ILVA, OMFESA E TANTE AZIENDE IN CRISI… DRAMMI DEL SALENTO TRA LAVORO E SALUTE
L’Intervista /Il Dott. Serravezza traccia una lucida analisi e offre un punto di vista inedito sui problemi dell’Ilva.
IL PUNTO/L’INCAPACITÀ DI PENSARE IN TERMINI SISTEMICI
La vicenda dell’Ilva mette in evidenza un problema etico e sociale profondamente radicato nella nostra cultura: l’incapacità cronica di pensare alla società in termini sistemici. Quello che è successo nella cittadina ionica è di per se stesso problematico, ma rischia di accrescere il suo tasso di problematicità proprio in virtù dei massimalismi di cui sono portatrici le componenti sociali coinvolte nella vicenda.
I giudici hanno avuto il coraggio, probabilmente mai risconotrato nel passato, di prendere decisioni impopolari forse, ma assolutamente necessarie: hanno sequestrato gli impianti dello stabilimento, perché inquinano e mettono a repentaglio la salute dei cittadini. Una scelta sacrosanta, che pone un problema, ma che evidentemente, considerata in se stessa, non è sufficiente a risolverlo. Di fronte al problema sollevato dagli organi giudiziari, l’atteggiamento delle parti sociali coinvolte ha rispecchiato la tendenza, tutta italiana, a confrontarsi con le emergenze assumendo comportamenti semplificatori, massimalisti e integralisti.
La miopia della cultura diffusa ha comportato la nefasta conseguenza di porre in alternativa i valori del lavoro ed i valori dell’ambiente, quasi che l’affermazione degli uni potesse realizzarsi attraverso la negazione degli altri. La complessità del problema esige invece il coraggio di uscire fuori da questa logica schizofrenica, dalla prospettiva sterile e devastante dell’“o…o”. Affermare il valore dell’ambiente a discapito delle ragioni del lavoro non vuol dire risolvere il problema; piuttosto, significa aggravarlo. La verità è che la possibilità di affrontare produttivamente ed efficacemente lo scenario instauratosi nella realtà tarantina mette in evidenza un bisogno radicale di politica.
Quello che si è verificato a Taranto non è un problema della legge, dell’ambiente o del lavoro: è un problema della polis. E mai, come in questo caso, sarebbe nefasto considerare la politica come una delle parti in causa. Essa non è una parte. È, piuttosto, la variabile che deve avere la capacità di porsi al di sopra delle parti, per correlare in modo creativo e produttivo le esigenze particolari di cui ciascuna componente del problema è portatrice. Al di fuori di questa visione, rimangono soltanto gli unilateralismi, che con molta facilità si trasformano in integralismi, ovvero in elementi disgregatori del sistema sociale.
La nostra speranza è che, in questo caso, la politica riesca ad essere all’altezza di se stessa, e riesca a declinarsi non come arte di coniugare tra loro i diversi particulari di cui le parti in gioco sono portatrici (vedi Guicciardini), bensì come impegno ad affermare nelle maglie del contesto socale i valori del bene comune (vedi Maritain).
Marco Piccinno
















