Il Salento in classe. Nella fabbrica della cultura
A colloquio con il Dott. Luigi Frigoli, Dirigente Vicario dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Lecce.
BISOGNI SPECIALI/Serve la formazione per un avere a disposizione un maggior numero di docenti in grado di individuare e gestire situazioni delicate.
VERSO IL DOMANI/Gli studenti aiutati ed “accuditi” dai docenti comprendano che non si può essere uomini restando chiusi nei confini angusti della propria tradizione.
La scuola comincia a fine estate sotto un cielo plumbeo e, intanto, l’autunno dell’istruzione nasce sotto un sole caldo di proteste. Niente di nuovo nella forma, ma ogni anno permane invariata la sostanza di un’agitazione sindacale che rivendica maggiori diritti per gli insegnanti e per gli alunni e un giusto grado di adempimento dei doveri da parte di chi ,lontano dal mondo della scuola, non riconosce le priorità, e nega i bisogni primari. Per guardare con occhio critico e discutere in modo ragionato del cuore pulsante della società, abbiamo intervistato il Dirigente vicario dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Lecce, dott. Luigi Frigoli.
Dottor Frigoli, sotto quali nuovi auspici e con quali vecchie difficoltà comincia questo nuovo anno scolastico?
L’inizio di un anno scolastico è sempre al tempo stesso vecchio e nuovo per difficoltà. Si tratta di un anno che si avvia e, come sempre, bisogna misurarsi con una normativa in continua evoluzione. Abbiamo avviato la Scuola dell’Autonomia si prosegue con gli adeguamenti della Scuola ai criteri più generali di riordino della Amministrazione Pubblica. Nel dettaglio per il Salento, e la Puglia più in generale, gli auspici sono quelli che vedano un anno scolastico in progressione verso un assetto stabile dell’offerta formativa. Il mio è un riferimento al completamento del piano di razionalizzazione e riordino ancora in parte in atto, per una risposta sempre più adeguata alle richieste degli stakeholders.
Come è cambiata la popolazione scolastica (docenti, studenti) in questi ultimi anni?
Nella scuola convivono essenzialmente due generazioni di docenti non necessariamente correlate all’età: l’insegnante conscio del suo ruolo e della sua funzione sociale che rende la scuola viva e presente nella vita dei ragazzi e l’insegnante per il quale è un lavoro come altri, spesso un ripiego. Per fortuna la prima categoria è abbondantemente in maggioranza. Gli alunni sono i ragazzi di oggi; non è una banalità: bombardati da milioni di informazioni provenienti da mille fonti diverse sono spesso incerti e sprovveduti. Occorre una scuola in cui gli studenti aiutati ed “accuditi” dai docenti comprendano che non si può essere uomini restando chiusi nei confini angusti della propria tradizione; una scuola capace di educare al relativismo culturale che insegna agli uomini il rispetto della differenza. Occorre il coraggio di affermare che la cultura non è visione ma riflessione.
Per quanto riguarda i bisogni educativi speciali degli alunni con disagi psico-fisico-sociali e la dispersione scolastica quali sono gli strumenti di supporto messi in atto nelle scuole?
Per i Bes è compito della Scuola dotarsi degli strumenti per evitare l’esclusione o l’emarginazione di alunni con questo tipo di problema. È la stessa circolare del Miur a fornire strategie e consigli per le singole scuole: si tratta quindi di una didattica inclusiva più che di una didattica speciale. Serve pertanto la formazione per avere a disposizione un sempre maggior numero di docenti in grado di individuare e gestire queste situazioni. Non trattandosi di alunni con disabilità, ma con disagi psico-fisico-sociali, serve che la scuola si doti di un gruppo in grado di lavorare su questa problematica, attraverso la rilevazione dei Bes presenti nella scuola, la raccolta di informazione sugli interventi formativi tra scuole o in rapporto con il Miur, il confronto sui casi e consulenza tra i colleghi, la valutazione del livello d’inclusione della scuola, per giungere alla elaborazione di una proposta di Piano annuale per l’inclusione riferito a tutti gli alunni con Bes da redigere al termine di ogni anno scolastico. Per quanto riguarda la dispersione scolastica la soluzione potrebbe essere quella di avere docenti debitamente formati.
In merito alla multi-culturalità quale è il confine tra l’integrazione delle civiltà differenti dalla nostra, e il rispetto e la tutela della propria tradizione culturale e religiosa?
Una scuola degna di questo nome non può che pensare, nel mondo globalizzato, in ordine di multi-culturalità. Il diverso è una risorsa. Se la scuola è la preparazione alla vita futura da cittadino, educare all’accoglienza, tolleranza, condivisione, contemporaneamente comporta la capacità di individuare e rispettare ciò che è frutto di altra cultura e porta ad una equilibrata tutela delle proprie radici culturali. Ritengo sia un falso problema. È nel nostro dna il rimescolare le culture. La storia lo testimonia a dispetto di guerre e sofferenze che pure innegabilmente sono state la realtà per più generazioni. Proprio per evitarle la scuola deve essere il luogo del confronto positivo.
















