In ogni Parrocchia un cammino verso l’Amore per sempre
Partono gli itinerari di formazione e di preparazione alla celebrazione del Sacramento del Matrimonio.
In genere in questo mese di novembre, iniziando il nuovo anno liturgico, si avviano gli itinerari che si propongono di preparare chi ormai è alla vigilia della celebrazione del sacramento del matrimonio. È una prassi consolidata, che vede impegnate molte parrocchie, con l’apporto generoso degli operatori della pastorale familiare. È sempre difficile valutarne l’efficacia, come purtroppo avviene per tutti i sacramenti e altre celebrazioni, che abbondano in ogni contesto, come facilmente si deduce dai comportamenti della grande maggioranza dei cristiani. È ormai convinzione di molti che bisognerebbe fare delle scelte più rigide e severe, capaci di promuovere cristiani maturi, adulti nella fede, così come avveniva nella prima Chiesa. Certamente, i rischi sono notevoli, diminuirebbero ancora le celebrazioni del sacramento e di conseguenze le famigli cristiane… ma che differenza ci sarebbe, pensando ai tanti, che pur unendosi davanti all’altare, vivono la realtà coniugale e familiare lontani da una reale visione evangelica. Non si tratta di addurre qualche cambiamento nella preparazione al matrimonio, ma di impostare tutta una formazione cristiana, a partire dalla fanciullezza, vera educazione evangelica, entro cui scoprire il matrimonio tra uomo e donna, primaria vocazione divina, e la famiglia secondo il progetto di Dio, cellula fondamentale della convivenza umana, elevata per il sacrificio di Cristo a “luogo” privilegiato di santità. Grave è la responsabilità di una comunità cristiana, quando non affronta seriamente un reale e rigoroso “discernimento”. È compito dei pastori, chiamati per primi ad essere fedeli al loro compito, ma nello stesso tempo è responsabilità di tutta la comunità, la chiesa particolare e locale, sacerdoti e laici, a rendersi capaci di assicurare, in ogni aspetto della missione, la fedeltà ai valori evangelici e al magistero della Chiesa perché con l’aiuto dello Spirito Santo si costruisca il regno di Dio. Intanto nell’attuale proposta degli itinerari per il matrimonio e la famiglia, non si può non impegnare ogni risorsa possibile o trascurare gli orientamenti pastorali dell’episcopato, frutto di consultazione e riflessione (Cei, Commissione Episcopale per Famiglia e la Vita 22. 10 . 2012).
Tenendo presente la situazione non è inutile qualche osservazione o sottolineatura: La responsabilità è il luogo primo della preparazione alla celebrazione del matrimonio è una delle due parrocchie dei fidanzati o di quella dove già risiedono, perché conviventi o sposati solo civilmente. Non si comprendono altre scelte per cui è segno di comunione e di rispetto che ci si aiuti tra parroci, per mantenere tale orientamento, salvo casi eccezionali, informando sempre il parroco d’origine. Ciò suppone che ogni parrocchia abbia il proprio itinerario anche con poche coppie. In loro assenza sia il parroco ad indirizzare presso altra parrocchia, continuando a seguirle con incontri personali, in quanto sarà in seguito chiamato a tenere l’istruttoria pre-matrimoniale con un minimo di conoscenza. In ogni caso è da evitare corsi con molte coppie, al massimo dieci – dodici. L’itinerario di fede trova la più logica ed efficace collocazione nell’anno liturgico, il cammino tipo della comunità e di tutti i fedeli. È un cammino catecumenale, che contempla l’ascolto della Parola, la preghiera personale e liturgica, la frequenza ai sacramenti e alla messa domenicale o festiva, esperienze di testimonianza e di servizio. Non può chiamarsi “itinerario di fede” solo una serie d’incontri informativi, sia pure con modalità catechistica, né la prevalente passerella di esperti, a contenuto psicologico, legale, medico, culturale. Né si giustifica il ricorso a qualche semplice incontro, in genere di preparazione al rito, giusto per rilasciare un attestato. Di importanza fondamentale è la presenza di una coppia di coniugi di solita esperienza cristiana, di esemplare vita familiare e coniugale, di sufficiente competenza e accettazione del magistero ecclesiale, di attiva partecipazione alla vita della comunità. È essa la prima e più efficace guida dell’itinerario chiamata in seguito a restare un sicuro riferimento, anche dopo la celebrazione del matrimonio. Il sacerdote è soprattutto il “garante” della ortodossia, la guida dell’ascolto della Parola e della preghiera, il consigliere spirituale, ma in riferimento all’esperienza di una vita coniugale e parentale, è bene che lasci il primo posto a chi la vive e testimonia con chiarezza, costanza e a volte anche con coraggio. È questione di credibilità.
Salvatore Carriero
















