Il restauro/La pagina bianca e l’idea della copia in bronzo
Negli Anni ‘80 l’ultimo intervento alla statua nel sedile dove turisti e cittadini poterono ammirarla da vicino.
Particolare della statua di Sant’Oronzo posta (o “ingabbiata”) nel Sedile, 1984
La festa in onore del santo patrono è solitamente una manifestazione di grande tripudio di luci e di colori, di gioiosa spettacolarità con la partecipazione e devozione popolari, che cambiano per qualche giorno il volto della città. Ma l’identità di una festa s’individua soprattutto mediante la concretezza visiva dell’icona del festeggiato. Qui il riferimento è sant’Oronzo, la sua statua sulla colonna della omonima piazza leccese contro lo spazio libero del cielo che, ora sono trent’anni, fu deposta e “ingabbiata” nel vicino Sedile. Vi rimase un bel po’ di tempo e i cittadini ebbero modo di osservarla da vicino, soggiogati dalla sua forza di gusto “barbarico”, dall’energia conferitale dall’ingenua fantasia del “primitivo” contro la “razionalità” del “classico”.
Chi scrive guardò attentamente sic et simpliciter. Invece in tale procedura sarebbero stati necessari degli accorgimenti e piccole modifiche adeguati alla nuova materia ed alla diversa tecnica, come ebbi a riferire a Beppe Longo che aveva chiesto il mio “parere” e che pubblicò nell’edizione pugliese de “Il Tempo” del 10 novembre 1984. Ma qui ed ora, alla fine, preme soprattutto ricordare che forse è giunto il momento di questa immagine, anche per dovere professionale. Essa era parcheggiata in attesa di essere restaurata, oppure conservata definitivamente in luogo coperto dopo averla utilizzata per una copia in bronzo da collocare sulla colonna in sostituzione dell’originale.
La commissione nominata dall’amministrazione comunale, dopo qualche tentennamento, optò per il restauro. Intanto erano stati presentati almeno due progetti e attraverso le cronache si capiva che qualcuno avrebbe voluto procedere ad un calco, procedere al monitoraggio della statua del Santo. In margine di questa nota sia consentito rendere noto un progetto, anzi un’”intenzione”, che se avesse preso corpo avrebbe potuto risolvere definitivamente e forse nel migliore dei modi il problema dell’icona oronziana.
Il compianto Floriano Bodini, bravo scultore di notorietà internazionale, incontratolo a Brindisi in occasione di una sua mostra, e già bene informato circa la questione della suddetta statua, mi propose di realizzarne insieme la copia in bronzo sotto l’egida delle due accademie di belle arti di Carrara e di Lecce, allora dirette rispettivamente da lui e da me, aggiungendo che, se necessario, avrebbe chiesto l’intervento dell’on. Giulio Andreotti, suo collezionista. Appose intanto la sua firma su un foglio in bianco su cui avrei dovuto scriverci la nostra istanza. Ma ciò rimase lettera morta perché il giorno dopo fu data pubblicamente notizia che la commissione preposta si era espressa per il “restauro” dell’opera. Conservo, “per ricordo”, la pagina rimasta bianca, salvo ovviamente l’autografo di colui che mi fu amico e collega.
Salvatore Spedicato



















