In Puglia, settant’anni di “opere” al servizio di bambini, disabili e anziani nel nome di don Guanella
Una presenza costante da 74 anni in Puglia sul fronte della educazione per i minorenni che vivono situazioni di povertà e disagio sociale e familiare, sul fronte della assistenza ai disabili, sul fronte dell’accompagnamento agli anziani: sono queste le modalità con cui si incarna oggi nelle comunità di Bari, Alberobello, Fasano il carisma guanelliano. Se ne è parlato nell’aula magna del Politecnico di Bari durante un convegno su “La pedagogia guanelliana in Puglia tra storia e scenari possibili” all’indomani della santificazione di don Luigi Guanella, «il prete degli umili». Sono intervenuti i docenti dell’Università di Bari, Silvana Calaprice e Vittoriano Caporale, e il pedagogista guanelliano Antonio Valentiti, oltre al superiore provinciale dell’Opera don Guanella, don Nino Minetti, l’arcivescovo Francesco Cacucci, il rettore del Politecnico, Nicola Costantino, l’ assessore comunale Franco Albore. Ha moderato il giornalista Rai, Enzo Quarto.
«Famiglia, scuola e sistema del potere – ha spiegato Calaprice – sono i luoghi nei quali si fa educazione, oggi. Crisi nella vita, crisi nell’amore, crisi nel declino della fede rappresentano lo sfondo di una società in cui si prova a emergere più che a vivere. Oggi la scuola, l’università parlano più di mezzi che di senso, dei fini dell’educazione, e invece educatori e famiglia dovrebbero impegnarsi piuttosto a ridare una passione per la autorealizzazione ai propri figli».
«Per don Guanella – ha sottolineato Valentini – l’educazione è opera di cuore; per lui i bisogni vanno indovinati dal cuore più che da uno studio speculativo della mente. E il compito che ha lasciato ai suoi è di “confidare come se tutto dipenda da Dio, lavorando come se tutto dipendesse da noi”». Oggi, a quasi cento anni dalla morte del santo, in Puglia, in Italia e in una decine di altri Paesi nel mondo – è stata la conclusione – l’insegnamento di questo «prete di strada», ancora attuale, è quello di una educazione che abbia come meta finale la santità, «la più alta perfezione delle persone che educhiamo».















