Pubblicato in: Sab, Set 21st, 2013

Il Salento in classe. Nella fabbrica della cultura

A colloquio con il Dott. Luigi Frigoli, Dirigente Vicario dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Lecce. 

BISOGNI SPECIALI/Serve la formazione per un avere a disposizione un maggior numero di docenti in grado di individuare e gestire situazioni delicate.

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VERSO IL DOMANI/Gli studenti aiutati ed “accuditi” dai docenti comprendano che non si può essere uomini restando chiusi nei confini angusti della propria tradizione.

La scuola comincia a fine estate sotto un cielo plumbeo e, in­tanto, l’autunno dell’i­struzione nasce sotto un sole caldo di proteste. Niente di nuovo nella forma, ma ogni anno permane invariata la so­stanza di un’agitazione sindaca­le che rivendica maggiori diritti per gli insegnanti e per gli alun­ni e un giusto grado di adem­pimento dei doveri da parte di chi ,lontano dal mondo della scuola, non riconosce le priori­tà, e nega i bisogni primari. Per guardare con occhio critico e discutere in modo ragionato del cuore pulsante della società, ab­biamo intervistato il Dirigente vicario dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Lecce, dott. Lu­igi Frigoli.

Dottor Frigoli, sotto quali nuovi auspici e con quali vecchie difficoltà comincia questo nuovo anno scola­stico?

L’inizio di un anno scola­stico è sempre al tempo stesso vecchio e nuovo per difficoltà. Si tratta di un anno che si av­via e, come sempre, bisogna misurarsi con una normativa in continua evoluzione. Abbia­mo avviato la Scuola dell’Au­tonomia si prosegue con gli adeguamenti della Scuola ai criteri più generali di riordino della Amministrazione Pubbli­ca. Nel dettaglio per il Salento, e la Puglia più in generale, gli auspici sono quelli che vedano un anno scolastico in progres­sione verso un assetto stabile dell’offerta formativa. Il mio è un riferimento al completamen­to del piano di razionalizzazio­ne e riordino ancora in parte in atto, per una risposta sempre più adeguata alle richieste de­gli stakeholders.

Come è cambiata la popo­lazione scolastica (docen­ti, studenti) in questi ultimi anni?

Nella scuola convivono es­senzialmente due generazioni di docenti non necessariamente correlate all’età: l’insegnante conscio del suo ruolo e della sua funzione sociale che rende la scuola viva e presente nella vita dei ragazzi e l’insegnante per il quale è un lavoro come altri, spesso un ripiego. Per fortuna la prima categoria è abbondantemente in maggio­ranza. Gli alunni sono i ragaz­zi di oggi; non è una banalità: bombardati da milioni di infor­mazioni provenienti da mille fonti diverse sono spesso incer­ti e sprovveduti. Occorre una scuola in cui gli studenti aiutati ed “accuditi” dai docenti com­prendano che non si può esse­re uomini restando chiusi nei confini angusti della propria tradizione; una scuola capace di educare al relativismo cul­turale che insegna agli uomini il rispetto della differenza. Oc­corre il coraggio di affermare che la cultura non è visione ma riflessione.

Per quanto riguarda i biso­gni educativi speciali degli alunni con disagi psico-fisico-sociali e la dispersio­ne scolastica quali sono gli strumenti di supporto messi in atto nelle scuole?

Per i Bes è compito della Scuola dotarsi degli strumenti per evitare l’esclusione o l’e­marginazione di alunni con questo tipo di problema. È la stessa circolare del Miur a for­nire strategie e consigli per le singole scuole: si tratta quindi di una didattica inclusiva più che di una didattica speciale. Serve pertanto la formazione per avere a disposizione un sempre maggior numero di do­centi in grado di individuare e gestire queste situazioni. Non trattandosi di alunni con disa­bilità, ma con disagi psico-fisi­co-sociali, serve che la scuola si doti di un gruppo in grado di lavorare su questa problema­tica, attraverso la rilevazione dei Bes presenti nella scuola, la raccolta di informazione sugli interventi formativi tra scuole o in rapporto con il Miur, il con­fronto sui casi e consulenza tra i colleghi, la valutazione del li­vello d’inclusione della scuola, per giungere alla elaborazione di una proposta di Piano an­nuale per l’inclusione riferito a tutti gli alunni con Bes da re­digere al termine di ogni anno scolastico. Per quanto riguarda la dispersione scolastica la so­luzione potrebbe essere quella di avere docenti debitamente formati.

In merito alla multi-cultu­ralità quale è il confine tra l’integrazione delle civiltà differenti dalla nostra, e il rispetto e la tutela della pro­pria tradizione culturale e religiosa?

Una scuola degna di questo nome non può che pensare, nel mondo globalizzato, in ordine di multi-culturalità. Il diverso è una risorsa. Se la scuola è la preparazione alla vita futura da cittadino, educare all’acco­glienza, tolleranza, condivisio­ne, contemporaneamente com­porta la capacità di individuare e rispettare ciò che è frutto di altra cultura e porta ad una equilibrata tutela delle proprie radici culturali. Ritengo sia un falso problema. È nel nostro dna il rimescolare le culture. La storia lo testimonia a dispetto di guerre e sofferenze che pure innegabilmente sono state la realtà per più generazioni. Pro­prio per evitarle la scuola deve essere il luogo del confronto positivo.  

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