Pubblicato in: Lun, Mag 11th, 2015

Il senso della Storia attraverso l’Utopia

Professore, per quanto tem­po ha insegnato?

Ho insegnato per 40 anni presso l’Università di Lecce dove sono stato docente di Fi­losofia della storia e di Etica ambientale, e presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose in cui sono tuttora docente di Filosofia teoretica.

Come mai ha scelto di inse­gnare anche presso l’ISSR?

Fu don Luigi Manca a chiedermi, molti anni fa, se fossi disponibile ad insegnare presso l’ISSR; si era da poco pensionato padre Giuseppe Santoro ed era necessario che qualcuno lo sostituisse.

Cosa ha significato per lei l’insegnamento in questi anni?

L’insegnamento è un la­voro che dà molte soddisfa­zioni, ma che non deve essere mai disgiunto dall’educazio­ne. Un buon insegnante deve anche essere un buon educa­tore. È un lavoro in cui è es­senziale amare il prossimo e in cui bisogna darsi al pros­simo. Un’altra caratteristica dell’insegnamento è la reci­procità, perché si può impa­rare molto dagli altri, quindi anche dagli studenti.

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Passiamo al tema del libro: cos’è l’utopia e come mai ha iniziato a occuparsene?

Il mio interesse per l’uto­pia è nato sin da quando ero studente; la mia tesi fu L’uto­pia: la sua genesi, il suo sen­so, la sua storia. Nel 1982 ho fondato un centro interdiparti­mentale di ricerca sull’utopia (primo anche a livello euro­peo) e sin dal 1984 organiz­ziamo biennalmente dei con­vegni su questo tema. Ricordo che al primo convegno intito­lato “Per una nuova utopia”, partecipò il prof. Luigi Firpo. Molta gente, fra cui anche studiosi, pensano che l’utopia sia qualcosa di irrealizzabile, ma è falso. Uno degli obietti­vi dei miei studi è stato anda­re oltre la letteratura utopica (Moro, Campanella, Orwell) e affrontare l’argomento da un punto di vista storico-an­tropologico. Utopia significa cercare, progettare, porsi de­gli obiettivi anche lontani e lavorare perché si realizzino. L’uomo è sapiens proprio per­ché rispetto alle altre specie viventi ha avuto sin da subito una progettualità avanzata. Sono innumerevoli i progetti considerati utopici, ma poi realizzati, dall’uomo, a parti­re dalla colonizzazione greca da parte dei romani; in tempi più recenti, chi mai avrebbe potuto pensare alla nascita dell’Europa e ai conseguenti 70 anni di pace dopo ben due guerre mondiali? Eppure que­sta è la nostra realtà. Dirò di più, la più grande utopia è il messaggio evangelico.

Quindi non vi è contrasto fra il pensiero utopico e la fede cristiana?

Assolutamente no. I valo­ri cristiani, che Gesù chiese agli apostoli di diffondere in tutto il mondo sono accettati e portati avanti da una parte dell’umanità. Lo stesso mona­chesimo, con i vari ordini, ha cercato di creare il paradiso in terra proprio basandosi sui messaggi evangelici. Ghandi ha preso ispirazione per la sua filosofia della non vio­lenza basandosi sui capitoli 5-6-7 di Matteo. Ora l’India è ancora piena di problemi, ma con Ghandi è riuscita a diventare una democrazia e a smettere di essere una colonia inglese.

Potremmo concludere di­cendo che comunque la strada che porta all’utopia non è semplice?

Infatti, è tortuosa e irta di ostacoli ed è proprio questo il significato della copertina del libro, creata dalla dott.ssa Daniela Martina; una strada piena di curve sul cui orizzon­te si staglia l’utopia.

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