Pubblicato in: Sab, Giu 1st, 2013

Incendi nel Salento, sfregio alla Natura

Emergenza roghi/Con l’arrivo dell’Estate occorre prevenire per evitare la distruzione di intere aree boschive.

Una vera calamità causata sempre dalla mano dell’uomo, per colpa o per dolo.

Il problema degli incendi boschivi ha dimensione planetaria e, per contrastarlo, è d’uopo pensare a realizzare una costante attività di prevenzione, attiva e passiva, indirizzata in particolar modo a tutto il vasto mondo rurale ed agro-silvo-pastorale. La vexata quaestio non accenna ad arrestarsi, nonostante i tanti sforzi prodotti dall’Unione Europea, che, nel corso degli anni, con succes­sivi Regolamenti, ha investito molto, per una spesa di centinaia di milioni di euro. Pertanto, nel periodo 1992- 2001 la Commissione Europea con i Regolamenti (CEE) n° 2158/1992 e n° 308/1997 ha approvato 810 progetti per complessivi 113,4 milioni di euro; nel periodo 2003-2006, per l’attività di prevenzione incendi boschivi, la Com­missione Europea con il Reg. (CE) n° 2152/2003 – sistema Forest-Focus, ha impegnato 9,4 milioni di euro. Vanno poi considerati i finanziamenti derivan­ti dai programmi di sviluppo rurale, realizzati con il Reg. (CE) 1698/2005, in base al quale sono state finanziate misure di prevenzione antincendio e di ripristino ambientale per i danni del fuoco, per 280 milioni di euro.

La legge italiana 353 del 2000, nello specifico, ha introdotto nuove misure per combattere gli incendi, imponendo divieti e aumentando le pene; ma oc­corre soprattutto una politica diversa, incentrata nel coinvolgimento diretto degli operatori agricoli. La proprietà forestale dovrebbe poter trovare nel sostegno pubblico, attuato anche con la defiscalizzazione degli interventi di salvaguardia dei boschi, una rinnovata economicità di quelli selvicolturali, senza i quali aumenta il rischio d’in­cendio.

Copia

Ogni anno, anche nel Salento, la piaga degli incendi boschivi assume le dimensioni e le caratteristiche di una vera calamità sulla natura, causata sempre dalla mano dell’uomo, per colpa o per dolo. Infatti, essi sono spesso l’effetto, involontario e non progettato, di un anomalo quanto errato uso del fuoco riconducibile ad attività agro-silvo-pastorali. Nel mondo contadino, da sempre, il fuoco è usato per bruciare le stoppie, per ripulire i bordi dei campi dalle erbe infestanti, per smaltire i residui delle potature, per favorire il rigetto della vegetazione da pascolo. Pratiche atavi­che, che un tempo erano condotte però con maggiore esperienza e cautela.

Ed anche quando il fuoco sfuggiva al controllo dell’uomo, veniva circo­scritto e spento da una moltitudine di contadini, spinti da un diffuso spirito mutualistico. Difficilmente si usava l’acqua; si batteva il fuoco radente e si praticava per lo più il controfuoco, facendo così terra bruciata di fronte all’incendio che avanzava. Operazione rischiosa, ma molto efficace, praticata da chi con esso aveva dimestichezza quotidiana. La situazione si è aggra­vata icasticamente e drammaticamente a partire dagli inizi degli anni ‘70, con il forte esodo dalle campagne a seguito dell’industrializzazione e con la progressiva mobilità veicolare; si è passati dalle poche migliaia di ettari di superficie forestale percorsa dal fuoco a decine di migliaia.

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