Pubblicato in: Dom, Set 2nd, 2012

ILVA, OMFESA E TANTE AZIENDE IN CRISI… DRAMMI DEL SALENTO TRA LAVORO E SALUTE

L’Intervista /Il Dott.  Serravezza traccia una lucida analisi e offre un punto di vista inedito sui problemi dell’Ilva.

IL PUNTO/L’INCAPACITÀ DI PENSARE IN TERMINI SISTEMICI

La vicenda dell’Ilva mette in evidenza un problema etico e sociale profonda­mente radicato nel­la nostra cultura: l’incapa­cità cronica di pensare alla società in termini sistemici. Quello che è successo nella cittadina ionica è di per se stesso problematico, ma rischia di accrescere il suo tasso di problematicità pro­prio in virtù dei massimali­smi di cui sono portatrici le componenti sociali coinvolte nella vicenda.

I giudici hanno avuto il coraggio, probabilmente mai riscono­trato nel passato, di prendere decisioni impopolari forse, ma assolutamente necessa­rie: hanno sequestrato gli impianti dello stabilimento, perché inquinano e mettono a repentaglio la salute dei cittadini. Una scelta sacro­santa, che pone un proble­ma, ma che evidentemente, considerata in se stessa, non è sufficiente a risolverlo. Di fronte al problema solleva­to dagli organi giudiziari, l’atteggiamento delle parti sociali coinvolte ha rispec­chiato la tendenza, tutta italiana, a confrontarsi con le emergenze assumendo comportamenti semplifica­tori, massimalisti e integra­listi.

La miopia della cultura diffusa ha comportato la nefasta conseguenza di porre in alternativa i valori del la­voro ed i valori dell’ambien­te, quasi che l’affermazione degli uni potesse realizzarsi attraverso la negazione degli altri. La complessità del problema esige invece il coraggio di uscire fuori da questa logica schizofrenica, dalla prospettiva sterile e de­vastante dell’“o…o”. Affer­mare il valore dell’ambiente a discapito delle ragioni del lavoro non vuol dire risol­vere il problema; piuttosto, significa aggravarlo. La verità è che la possibilità di affrontare produttivamente ed efficacemente lo scenario instauratosi nella realtà ta­rantina mette in evidenza un bisogno radicale di politica.

Quello che si è verificato a Taranto non è un problema della legge, dell’ambiente o del lavoro: è un problema della polis. E mai, come in questo caso, sarebbe nefasto considerare la politica come una delle parti in causa. Essa non è una parte. È, piutto­sto, la variabile che deve avere la capacità di porsi al di sopra delle parti, per correlare in modo creativo e produttivo le esigenze particolari di cui ciascuna componente del problema è portatrice. Al di fuori di questa visione, rimangono soltanto gli unilateralismi, che con molta facilità si trasformano in integralismi, ovvero in elementi disgre­gatori del sistema sociale.

La nostra speranza è che, in questo caso, la politica riesca ad essere all’altez­za di se stessa, e riesca a declinarsi non come arte di coniugare tra loro i diversi particulari di cui le parti in gioco sono portatrici (vedi Guicciardini), bensì come impegno ad affermare nelle maglie del contesto socale i valori del bene comune (vedi Maritain).

Marco Piccinno

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