Inchiesta/Se la Crisi colpisce le Feste Patronali…
ARNESANO/MENO LUMINARIE, STESSA DEVOZIONE
Ad Arnesano, invece, la festa più importante è quella del SS. Crocefisso, che si celebra la prima domenica di luglio. Altre minori sono: la festa di S. Giovanni Battista, che ricorre l’ultima domenica di Agosto, e la festa dell’Assunta, patrona della parrocchia, la terza domenica di Ottobre. “La principale, dedicata al SS. Crocifisso”, afferma il parroco don Antonio Sozzo, “attira pellegrini da ogni parte e questa devozione è sentita tutto l’anno per chiedere grazie e ringraziare per quanto ricevuto”. Il comitato feste del paese è unico e si occupa della gestione dell’apparato esterno. “Ma per gli arnesanesi ciò che conta è la festa ecclesiale, non tanto quella esteriore”. In questi ultimi anni, per la penuria di donazioni, si è investito meno in bande, luminarie, mentre la festa religiosa, ossia le celebrazioni e l’addobbo della chiesa, continuano ad essere di notevole rilevanza e importanza.
“C’è solo tradizione, non si può parlare di rinnovamento. Forse, tra 20 anni, poiché i giovani non la finanzieranno più, esisterà solo la festa religiosa, non la civile, perché il sostegno economico proviene dalle persone anziane” è il rammarico di don Antonio. “Comunque”, prosegue, “ultimamente, insieme alla festa del Crocifisso si è allestita la sagra, che è probabilmente un segno di rinnovamento”. A parte le difficoltà organizzative il connubio tra rito religioso e civile è abbastanza positivo: il comitato è formato da persone della parrocchia, che vivono la vita comunitaria, garantendo fusione tra la parte religiosa e quella più prettamente civile. Da alcuni anni il comitato feste è autonomo rispetto alla parrocchia, ha codice fiscale autonomo. Il presidente è don Antonio Sozzo, il parroco. Il delegato, Giuseppe Pati, riveste tutte le funzioni tecniche e svolge le attività giuridiche, in modo che sia indipendente dalla parrocchia, cosa che richiede la Diocesi ed è ottemperata dalla cittadinanza locale.
Giovanni Mangiullo
MONTERONI DI LECCE/TRA PASSATO E RINNOVAMENTO
Dalla fine del 1600, Monteroni onora con grande devozione e partecipazione il suo Santo protettore Antonio da Padova. La consapevolezza di celebrare un significativo momento comunitario, l’intensissima partecipazione alla liturgia presieduta dall’Arcivescovo nella piazza principale della città, le invocazioni con l’Inno e il rito della “Tredicina”, alcuni specificiifici componenti culturali, quali la Rassegna d’Arte Sacra e la pubblicazione di Vita Cristiana edita da trent’otto anni, ne costituiscono glie elementi fondamentali. Aperta dall’intronizzazione di una preziosa statua del Santo costruita nel 1778, portata poi in processione nelle vie della città, la solenne ricorrenza, intende valorizzare la specifica religiosità proposta dalle scelte vocazionali del Santo. Dato che il contributo dei fedeli quest’anno è stato abbastanza modesto, la festa è stata parzialmente ridimensionata, come rileva il Presidente del Comitato Festa Vincenzo Cappello, che prosegue: “Molti cittadini a causa della crisi economica non possono più donare un consistente contributo, altri sono provati dalla richiesta di sostegno per tutte le feste religiose della cittadina.
Scoraggiati ma spronati dal parroco e dalla comunità, abbiamo comunque deciso di continuare a organizzare la festa nel miglior modo possibile. Ovviamente il bilancio ha risentito delle diverse difficoltà. Sono finiti purtroppo i tempi quando le manifestazioni duravano circa un mese, abbiamo dovuto limitare alcuni eventi e organizzare tutto in quattro giorni. Proporrei di creare un unico Comitato Festa con la partecipazione di tutte le parrocchie, in modo tale che le famiglie offrano un unico contributo”. Della crisi economica che l’Italia sta attraversando, la Solennità patronale, alla quale poi in ottobre se ne aggiunge un’altra in onore del Compatrono, ne ha quindi chiaramente risentito; molti problemi sono stati comunque superati per la generosità di tanti fedeli e della locale ditta “Manca Luminarie”, che con squisita sensibilità comunitaria ha offerto buona parte del lavoro con senso di viva devozione e solidarietà. Oltretutto, il ridimensionamento di alcune manifestazioni è stato anche un apprezzato segno di sensibilità civica verso tante famiglie in difficoltà economica. E, comunque, la presenza gente rimane sempre numerosissima e segno molto evidente dell’identità cittadina.
Alessandro Martena

















