Pubblicato in: Lun, Nov 14th, 2011

In Puglia, settant’anni di “opere” al servizio di bambini, disabili e anziani nel nome di don Guanella

Una presenza costante da 74 anni in Puglia sul fronte della educazione per i minorenni che vivono situazioni di povertà e disagio sociale e familiare, sul fronte della assistenza ai disabili, sul fronte dell’accompagnamento agli anziani: sono queste le modalità con cui si incarna oggi nelle comunità di Bari, Alberobello, Fasano il carisma guanelliano. Se ne è parlato nell’aula magna del Politecnico di Bari durante un convegno su “La pedagogia guanelliana in Puglia tra storia e scenari possibili” all’indomani della santificazione di don Luigi Guanella, «il prete degli umili». Sono intervenuti i docenti dell’Università di Bari, Silvana Calaprice e Vittoriano Caporale, e il pedagogista guanelliano Antonio Valentiti, oltre al superiore provinciale dell’Opera don Guanella, don Nino Minetti, l’arcivescovo Francesco Cacucci, il rettore del Politecnico, Nicola Costantino, l’ assessore comunale Franco Albore. Ha moderato il giornalista Rai, Enzo Quarto.

«Le suore e i padri guanelliani – ha sottolineato Caporale – non danno solo assistenza materiale ai bambini, ai giovani, agli anziani, ma operano per potenziare la persona con la educazione: la lezione che don Guanella ha lasciato ai religiosi delle sue congregazioni è “vivere di Provvidenza”». Secondo Valentini, che da vent’anni lavora per i disabili di una Casa guanelliana del nord Italia, «la pedagogia del fondatore ha ancora oggi una attualità incredibile: in lui la prassi ha illuminato la teoria». 

«Date pane e Signore» è il testamento che don Guanella ha lasciato ai suoi sacerdoti e agli operatori. Ad Alberobello la comunità ha messo su da sette anni un centro di assistenza ai disabili: non essendoci una convenzione con le Asl tutto ciò che si fa lo si deve all’impegno, alla dedizione, all’opera dei guanelliani. A Fasano sono sorte settant’anni fa alcune comunità educative residenziali che accolgono ragazzi e giovani, figli di divorziati o separati, orfani, figli di genitori con problemi di natura relazionale o psichiatrica, o con problemi penali, alcolismo, tossicodipendenza. A gennaio partità un progetto sperimentale di «comunità integrata», nella quale giovani con problemi psichiatrici o neurologici saranno ospitati insieme a ragazzi che non hanno queste patologie, per l’idea che vivendo insieme si possano superare meglio le difficoltà. A Bari il Centro per anziani offre non soltanto assistenza, ma una casa nella quale alla professionalità di una equipe interdisciplinare, sanitaria e riabilitativa, aggiunge una cura per l’anima e per la qualità del tempo che gli ospiti trascorrono insieme, attraverso la preghiera e attività di animazione e socializzazione.

«Famiglia, scuola e sistema del potere – ha spiegato Calaprice – sono i luoghi nei quali si fa educazione, oggi. Crisi nella vita, crisi nell’amore, crisi nel declino della fede rappresentano lo sfondo di una società in cui si prova a emergere più che a vivere. Oggi la scuola, l’università parlano più di mezzi che di senso, dei fini dell’educazione, e invece educatori e famiglia dovrebbero impegnarsi piuttosto a ridare una passione per la autorealizzazione ai propri figli».

«Per don Guanella – ha sottolineato Valentini – l’educazione è opera di cuore; per lui i bisogni vanno indovinati dal cuore più che da uno studio speculativo della mente. E il compito che ha lasciato ai suoi è di “confidare come se tutto dipenda da Dio, lavorando come se tutto dipendesse da noi”». Oggi, a quasi cento anni dalla morte del santo, in Puglia, in Italia e in una decine di altri Paesi nel mondo – è stata la conclusione – l’insegnamento di questo «prete di strada», ancora attuale, è quello di una educazione che abbia come meta finale la santità, «la più alta perfezione delle persone che educhiamo».

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