Il Vicario Generale/Festeggiare il Santo Patrono… Un’occasione provvidenziale
La nostra Chiesa diocesana celebra la festa dei Santi Oronzo, Giusto e Fortunato, Patroni della Città e dell’Arcidiocesi. C’è stato un tempo di preparazione che si è esteso per undici giorni, con la processione solenne nelle vie del Centro della Città, con i primi Vespri presieduti dall’Arcivescovo che vedono la partecipazione delle parrocchie e di un gruppo di Sindaci dei paesi limitrofi, con il solenne Pontificale presieduto dal card. Filoni, in una cornice di folklore popolare e di tradizioni salentine. Si rivive un intenso tempo di fede e di religiosità popolare, un momento di aggregazione e di identificazione difficilmente rintracciabile in altri periodi dell’anno.
È un evento festoso, collettivo e individuale allo stesso tempo, durante il quale ognuno si rivolge al Santo protettore per ravvivare una relazione di reciprocità, per chiedere e ottenere protezione e favori celesti, ma nel quale tutti si sentono di appartenere ad una determinata comunità, allo stesso modello e ideale di santità.
Ricordare e festeggiare ogni anno S. Oronzo, non è semplicemente fare memoria di un uomo vissuto in tempi molto lontani dai nostri, ma è andare alle radici della nostra comunità cristiana, alle origini della storia della propria fede, è riconoscere con gratitudine che il sangue di donne e di uomini morti per la fede cristiana ha fecondato la nostra storia e la nostra terra. Noi che oggi crediamo in Cristo, costituiamo un anello di una lunga catena che, di generazione in generazione, ha trasmesso il testimone del credo. È per noi un’occasione privilegiata per riappropriarci della responsabilità di essere luce e sale, lievito evangelico nel nostro tempo, testimoni della novità e della bellezza del Vangelo.
Gesù è il testimone del Padre, venuto sulla terra per annunciare l’amore di Dio; e lo ha fatto fino alla morte in croce. Dopo di Lui gli Apostoli e una schiera infinita di nostri fratelli hanno dato la vita per il suo messaggio.
Perché allora noi abbiamo paura e abdichiamo al compiuto di annunciare il Vangelo in questo tempo così difficile, ma ugualmente assetato di salvezza? Festeggiare Sant’Oronzo è ritrovare i valori di sempre, essere presenti con coraggio e rinnovata coscienza dentro il nostro tempo, dentro la nostra città, nella vita quotidiana complessa e frenetica e per tanti aspetti chiusa al Vangelo. Festeggiare il Santo Patrono, alla vigilia dell’anno della Fede, diventa un’occasione per riscoprire la gioia del credere e ritrovare l’entusiasmo di comunicarela Parolain questo momento storico di profondi cambiamenti.
Come ai tempi di Oronzo, anche oggi vediamo gli ostacoli che il Vangelo incontra, essi stanno più nello stile di vita della gente che non nelle esplicite dottrine filosofiche.
Oggi la battaglia non è tra idee, ma tra stili di vita. Si abbandona la pratica religiosa non per argomenti razionali, ma perché le attese e le speranze non vengono risvegliate dall’esperienza cristiana.
Festeggiare i Santi Patroni significa riaffermare i valori propri della tradizione cristiana come la solidarietà, la domanda di trascendenza, la ricerca del sacro.
Le folle che accorrono per vedere passare il Santo o che si recano nel Duomo per fargli visita, per accendere una candela o ritirare un’immaginetta da conservare, sono espressione dell’invocazione a Dio che sale dal profondo del cuore e che svela quella nostalgia di fondo che muove l’ansia e la ricerca di senso.
Festeggiare il Santo Patrono diventa un’opportunità per la fede, una possibilità chela Provvidenza offre per riscoprire il Vangelo.
Fernando Filograna
Vicario Generale















