Pubblicato in: Sab, Gen 12th, 2013

“IL SIGNORE TI CONCEDA PACE”

L’ARCIVESCOVO: ESSERE OPERATORI SIGNIFICA RICERCARE IL BENE DELL’ALTRO, TUTTO IL BENE.

DON TONINO, BELLEZZA ED EDUCAZIONE LE VIE PRINCIPALI.

In cammino/Nel segno del “Profeta di Pace”la Manifestazione Nazionale

C’è stata anche la benedizione di Benedetto XVI, che ha espresso la “vicinanza spirituale alle iniziative ecclesiali in occasione della Giornata mondiale della pace”, ricordando nell’Angelus di capodanno, “in particolare, la Marcia nazionale che ha avuto luogo ieri sera a Lecce”. Ed erano in migliaia nel capoluogo salentino: riflessioni, canti e preghiera per la pace, partendo proprio dal tema scelto dal papa per la giornata di oggi: “Beati gli operatori di pace”.

Nella quarantacinquesima edizione dell’iniziativa un forte ricordo del Concilio, attraverso l’esperienza concreta di mons. Tonino Bello, “nostro profeta di pace”, come lo ha definito l’arcivescovo di Lecce, Domenico Umberto D’Ambrosio nell’omelia della messa conclusiva. Fiaccole, slogan e canti: ma soprattutto preghiera e riflessione. In migliaia, provenienti da tutta Italia, hanno scelto di passare a Lecce la vigilia del capodanno 2013 per vivere l’“esperienza mirabile che è la Marcia per la pace”.

Nelle parole del Vescovo Giancarlo Bregantini, Presidente della Commissione episcopale per i problemi del lavoro, la giustizia e la pace, c’è subito il ricordo del “grande modello di pace”: “in questa terra segnata da tanta arte, da tanta forza, emerge la figura di don Tonino Bello, ed è a lui che ci siamo ispirati nello scegliere questa città per la Marcia della Pace”. La testimonianza su don Tonino. Ha partecipato a tutte le edizioni della Marcia, da autentico “patriarca della pace”, come è stato definito a Lecce. A Lecce il Vescovo Emerito di Ivrea, Luigi Bettazzi, ha ricordato “don Tonino: era aperto agli altri e alla sua Chiesa, sapeva che da solo non ce l’avrebbe fatta, chi l’ha fatto maturare veramente è stato il concilio”. “Dio ci parla ha spiegato mons. Bettazzi – al di là della mentalità che ci viene data dai mezzi di informazione: aver più soldi, più potere”.

Invece, “dobbiamo avere più amore, più solidarietà: ecco la parola di Dio”. È diretta l’esperienza del Concilio per il Vescovo ultra novantenne: “Le costituzioni si aprono al mondo contemporaneo, per ognuno di noi, per farci essere un fermento d’amore, di solidarietà, di pace”. Per “essere fedeli al grande messaggio, alla grande affettuosa vicinanza di don Tonino dobbiamo davvero, a cinquant’anni dal Concilio, impegnarci con Dio nella sua parola, immergerci ed essere vicini a Gesù Cristo che ci da il suo spirito, perché possiamo vivere bene nella Chiesa. Don Tonino ha sofferto tanto ma ha voluto vivere nella Chiesa per essere fermento di solidarietà, di amore e di pace nel mondo”. Pace, educazione e carità.

La pace ha bisogno di educazione. Per il Vescovo Giovanni Giudici, Presidente di Pax Christi: “è uno degli aspetti fondamentali della nostra vita di credenti”, insieme all’“affidarci al Signore che ci aiuta a vivere come uomini e donne di pace”, superando “sospetto, resistenze e superficialità”: questo “è veramente il dono centrale che da il segno della salvezza”. “La Chiesa ha il dovere di occuparsi dell’educazione perché ha il dovere di occuparsi della vita”.

E questo, come ha ricordato il Vescovo Giuseppe Merisi, Presidente di Caritas Italiana, si può fare anche “qualificando l’impegno per la carità” attraverso “la sobrietà, per essere in grado, anche con la rinuncia, di avere una vita meno legata al consumismo”. “Anche noi – ha concluso – attraverso la solidarietà possiamo dare un contributo di impegno al cammino verso la pace”.

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