Pubblicato in: Sab, Ott 12th, 2013

Illuminati dal Vaticano II

I primi due incontri nella Basilica del Rosario con il Vescovo di Trapani e il Vescovo di Albano. 

MONS. PIETRO M. FRAGNELLI E LA DEI VERBUM 

Conf. Rosario

LA SOLITUDINE DELL’UOMO 

A Castellaneta all’inizio dell’Anno della Fede abbiamo programmato un solo incontro presentato in questi termini: il Concilio Vaticano II è carezza di Dio all’uomo contemporaneo. Avevo scelto questo tema perché volevo sottolineare da un lato la figura di quel Papa che l’ha soltanto trac­ciato, Giovanni XXIII, che sarà canonizzato insieme con Giovanni Paolo II. La carezza – vi ricordate – del Papa ai bambini, alle persone anziane e agli ammalati, quelli che erano in casa.

 

Ma pensateci bene, è proprio tutto il Concilio che è stato un passaggio dello Spirito nella contemporaneità, una carezza di Dio di cui noi ancora dobbiamo prende­re pienamente coscienza. E allora, com’è l’uomo contemporaneo di fronte a questa carezza di Dio? L’uomo contemporaneo non è forse anzitutto colui che fa l’esperienza della solitudine? Un sociologo ha pubblicato un volume sulla solitudine dell’uomo contemporaneo che si intitola “La solitudine del cit­tadino globale” e sintetizza la solitudine con alcune immagini: isolarsi, chiudersi dentro, nascondersi. Oggi sono questi i modi comuni per reagire alla paura delle cose che accadono.

UN DIO INNAMORATO DELL’UOMO

La Dei Verbum è una delle quattro Co­stituzioni conciliari ed è giunta alla fine dell’esperienza conciliare: siamo nel ’65 . Ricordo che Paolo VI, dopo aver firmato i documenti il 18 novembre 1965, il giorno della vigilia dell’Immacolata si recò in visita al Se­minario romano e disse ai seminaristi che il giorno dopo si sarebbe chiuso un evento fondante e mise in evidenza la bontà del Concilio, una carezza di Dio entrata nella storia dell’uomo e della Chiesa contemporanea.

La prima caratteristica della Dei Verbum è la seguente: consegnare l’immagine di un Dio inna­morato dell’uomo. Di un Dio che cerca l’incontro. Non tanto il Dio giudice della storia che reclama i suoi diritti e al quale l’uomo deve tutto perché viene da Lui, quanto un Dio che è entrato nella storia per amore e viene incontro alla nostra esigenza di comunione. Dunque, se io vivo veramente di Dio, vuol dire che ho cominciato a sperimentare che Dio viene incontro a me e io non sono più solo.

Colui che ci ha donato la vita che sì, sicuramente ha dei diritti “assoluti” sulla nostra esistenza – nes­suno di noi può disporre liberamente di questo grande dono che abbiamo ricevuto – si prende cura amorevolmente di ciascuno di noi.La Dei Verbum parte con l’invito a un religioso ascolto della Parola di Dio, dal quale scaturisce quella condizione tanto cara a Giovanni che viene consegnata all’umanità intera, alla Chiesa di oggi: “Annunciamo a voi la vita eterna che era presso il Padre e si è manifestato agli uomini. Vi annun­ciamo ciò che abbiamo veduto e udito, affinché anche voi abbiate comunione con noi e la nostra comunione sia col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo”.

Questi due versetti della prima Lettera di Giovanni Apostolo invitano a meditare sul mistero dell’incarnazione. Il Dio che si fa toccare, vedere, ascoltare, vive la nostra vita, che è il Dio della vita eterna e che vogliamo trasmettere e condividere ci chiama alla vita piena. In questo cono di luce, in questa grande autostrada, via maestra, si colloca la Dei verbum e nel primo capitolo, versetti dal 2 al 6, cambia la prospettiva circa il modo di concepire Dio che rivela, si fa conoscere, fa conoscere il suo amore. Non dice che dobbiamo imparare una serie di cose su Dio; dice invece: “Dio ci viene incontro”.

STORICITÀ DELLA RIVELAZIONE

La rivelazione è un evento storico nel senso che Dio prende sul serio la nostra storia dopo averci creati ed è entrato in dialogo con noi. Cerca continuamente il rapporto con noi. Da una prospettiva di tipo dottrinale veniamo coinvolti in una prospettiva di tipo storico cioè, la Parola di Dio è entrata in rapporto con l’umanità: si abbandona, dunque, una concezione intellettualistica della rivelazione.

C’è dentro l’idea che Dio si autocomunica all’uo­mo. E in questa condizione c’è una grande gioia, una grande libertà. Io scopro Dio continuamente nell’atteggiamento di chi vuole auto-donarsi. Viene da fare un paragone molto semplice: un genitore che non smette mai di andare incontro ai suoi figli con il desiderio di auto-comunicarsi. L’iniziativa non è dell’uomo, l’iniziativa è di Dio.

E questa auto-comunicazione di Dio avviene sia con eventi che con parole. Dio arriva a toccare il cuore dei figli con eventi, con delle esperienze storiche. Ognuno di noi è stato toccato, viene toccato da Dio: sia chi ha avuto maggiori opportunità nell’educazione religio­sa ma anche chi non ha mai conosciuto Dio.

Conf. Rosario (3)

LA PAROLA DI DIO NELLA VITA DELLA CHIESA

Nel quinto capitolo della Dei Verbum, l’invito del Concilio a cogliere il primato del Nuovo Testamento che è la chiave di lettura di tutta la Bibbia. Già nella proposta liturgica quotidiana abbiamo il brano evangelico che illumina la pagina dell’AT: è la figura stessa di Cristo, soggetto che annuncia, che ci fa leggere bene l’AT. In più la Dei Verbum invita a riconoscere non solo il Gesù storico ma an­che il Cristo della fede. Ci sprona cioè, a cogliere, l’aspetto germinante della fede nel Signore nostro Gesù Cristo, con un metodo generativo che va a cogliere la figura di Gesù partendo dalla sua ma­nifestazione per giungere ai vari misteri della sua vita.

L’ultimo capitolo si intitola “La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa”. “La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprat­tutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli”. Qui c’è il criterio della duplice presenza. È più facile riconoscere la centralità dell’altare ma mai nelle nostre chiese può mancare l’ambone da dove viene annunciata la Parola. Probabilmente l’enfasi del Concilio Va­ticano II ci permette di dire che forse gli amboni dovrebbero recuperare un po’ di dignità. Noi tutti lo immaginiamo come “altare” della predicazione, perché la Parola ci rafforza, ci da la dignità di un popolo.

La Dei Verbum ci invita ad avere nella no­stra vita di Chiesa anche una chiarezza di metodo. Non tutte le persone possono e debbono partire dalla mensa eucaristica che è il culmine e la fonte della vita cristiana. Abbiamo bisogno di tornare a credere anche che la Parola di Dio è sorgente per coloro che sono alla ricerca della fede e per i molti che prima di entrare in Chiesa vivono alla ricerca di Dio. Allora con questa persone bisogna entra­re in dialogo. Dopo aver letto e meditato la Dei verbum dobbiamo avere molta fiducia e guardare all’uomo contemporaneo come a persona assetata, affamata di Dio, che cerca la carezza di Dio e che molto spesso passa attraverso coloro che nella Chiesa hanno sperimentato questa carezza divina, i mistici, coloro che sperimentano quotidianamente l’ascolto della Parola di Dio, questa presenza che ti da luce, forza, incoraggiamento, anche nella mia formazione accademica.

Pages: 1 2 3

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti