napoli seguì. Immenso è il numero dei forastierei che viene a visitare in ogni tempo il paliotto d’argento, che decora l’altare di S. Oronzio, e che ricorda che anche i re si son tenuti a vile d’inchinarsi alla grandiosa e splendida figura di Sant’Oronzio”.
Giuseppe Fiorillo

















