Il sogno nel cassetto di un Cattedratico Salentino: La Scuola di Medicina a Lecce
La Ricerca contro il Cancro/A colloquio con il prof. Alessandro Carriero, Ordinario presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara.
“La speranza è che si possa prima o poi identificare i tumori in fase precoce valutando preventivamente l’eventuale risposta alla terapia”.
Professor Carriero perché, ancora oggi, il Cancro fa tanta paura?
Purtroppo, è fuori discussione, che la lotta contro il cancro rappresenta una “battaglia ciclopica”. Malgrado le continue ricerche, le innovazioni diagnostiche e terapeutiche spesso il cancro ci vede perdenti ed è per questo che le parole cancro o tumore generano ancora tanta paura. Spesso una diagnosi di cancro è vissuta come una “spada di Damocle” in grado di tranciare ogni speranza di vita anche se, per fortuna, non è sempre così.
Cosa vuol dire “non è sempre così”?
La ricerca, in tutti gli articolati passaggi della storia clinica del cancro, ha dato i suoi risultati ed è, ormai, opinione corrente la convinzione che dal cancro ci si può anche salvare. Basti pensare al tumore della mammella, alle neoplasie della prostata, ad alcuni tipi di neoplasie solide come i linfomi. Grazie all’impegno ed alla ricerca la lista delle neoplasie curabili aumenta sempre più ed è per questo che cancro non è più sinonimo di “perdita della speranza”.
Le linee di ricerca contro il Cancro sono complesse come si potrebbero schematizzare?
In Medicina la ricerca riflette e segue due esigenze culturali: la prima ricalca la storia naturale della patologia in tutte le sue fasi, dalla noxa patogena, alla diagnosi, alla terapia; la seconda si deve insinuare nelle “questioni aperte” che rendono la patologia ancora intrigante e meritevole di approfondimento. Nella lotta contro il cancro ci si deve impegnare non trascurando nessun passaggio: sin dalla genesi dell’evento che lo genera, alla diagnosi, alla terapia. Per questo ogni ricercatore deve fare la sua parte e deve seguire le proprie linee di ricerca: dal biologo molecolare, al diagnosta, all’oncologo, al chirurgo: è proprio il caso di dire: “Tutti insieme contro il comune nemico”.
Come si è articolato, negli anni, il suo impegno di Ricercatore nella lotta contro il cancro?
Ho cominciato appena laureato con uno studio di impostazione epidemiologia costruendo un “registro di mortalità sul cancro” in un territorio che ne era privo. Questo mi ha consentito di studiare in prima persona lo sviluppo della patologia oncologica; successivamente mi sono appassionato all’idea di riuscire ad individuare il cancro nel momento in cui si sta per formare: “cercare di vederlo al limite del visibile”. Questo nella convinzione che identificare il cancro nel momento in cui insorge significa fare diagnosi precocissime e, quindi, il tutto potrebbe essere sinonimo di salvare vite umane.
















