Il Vicario Generale/Auguri Padre Carissimo
San Giovanni Paolo II, sabato 6 gennaio 1990, nella Basilica di San Pietro, ordinava vescovi 12 nuovi presuli. Commentando la pagina evangelica di Matteo 2 metteva in evidenza la originale ed essenziale vocazione del vescovo: “accogliere lo stesso Dono: accogliere Cristo, nato a Betlemme, che il Padre ha mandato nel mondo”. È questa la verità di ogni battezzato e di ogni ordinato sia diacono o presbitero, ma in modo pieno del vescovo. Egli per essere amministratore dei misteri di Dio per il popolo deve essere prima di tutto un mistico e un contemplativo che vive e grida la gioia dell’essere stato reso idoneo ad “accogliere il Dono del Padre”. È chiamato ad occuparsi di tutto e di tutti nella Chiesa che serve nel nome di Cristo Signore, non con la preoccupazione del burocrate, ma con la sensibilità, la amabilità, l’intuizione, la gioia di chi vive una accoglienza totale, profonda, vitale con Gesù Cristo che lo fa essere privilegiato strumento di comunione della Chiesa e nella Chiesa diocesana e universale e per dirla con il Papa Giovanni Paolo II, speciale amministratore della divina Epifania.
Ecco la vocazione, ecco il compito del vescovo per una Chiesa chiamata ad accogliere il Dono del Padre, a contemplarlo come suo sposo; ad adorarlo come amante; ad offrirgli i suoi doni; bisognosa di essere in lui per annunciarlo ad ogni persona come il Vivente e il senso della vita. Non c’è chiesa senza il vescovo; non ci può essere comunità cristiana senza la guida di colui che ha accolto e continua a raccogliere il Dono del Padre. È il dono che, accolto, serve quella comunione che fa essere la Chiesa sacramento. Il vescovo non può se non essere appassionato della Chiesa e dell’unità in essa. L’episcopato non può essere per coloro che vogliono esercitare un potere, che amano i primi posti, ma, alla stregua di Cristo, è per coloro che desiderano servire la carità di Cristo, fino al dono della vita. Con il vescovo che accoglie il dono che è Cristo, il servo di tutti, la Chiesa intera cammina nella storia con la consapevolezza di essere inviata per annunciare l’anno di grazia del Signore; per curare gli infermi; per fare udire i sordi e parlare i muti; per dare il lieto annuncio ai poveri; per fasciare le piaghe dei cuori spezzati (cf Lc 4,18-19).In questi anni di episcopato Mons. Domenico D’Ambrosio ha vissuto la sua avventura di “amministratore della divina Epifania”, con il sicuro e manifesto amore a Cristo, alla sua Chiesa e un’attenzione particolare alla verità che annuncia a tempo opportuno e non opportuno; con il desiderio che la comunità dei cristiani faccia di sé dono al Padre; con la passione di Cristo buon Pastore per la comunione ecclesiale e per ogni persona che cerca la Stella.
Per questo, il popolo di Dio che è in Lecce, ringrazia il Signore per il suo Vescovo il quale facendo memoria del dono ricevuto il 6 gennaio 1990 per le mani e la preghiera di ordinazione di San Giovanni Paolo II, è grato per essere stato in questi 25 anni sempre desideroso di Cristo, suo discepolo, maestro di vita, sposo, padre, fratello di tutti, in particolare dei piccoli, dei poveri e di quanti sono alla ricerca della verità, del senso del vivere, di una fraternità condivisa nella comunione ecclesiale. Il Vescovo Domenico: unto di spirito, mano tesa, occhio capace di “vedere oltre”, cuore che accoglie, bocca che annunzia, mano che benedice, piedi che vanno oltre la soglia dell’evidente; tempo per l’uomo; dono per tutti. A lui la Chiesa tutta dice grazie. Con lui rende lode. Per lui si fa orante. E in questa comunione con lui rafforza la sua vocazione e missione: essere comunità profondamente e totalmente di Dio e dell’uomo per offrire al “Dono del Padre” il suo oro, il suo incenso, la sua mirra e tornare agli uomini raggiante di Luce. Auguri Padre carissimo.
Pierino Liquori

















