Inchiesta Movida/Gli angeli custodi dell’igiene nei locali
A colloquio con Pasquale Bernardi Direttore del Servizio dell’area nord dell’Asl di Lecce: I turisti stiano tranquilli.
“La situazione più grave degli ultimi mesi è stata quella della Seu, che riguarda i bambini piccoli e può essere molto grave, a tal punto da portare a un’insufficienza renale, e anche alla morte. Qualche caso a Lecce, Galatone e Borgagne”.
La sicurezza igienico-alimentare dei locali pubblici della città di Lecce è monitorata e garantita dagli operatori della Asl che, in nome della salute dei consumatori, non conoscono soste vacanziere. Il dott. Pasquale Bernardi, direttore del Servizio di Igiene degli Alimenti e della nutrizione (Sian) Area Nord della Asl di Lecce, al lavoro in un afoso sabato d’agosto risponde con entusiasmo e gentilezza alle nostre domande e ci conferma, con la sua presenza al lavoro in piena estate, l’alacre attività di controllo e la costante energia profusa da lui e dai suoi colleghi che egli stesso definisce angeli custodi dei consumatori.
Dott. Bernardi, quali sono le procedure preposte ai controlli nei locali della città di Lecce?
C’è un’attività ordinaria di progettazione dettata da programmi ministeriali, noi ci muoviamo in base a una valutazione dell’impresa a basso e alto rischio, è chiaro che secondo le linee guida nazionali e anche regionali quelle ad alto rischio sono quelle che devono essere controllate in maniera più accurata, anche in termini di frequenza, nel senso che un esercizio pubblico ad alto rischio lo monitoriamo e lo seguiamo negli anni, anche attraverso una scheda che compilano i nostri operatori. Se dalla scheda risulta che quella determinata attività è stata trovata in precarie condizioni igienico sanitarie, e presenta delle recidività allora viene monitorata più attentamente.
Quali sono le principali strategie di intervento dei vostri controlli?
Ci sono due strategie d’intervento: una attraverso delle linee guida e una banca dati delle imprese alimentari dell’area di nostra competenza che comprende 40 comuni dell’intera area Lecce Nord. I controlli avvengono sia come attività ordinaria che attraverso progetti, che ci consentono di poter uscire anche la sera. Grazie ad un fondo speciale, e a progetti che la Asl approva di volta in volta, gli esercizi vengono controllati anche di sera, cioè nel momento in cui svolgono la loro attività, perché normalmente queste attività di giorno sono chiuse. Per completezza mia devo dire che oltre all’attività ordinaria ci sono altri interventi ad hoc, ad esempio su segnalazione da parte di cittadini e utenti, a volte può esserci un cittadino che comunica via fax o e mail, o anche di persona, naturalmente salvaguardando la riservatezza e la privacy della persona. Mi preme sottolineare il fatto che è importante che la mail arrivi al direttore del dipartimento, il dott. Giovanni De Filippis, perché in questo modo è più facile coordinare il tipo di intervento coinvolgendo anche più servizi.
Dai controlli di quest’estate nei locali leccesi sono emerserci situazioni gravi?
Assolutamente si, tant’è vero che abbiamo emesso ordinanze di chiusura o la sospensione dell’attività, una competenza che non spetta più al sindaco ma al Direttore della Struttura Semplice di Igiene e Controllo che attualmente ricopro io. Dalle indagini fatte sono risultate situazioni in cui o non era garantita la potabilità dell’acqua, oppure non c’erano i requisiti minimi o non c’era l’autorizzazione per svolgere quella determinata attività. Ma in questi mesi si è presentata una situazione più grave, che è stata quella della sindrome emolitico-uremica, conosciuta come caso Seu, che riguarda i bambini piccoli e può essere molto grave, a tal punto da portare a un’insufficienza renale, e anche alla morte.
Quali sono le cause e dove si può contrarre?
È dovuta a un batterio elscherichia coli (batterio Gram negativo, normalmente presente nel colon, ed è il principale responsabile di infezioni urinarie, ndr) e si può trovare nell’acqua contaminata o nella frutta e nella verdure.
Ci sono stati casi a Lecce di questa Sindrome?
Si, ci sono stati dei casi a Lecce e non solo, ma anche a Borgagne e a Galatone. In queste circostanze è necessaria una task force dipartimentale, che coinvolge più settori: noi come servizio alimenti e nutrizione e il veterinario per quanto riguarda il prodotti latteo-caseari. Insieme avviamo un’indagine epidemiologica di ampio raggio, procedendo con indagini dettagliate e meticolose.
Ma l’allarme Seu è rientrato o è ancora in atto?
L’allarme non è rientrato, assolutamente, stiamo monitorando la situazione giorno per giorno. Certo i tre casi del Salento, magari sono stati una coincidenza, tuttavia, siamo in linea con la media nazionale.
Qual è il messaggio in generale che possiamo lanciare ai turisti e agli avventori dei locali della città di Lecce?
Il messaggio è assolutamente rassicurante perché ci definiamo angeli custodi dei consumatori. Questo poiché oltre alla professionalità, l’impegno e l’entusiasmo, rafforzato dalla non giovane militanza nel servizio, riveliamo nelle nostre azioni una grande sensibilità sull’argomento, in quanto siamo noi stessi consumatori prima ancora che operatori del settore. Personalmente sono per la prevenzione piuttosto che per la repressione, però quando occorre a volte uso la linea dura nella certezza che a volte la repressione possa mutarsi in prevenzione.

















