Il ritorno ad Ippocrate e al Buon Samaritano
La medicina “difensiva”.
Negli ultimi anni, la massiccia divulgazione di notizie bio-mediche con la conseguente maggiore informazione dei cittadini, la disponibilità di tecnologie sempre più complesse e la aziendalizzazione dei servizi sanitari hanno mutato in maniera radicale il contesto nel quale si svolge la relazione tra “medico“ e “paziente”. L’alterazione di tale relazione a generato conflittualità e contenziosi, e causato lo sviluppo di una medicina “difensiva” poiché molti medici hanno creduto di potersi tutelare con il ricorso improprio a costose indagini strumentali, determinando allungamento abnorme delle liste d’attesa e incremento della spesa sanitaria.
La medicina “narrativa”
In tempi recenti, particolare attenzione è stata rivolta ad un approccio innovativo, la cosiddetta “Medicina Narrativa”, che ha come strumento essenziale di indagine clinica l’ ascolto e lo studio attento della storia del malato e del suo contesto familiare, sociale ed ambientale. Tale “Medicina Narrativa“, comparsa nella letteratura scientifica alla fine degli anni ’90 negli Usa, pone al centro di ogni azione la persona ammalata , con la sua storia ed il suo contesto di vita.
L’innovazione dell’approccio consiste nel considerare la malattia non solo come entità patologica intesa in senso biomedico (“disease”) ma soprattutto come esperienza soggettiva dello “star male“ (“illness”). In questa ottica la conoscenza della storia dell’ammalato rappresenta uno strumento formidabile per interpretare il processo patologico in atto e per individuare un efficace progetto terapeutico.
La medicina narrativa, lungi dal sostituire o contrapporsi alla medicina tradizionale basata sull’evidenza scientifica, si affianca ad essa e la supporta; inoltre aiuta medici, infermieri e terapisti a migliorare l’efficacia di cura attraverso lo sviluppo della capacità , di attenzione e condivisione con i malati. Con il racconto dell’esperienza da parte di chi ne è coinvolto direttamente, la malattia non è più un insieme di sintomi, cause e rimedi, ma un vissuto costruttivo e condiviso tra ammalato, medico, altri ammalati, famigliari. Non solo. La partecipazione attiva dell’ammalato fa emergere le sue risorse interiori necessarie per affrontare e gestire in modo proattivo e non passivo l’esperienza di malattia.















